
LA, 29/12, Sunny side up
And a happy new dieci
Croissant crossover
Spesso pranzo da Paris Baguette su N. Western av. E’ vicino (nel senso che si raggiunge comodamente a piedi da casa – rarissimo qui a LA) e eccellente a parte il caffè, curiosamente mediocre. Fa i migliori cornetti che abbia mai mangiato fuori dall’Italia – inclusa la Francia (che però ho esplorato poco) e l’Austria, dove sono stati inventati. Paris Baguette è davvero un bizzarro mostro multietnico: Originariamente nato a Seul, “è cresciuto fino a diventare il franchise di pasticceria N°1 in Corea, con 1700 punti vendita in 3 paesi”.
Oggi ho mangiato un Danese (immenso e magnifico) in un locale Francese ma in realtà Coreano, servito da un Salvadoreño – a Los Angeles.
Il signor Calore
Uno dei miei comici preferiti del mondo, nonché punto di riferimento artistico e umano, è Don Rickles – popolarissimo in America, pressoché sconosciuto da noi. In questo caso dipende dalla comicità non traducibile in altre lingue, un po’ come Totò. Rickles è l’ultimo grandioso rappresentante di una stirpe di comici lunghissima, che ha le sue radici nei Giullari medievali: l’arte dell’insulto, della ferocia faccia a faccia. In questo è insuperabile: sentirlo insultare le megastar dello show business, come Sinatra o Dean Martin, fa ridere e rallegra l’anima.
Adesso c’è un film (lungometraggio del 2008, di John Landis) che lo celebra. Si chiama Mr Warmth: the Don Rickles project, e l’ho visto ieri sera su Hulu (che è fantastico, ma funziona solo negli USA), e che trovate anche qui, in gloriosi 16/9 (ma non alla definizione di Hulu, che è proprio DVD), sempre con pubblicità.
Se invece volete un quick fix, sempre su Youtube potete godervi Rickles vs Ronald Reagan (allora Governatore della California), vs Johnny Carson e vs Letterman.
Come Britney, ma peggio
Mi segnala Luca, e vi giro che mi pare eclatante, la Top Ten 2009 delle gaffes di Berlusconi pubblicata dal popolare sito USA Huffington Post. E’ una lettura umiliante ma perfettamente rivelatoria di cosa ne pensano nel mondo di noi, e di chi ci governa (tranne in Bielorussia, dove la pensano molto peggio).
Pimp my home

E un felice Natale a tutti da HollyNorrywood, casa dell’incomparabile Norwood Young.
The © we deserve
Extreme Elvis is certainly one of the most amazing performance artists I’ve ever come across on the Internet. I found out about him around 2001; someone sent me the link, I clicked it and there was a picture, some links and a sentence: “Every generation gets the Elvis it deserves”. Absolutely perfect. The man, who looks like Elvis as much as anyone else, sang these trashy (but extremely sophisticated) versions of Presley’s songs while performing, often naked. The video bit I liked best was him sitting in a wheelbarrow, covered with corn, singing Love me tender while some chicken ate the corn from his body: sublime.
I’ve tried to visit Extreme Elvis’ website again recently, but it was shut by FBI for copyright infringment – in september 2005. You can see the FBI warning sign, still online. My guess is that the infringment wasn’t just in the website but also in the act itself. In which case EE could be in jail, or perhaps out but unable to resume his act. In any case a story worth knowing, and telling.
If you have seen or heard about EE lately, or you know what’s up with him, let un know in the comments. Of course, thanks to Archive.org and its essential Wayback Machine, you can still browse EE’s website throughout the years, and take in all the artistry of this little known but fabulous gem of the American Art landscape.
PS: I searched some more and he seems to be still active: cool, because we certainly still deserve him.
The Shibucho connection
Ho raccontato a diversi amici di questo incredibile Sushi bar dove ho mangiato a Los Angeles, e in particolare di due delle sole tre fotografie di celebrity che adornano il (peraltro assai discreto) locale, e che vedete in basso (se non sapete chi sono i due ritratti – specialmente quello a sinistra – passate pure al prossimo post).
Adesso sono in grado di darvi delle coordinate: si chiama Shibucho, si trova al 3114 di Beverly Blvd, Los Angeles, CA 90057. E’ un posto davvero assurdo, in un senso positivo. Il gran capo Shige Kudo (che vedete in tutte e tre le immagini, con diverse gradazioni di sorriso – e lo posso capire) nutre le seguenti passioni alimentari, che costituiscono l’unica offerta del ristorante:
- Sushi altamente filologico e sublime: la prima volta che sono andato la cameriera mi ha avvisato immediatamente: “We don’t serve California rolls”. Il pesce è freschissimo, scelto magistralmente, privo di coloranti (ha un colore completamente diverso dal solito, con toni assai meno fluo), perfettamente preparato e il risultato si scioglie letteralmente in bocca. Io non sono un buongustaio, ma minchia: Kudosan ne sa a vagoni, e me ne accorgo perfino io.
- Alcuni piatti italiani, tra cui le Melanzane alla Parmigiana e un buon Tiramisù. Mr Kudo è un grande appassionato dell’Italia, parla un pochino la nostra lingua e va letteralmente matto per l’Opera lirica, che diffonde a palla.
- Grandi vini, soprattutto francesi ma anche italiani e locali. La carta dei vini di Shibucho è assai più lunga del menù, e può costituire la vera mazzata del vostro (peraltro già non leggerissimo) conto: si arriva a 1000 la bottiglia, e anche di più.
Però, giuro, ne vale la pena, il Sushi è davvero stupefacente, e Shige Kudo e i suoi dipendenti creano un’esperienza davvero fantastica, sia quando si limitano a portarti da mangiare, che quando si finisce a parlare della Scala con in mano un bicchiere offerto da lui. Quella che vedete in alto è in assoluto la primissima foto che abbia mai fatto con un ristoratore. Me l’ha fatta Luca, e costituisce l’unico motivo che ho per aprire un ristorante: appendercela dentro, con in un riquadro queste altre due.

K9 shuffle
Grazie ai buoni uffici di Luca ho finalmente avuto l’opportunità di assistere da vicino a una funzione che desideravo vedere da anni: una esibizione canina, con concorso internazionale (vinto dall’italiano Axell del Monte Alago, che non è un Savoia minore, bensì un serio e forse malinconico braccone italico, che vedete qui sotto). Organizzata dall’AKC e trasmessa anche in Tv, questa esibizione di grazia, leggiadria e parrucco quadrupede è stata sublime, anche grazie all’impagabile location: il convention center di Long Beach, California.
Clicca la preview per ingrandire.
![]() Ispezione del giudice |
![]() Ancora il giudice all’opera |
![]() Anche l’Italia c’è |
![]() Korean extravaganza |
![]() Love knows no color, or race… or gender… or socks… |
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Cui prodest?
Dice il Ministro degli Interni italiano: “Stiamo valutando di oscurare i siti internet che incitano alla violenza. La possibilità che tutti hanno di mettere sul web messaggi che inneggiano alla violenza è un problema serio. Questo è un reato – ha affermato Maroni – si chiama istigazione a delinquere e deve essere perseguito”.
Con tutto il rispetto, signor Ministro, questa si chiama libertà di parola, ed è un diritto civile tutelato nella totalità dei paesi liberi. O forse lei non conosce il proverbio italiano (e dunque forse anche padano) “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”? Dovrebbe ispirarsi agli USA, dove Rush Limbaugh è libero di dire a proposito di Barack Obama: “You know who deserves a posthumous Medal of Honor? James Earl Ray. We miss you, James. Godspeed.” (Sai chi si merita una medaglia al valore postuma? James Earl Ray [l'assassino reo confesso di Martin Luther King]. Ci manchi, James. Vai con Dio.)
Non le pare di gran lunga più istigatorio dei blog che vuole chiudere il riquadro che ripubblico qui a sinistra, tratto dal Corriere online di stamattina? Poche vendite, ma di sicuro una ne hanno fatta. E cosa dire di tutte quelle armi improprie spudoratamente esposte? Se l’aggressore, invece del modello semplice di Duomo avesse scelto quello con la neve, avrebbe potuto infliggere danni ben più gravi. Non ce n’è: in Italia c’è la dittatura, e basta – non c’è tanto da girarci intorno. Invece sull’aggressione di ieri ho soltanto un commento:









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