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Rubrica: Alt Sex (Rolling Stone)

Il © del mio culo

Di chi è? Del fondoschiena medesimo certamente nostro. Ma alla sua immagine digitale possono accadere cose terribili, o magari fantastiche, ma comunque fuori dal nostro controllo.

Una delle questioni irrisolte, e forse insolubili, dei media online è quella relativa al copyright di quello che si mette su Internet. Non sto parlando di contenuti editi e quindi formalmente protetti, come musica o film (che comunque, com’è stranoto, soffrono di un problema di infringement), ma di tutto il resto: i blog, le foto del vostro Facebook, o i filmini delle vacanze su Youtube. Tutti questi contenuti, benché teoricamente di vostra esclusiva proprietà, hanno comunque una notevole circolazione aldilà della vostra cerchia. Inoltre, grazie ai PC, si può copiare, incollare, ritagliare e rimixare tutto – e le percentuali di rischio per chi lo fa sono bassissime. E’ chiaro che se uno ruba una mia foto e poi la pubblica su un giornale magari lo scopro; se invece scarica, ritaglia e rinomina la stessa foto, e poi la spaccia come sua sul suo sito, sarà molto più difficile venirlo a sapere. Negli ultimi anni, anche per via delle nuove tecnologie, si sono fatte largo nuove concezioni di © che, mentre comunque tutelano alcuni principii di base come la proprietà intellettuale, consentono alcuni usi come la copia privata o il campionamento: una band o un blogger emergente baratta volentieri un po’ di controllo con maggiore visibilità.

Nel mondo dell’Alt porn esistono due forme di furto di contenuti. La prima, a volte assai antipatica, è il détournement di immagini apparentemente innocenti che però contengono un dettaglio attinente a qualche fetish. Anni fa’, un sito di abbigliamento da lavoro (impermeabili, stivali, completi da pescatore, ecc.) si ritrovò un traffico abnorme solo verso certe immagini, linkate nei forum dei feticisti della gomma. Questo genere di reinterpretazione a volte è davvero creativa e colta: qualcuno, di recente, ha pubblicato centinaia di scansioni di numeri degli anni ’50 e ’60 del mensile Life, ma solo quelle dove comparivano piedi o scarpe femminili. Il versante spiacevole del détournement porno invece ci riguarda più da vicino: mentre arricchiamo la nostra collezione di immagini su Facebook non dovremmo dimenticare che la foto di un bel nonno bianco, o delle vostre sorelline che giocano, hanno un significato completamente diverso per gli amanti del genere Opa, o per dei pedofili. L’espressione “Amante degli animali” è già abbastanza ambigua senza che vi stia a raccontare che fine fanno le foto di Fido e Bubi. Se questo vi sembra intollerabile, la soluzione non è battersi per una rete più blindata, ma evitare di pubblicare certe cose – o di farci l’abitudine. Sapendo però che controllare cosa si pubblica è quasi impossibile: perfino le foto più innocenti possono nascondere un dettaglio che per qualcuno è sexy. Inoltre, a pensarci bene, da un altro punto di vista questo è bello; raconta della grande varietà di desideri sotto il cielo (e io detesto l’idea di un desiderio unico).

La questione però diventa davvero interessante nel caso si sia esibizionisti (e cioè il 100% di coloro che si pubblicano nudi in rete). In questo caso, come per la band emergente, ci si posta per essere visti, e più gente ci vede meglio è. Questo è il caso di Sissy Babette (nella foto), crossdresser submissive berlinese, che sulle sue immagini scrive: “Questo file viene postato per la pubblica umiliazione di Sissy Babette. Per piacere distribuitelo sul web come vi pare.” Purtroppo però questo gioioso scambio di piacere ha una sua dark side: ci sono moltissimi siti a pagamento che offrono sezioni Amateur fatte saccheggiando forum e newsgroup gratuiti, per poi rivendere foto e video ai loro abbonati. Lo fanno impuniti, e forti di una constatazione semplice ma spregevole: siccome è porno fatto in casa, nessuno dei protagonisti gli farebbe mai una causa esponendosi pubblicamente con nome e cognome. Insomma, c’è ancora molto lavoro da fare sul fronte del porno.