Skip to content
 

Cicciolina, il porno e l’amore di mamma

(Testata: Rolling Stone)

Resta una delle star “italiane” più famose al mondo. Viaggia, canta, parla e continua a rappresentare il mito dell’amore casto e insieme profano: Ilona Staller è sempre Cicciolina, ma senza il porno e con un uomo che le ha cambiato la vita: il figlio.

Intervistare Ilona Staller è una bella responsabilità. Innanzitutto perché è una delle grandi star italiane nel mondo, notissima e adorata ovunque. Poi perché ha incarnato una delle poche sane bizzarrie della nostra noiosissima storia politica: nonostante l’elezione nell’87 continuò a fare film porno per altri due anni; fu questo fatto a sancire definitivamente la sua stardom. Ho anche l’età giusta per essere stato suo cliente. Ma più che della Staller attrice, di cui ho sempre ammirato l’aerea leggiadria nello sfiancare i colleghi, sono sempre stato affascinato dal Cicciolina pensiero, soave e a volte ovvio ma non privo di una sua rilevanza, specie se usato come commento audio di una scena anal: pace, amore e libertà in salsa di fluidi corporei; mai visto prima – e mai più avvistato da allora. Il porno s’è fatto più estremo e dark, anonimo e trash e Cicciolina è rimasta un evento unico ed irripetibile nella storia sociale dell’umanità: era il 1989.

2004, Roma, via Cassia. E’ un condominio leggendario: tra i citofoni ci sono quelli di Schicchi/Henger e una volta c’era anche quello di Moana. Mi apre lei, in tuta (si scuserà varie volte di essere vestita così: male? Troppo? Non so) senza trucco se non le immancabili labbra rossissime e le sopracciglia rimarcate, il suo trade mark: splendida. La casa (sua dagli anni ’70) è come te la aspetti: divano angolare e pianoforte bianchi (“Si, proprio quelli degli spot elettorali”), migliaia di peluche e molti segnali della presenza di Ludwig, figlio dodicenne di Ilona e Jeff Koons. Questo vispo guaglione, sveglio e un po’ coattello (mutanda CK bene in vista), è la ragione dell’ultima mutazione di Ilona che ora è al 100% mamma, apprensiva e leggermente pedante anche per via della costante minaccia degli avvocati di Koons che vorrebbe toglierglielo (l’unico segno visibile dell’artista americano è un Balloon Dog firmato “Daddy” in salotto). Quindi via Cicciolina (che però come vedremo è ben viva e vegeta) e entri Lady Ilona Staller.

RS: Parlaci della tua summer of love, l’estate ’67 in Ungheria.

IS: Ero adolescente e mi piaceva il nudismo. Andavamo in un posto bellissimo e ci mettevamo nudi a parlare, giocare a carte e stare insieme.

RS: Che musica ascoltavate?

IS: Beatles innanzitutto, e poi i Rolling Stones. Arrivava solo questo.

RS: Quando hai cominciato a posare nuda?

IS: Avrò avuto 13 o 14 anni, facevo già la fotomodella e mi veniva chiesto anche il nudo. Io non avevo problemi, mi sembrava una cosa naturale.

RS: L’hard è arrivato con Schicchi?

IS: Prima gli spettacoli soft con belle scenografie come la palla di plexiglas. Poi via via sempre più spinti: il serpente, le coscettine larghe, la cosa si evolveva.

RS: Nei tuoi spettacoli degli anni ’80 c’erano momenti di frenesia collettiva ingovernabile. Com’è essere desiderati sessualmente da una folla?

IS: Pazzesco; una volta un locale era talmente pieno che alcuni per guardare si sono arrampicati sul controsoffitto, facendolo crollare. Ci sono stati dei feriti. La gente era meravigliosa, cantavano con me, mi volevano: era bellissimo.

RS: Sei mai andata con un tuo fan?

IS: Una volta, perché mi piaceva tanto. Un bel ragazzo, dolce: era un sogno. Pensa che ha cosparso il letto di petali di rosa.

RS: Possiedi le copie dei tuoi film?

IS: Alcuni, non tutti. Dovrei guardare.

RS: Si continuano a vendere?

IS: Si: se avessi i diritti ora sarei miliardaria. Ecco perché adesso faccio tutto da sola: sia il mio libro “Memorie, Racconto fotografico di un mito” che il sito Cicciolinaonline.com sono completamente autogestiti . Pensa che ci sono ristoranti Cicciolina, una linea di abbigliamento Cicciolina, a Rio c’è una discoteca Cicciolina, e poi la Bistecca Cicciolina, la Pizza Cicciolina… se tutti mi dessero qualcosa sarei ricca.

RS: Sei famosa anche in Ungheria?

IS: Molto, e i miei film e dischi (tra le hit Muscolo rosso e Goccioline di pipì) sono un cult. Pensa che mia Mamma non sapeva che facevo l’hard. Quando sono stata eletta i rotocalchi ungheresi hanno pubblicato delle mie foto, anche porno. Quando m’ha vista con un negrone censurato con una stellina m’ha detto: “Bambina mia, m’hai detto che facevi delle foto nuda, ma questo cos’è?” E io le ho detto: “Mamma, questo è porno”. Non sapeva cos’era la pornografia; nel regime ungherese non c’era nemmeno il soft. La mia è stata la prima pornografia a superare la cortina di ferro, e proprio grazie alla mia elezione: incredibile.

RS: Col porno hai smesso nell’89 (l’ha ribadito varie volte durante l’intervista); immagino che ti siano arrivate molte proposte anche allettanti nel corso di questi anni.

IS: In particolare ce n’è stata una dall’America. Mi avrebbero dato intorno ai dieci miliardi per fare due o tre film, ma volevano tutti i diritti per tutto il mondo… Ho rifiutato, ma non per bigotteria: ho sempre detto di essere un diamante con tante facce, che la pornografia è una di queste ma che ora non mi interessa più. Restano le altre: i libri, la musica, il cinema, gli spettacoli.

RS: Tuo figlio ha pesato in questa scelta?

IS: Certamente, anche se ci sono molte mamme bravissime che fanno attivamente le pornostar. Penso di essere una buona madre; Ludwig è in quella fase della pre adolescenza in cui è molto sensibile agli stimoli esterni e io devo esserci per mettere dei freni.

RS: Come sono i rapporti con Koons?

IS: Burrascosi; sono 11 anni che siamo in tribunale, e ora ha chiesto di nuovo l’affidamento. Spero che Jeff si addolcisca: i bambini hanno bisogno anche della figura paterna. E’ molto doloroso per tutti…

RS: La maternità ti ha cambiato?

IS: Molto, e in meglio. Prima non pensavo che esistesse questo attaccamento viscerale. Ieri sera Ludwig era fuori con altri bambini e madri e gli avevo detto di rientrare per le 11. Già alle 11 e due minuti volevo andarlo a cercare. Questo si chiama amore materno: ti preoccupi sempre che non gli succeda niente…

RS: Ludwig, Ilona è una buona mamma?

LK: Si. Comunque ieri sera so’ tornato alle 11 e 10.

IS: Ma per me ogni minuto è troppo, e poi non voglio che stai fuori la sera…

LK: Vojo un piercing al sopracciglio, ‘Ma.

IS: Non ci pensare proprio: ne riparliamo a 16 anni.

RS: Ilona, com’è stata la tua esperienza dei rapporti uomo-donna in Parlamento? Cosa succede ad una pornostar in mezzo a un branco di onorevoli ingrifati?

IS: Quelli che mi parlavano erano abbastanza gentili. Gli altri non mi guardavano proprio, o solo il didietro. Ero una marziana, ma avevo avuto ventimila preferenze contro le due-tremila dei peones. In Parlamento ero seduta vicino ai socialisti che mi sfottevano: “Oggi che mutandine hai? E il reggicalze lo porti? Facci vedere, tira su!” Ogni tanto gliela facevo vedere, e facevano a botte per guardare: mi divertivo anch’io.

RS: Com’è il tuo spettacolo attuale?

IS: Molto diverso. E’ un erotico soft, canto le mie canzoni con la mia nudità bella. Parlo col pubblico, vado tra loro, ma oggi non chiedono più quello che facevo qualche anno fa. Mi hanno già vista in tutte le salse.

RS: Che tipo di gente viene?

IS: Sia i vecchi fans che i giovani. Non sai quanti ventenni mi scrivono che guardano i miei video e che vogliono sapere quando mi esibirò dalle loro parti. Tu sai quanti anni ho, se un diciottenne ha sentito parlare di me vuol dire che il mito resiste.

RS: Parlaci del tuo lavoro per i servizi segreti ungheresi.

IS: Era il ’68 o ’69 e io facevo la cameriera in un hotel di Budapest. Un giorno sono arrivati dei signori molto eleganti e mi hanno offerto dei soldi per essere gentile coi clienti, andarci se mi invitavano a cena e poi guardare nei loro bagagli e fotografare eventuali documenti. Ma di questo non voglio parlare: sarà nel libro autobiografico su cui sto lavorando.

RS: Moana fece un libro sulle sue storie di sesso. Hai in mente qualcosa di analogo?

IS: No, ma potrei, e ne avrei da raccontare… Magari ce le metterò.

RS: Anticipaci qualcosa.

IS: Posso dire che negli anni ’70 sono stata in Grecia con Berlusconi.

RS: In barca?

IS: Aereo privato.

RS: Quanto siete stati?

IS: Tre giorni. Ma non chiedermi di più…

IS: Solo un’ultima cosa: com’è stato? Che ricordo hai?

IS: Bello, bene…