Alt Sex 2.0 (Rolling Stone)
Alt Sex 2.0 #7
Quello per i piedi femminili è certamente il feticcio per antonomasia, benché ormai siano pochissime le parti del corpo non feticizzate. Eppure il piede resiste altissimo tra le predilezioni. Degli zozzoni? Macché: quella delle estremità inferiori (maschili e femminili) è una passione comunissima, trasversale e ormai socialmente accettabile. Se ne allude in pubblicità, nella moda e se ne parla tra amici. Spesso non c’è nemmeno bisogno di interagirci, coi piedi: ne basta l’adorazione silente. Naturalmente in rete si trovano immagini di ogni genere: piedi in posa o in azione, nudi o con calze di ogni genere (dal tubolare alle autoreggenti) e scarpe di ogni foggia. Il partito degli amanti dei piedi è immenso, e si manifesta in mille modi, da certi sguardi sull’autobus fino al coronamento del sogno di una vita: essere commessi in un negozio di scarpe da donna. Un lavoro per alcuni, il paradiso per altri.
Alt Sex 2.0 #6
Il porno hard ci ha abituato, ormai da quarant’anni, a una sensualità scura e a volte ossessiva. A ricordarci che invece il sesso può anche essere allegro e scherzoso c’è il Burlesque, recentemente sdoganato perfino a Sanremo. Il genere (che da noi si è sempre chiamato Strip Tease) esplode negli anni ‘40 e ‘50: anni di boom, di esotismo, di liberazioni e, di li a poco, di R’n'r. Il Burlesque, tra sorrisi e ammiccamenti, per primo sovverte l’immagine femminile tradizionale, proponendo donne sensuali ma forti, liberate e sorridenti dai nomi d’arte che evocano forze della natura, come Tempest Storm e Blaze Starr. Qui non c’è nudità totale, e men che meno sesso esplicito. Ciò che si vede conta quanto quello che si evoca, anche attraverso costumi e oggetti di scena: dalle baiadere alle pistolere, fino alla giungla e perfino alla mitologia. Non solo per arrapare, ma soprattutto per far sognare.
Alt Sex 2.0 #5
Naturalmente poi c’è sempre la zucchina, ma la relazione tra porno, specie quello amatoriale, e natura è molto più complicata. Nell’immenso sottogenere detto Public Sex per esempio, la natura è un luogo molto ricorrente: una delle ragioni per cui si chiudono i parchi la notte è che ci succedono cose inenarrabili – e non solo tra maschi. In Inghilterra il Dogging, cioè il sesso tra anonimi (di solito nei boschi) è un fenomeno piuttosto diffuso. Il richiamo della foresta però ha molti toni diversi: dalla bestialità, vera o virtuale, al fare sesso col fango fino al buon vecchio semplice nudismo – che una volta si chiamava proprio naturismo – amatissimo specie tra gli over 50. Poi c’è sempre la zucchina, e se come spesso accade sul web è la più grande, la più lunga o la più dura beh, il detournement è proprio questione di un attimo.
Alt sex 2.0 #4
Capita molto spesso che a passioni come il feticismo degli abiti, in questo caso il crossdressing, siano associate delle coazioni iconografiche a ripetere. Insomma, succede di trovare dozzine di immagini della stessa persona con abiti appartenenti a immaginari diversi, ma pose e inquadrature quasi – se non proprio – identiche. Naturalmente è per via dell’autoscatto, della luce migliore, della posa più adatta allo scopo. Il risultato però è una specie di porno (anche se queste immagini è difficile definirle tali, benché circolino in quelle zone) geometrico che, combinato ai cambi d’abito, produce un effetto warholiano. Una pornografia minimalista, dove regnano le microvariazioni (di pose, di combinazioni vestiarie, di riferimenti iconici, di ammiccamenti) e i dettagli sono tutto. D’altronde, si sa dove sta il diavolo, no?




