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Archivio del mese October 2009

Crossing the language barrier

Among the reasons that convinced me to merge my english and my italian blogs there is the strange relationship many italians have with this language. On one hand some of us like to use lots of anglismi, english or english-derived words, in normal conversation (often mispronouncing them). On the other hand lots of people are learning it, thus discovering small but meaningful joys such as understanding what the heck Dylan is singing about, or hearing Al Pacino’s amazing voice. Yes, because one of the problems with italians and english has to do with the savage practice of dubbing movies and tv shows; add to this the almost mythological italian laziness and you have a nation where, according to most tourist guides, “english is seldom spoken, especially in small towns”.

I write in italian quite a bit, for a number of reasons; I love the language, and if you don’t know it you should give it a try. This country is also  very inspiring as far as constructive (and destructive) criticism, and this blog is well known for it. My english blog is a more neuter space (I don’t like to bitch about Italy in english, unless I have to). Merging the two means also to connect two universes where I do slightly different things (and so I am slightly different, too). Then of course there’s the unpredictable element which is also fun: there are people at least from 3 continents reading this blog, and you never know where things may begin.

There will be posts either in a language or the other. Only in a few instances (special announcements or news) the posts will be in both: in these cases they will belong to english and italian categories.

Reuniting SM

Come forse avete notato sono in fase di ristrutturazione web. Tra gli altri cambiamenti, da oggi questo blog contiene anche il mio blog in inglese (formerly known as con/temporary alien), contenuto nella categoria english (nella sidebar a sinistra) e con le sue belle sottocategorie. Per voi non cambia niente, se non che vi capiterà di trovare dei post in inglese, nel qual caso vi pregherei di commentare in quella lingua, grazie.

Grammatico generico

Sfortunatamente torna di attualità un post scritto ben quattro anni fa, quasi esatti. All’epoca si parlava della disavventura di Lapo Elkann, oggi di quella di Piero Marrazzo. In ambedue i casi (così come in quello di Max Mosley e nelle vicende Berlusconie) vale la stessa regola: cosa si fa nel privato dovrebbe essere privato. Ma questo post riguarda un’altra questione, linguistica e sostanziale, e riguarda tutti: gli organi di stampa, i politici e anche moltissimi di noi; quindi ripeto. Attenzione:

  • Un Transessuale è una donna biologica che, attraverso procedure che possono includere cure e operazioni, si avvia a diventare un uomo. Queste persone sono socialmente maschi, quindi le regole del rispetto reciproco e della buona educazione impongono di rivolgersi loro utilizzando pronomi e aggettivazione di genere maschile.
  • Una Transessuale è un uomo biologico che, attraverso procedure che possono includere cure e operazioni, si avvia a diventare una donna. Queste persone sono socialmente femmine, quindi le regole del rispetto reciproco e della buona educazione impongono di rivolgersi loro utilizzando pronomi e aggettivazione di genere femminile.
  • A differenza dei/delle Transessuali, un/a Travestito/a è una persona che, solo in determinate occasioni, veste i panni del sesso opposto al suo ma abitualmente resta com’era.

Quindi sia Elkann che Marrazzo si sono intrattenuti con delle Trans: non dei Travestiti, e neanche dei Transessuali. Mi raccomando: vi piacerebbe essere chiamati uoma o donno, o la signor Rossi?

Bambini di quando?

Topo Gigio e Paolo Bonaiuti si apprezzano

L’ultimo testimonial imbarcato dal governo (per una causa seria, e cioè l’influenza suina) è Topo Gigio, protagonista di uno spot (tempestivo e necessario) sulla prevenzione. Encomiabile iniziativa, se non avesse un neo spettacolare: non si capisce bene a chi si rivolga. Sembrerebbe essere per bambini, dato il linguaggio e il tono (mentre il messaggio, sacrosanto, mi pare valga per tutti), ma impiega un testimonial a loro completamente sconosciuto, appunto Topo Gigio. Che ha certamente allietato la mia infanzia e quella dell’attuale classe dirigente italiana, ma di sicuro non quella degli infanti contemporanei – assai più attratti da Gormiti e Winx. Quindi la splendida foto che ripubblico qui sopra (di cui non conosco l’autore, e mi dispiace) ritrae Gigio con un suo fan – evidentemente tornato bambino in presenza dell’amato Topo. L’Italia è così: c’è sempre un babbione che pensa di sapere cosa piace ai giovani. Per accertarsene basta guardare i programmi Tv per i più piccoli, popolati di idioti vestiti da coglioni che parlano come coglioni che fanno gli idioti. (Guarda lo spot, dal sito di Repubblica – quindi con pubblicità)

Conferenza Episcopale Iraniana

La Conferenza Episcopale Italiana ha emesso questa mattina un comunicato sulla pillola abortiva RU486 nel quale si ricorda ai farmacisti italiani che anche nel loro caso è possibile l’obiezione di coscienza e il conseguente rifiuto di vendere detta pasticca. Purtroppo la RU486 non sarà venduta in farmacia bensì prescritta in ospedale, ma non vorrei che questo dettaglio offuscasse il fulgido messaggio della CEI, che per una volta condivido appieno. Con una piccola variante, utile a orientare noi consumatori: un bel cartello sulla porta delle farmacie obiezioniste con scritto cosa non vendono e perchè.

In questa maniera, mentre bestemmio la Madonna Incoronata perché non posso comprarmi l’Aspirina in drogheria come nel resto del mondo ma solo dalla Camorra dei farmacisti, magari posso sceglierne uno che quantomeno abbia delle credenze simili alle mie.

PS: Pare che i 17.000 aderenti al gruppo di Facebook “Uccidiamo Berlusconi” saranno denunciati; secondo la maggioranza infatti potrebbero istigare dei veri terroristi (mentre l’intolleranza verbale del centro-destra parrebbe di no). Trovo tutta la vicenda grottesca, a partire dallo stupido gruppo di Facebook. Se si fosse chiamato “Cuciniamo Berlusconi ai quattro formaggi, con patè di leghista in salsa bergamasca, fettine di rotondi marinate nel barolo contraffatto e fascisti trifolati”, il risultato sarebbe stato lo stesso (anzi meglio, secondo me), e l’imputazione “Istigazione a gastronomia schifosa” ancora non esiste: sarà una risata che li seppellirà, niente altro.

Punto tutto, ma non it

Leggo su Repubblica:

Il dominio .it è affidabile e conosciuto ma ancora in pochi lo usano: a rivelarlo è un’indagine condotta da Pragma per conto del Consiglio Nazionale delle Ricerche, presentata a Roma, che evidenzia come, su un campione di 2150 intervistati, tra privati cittadini, imprese e opinion leader (politici, accademici, giornalisti, ecc.) il suffisso italiano debba ancora raggiungere una massiccia diffusione, soprattutto tra i singoli utenti e quanti, per ragioni professionali, legano il proprio nome ad un sito web con nome e cognome. (…) Per ovviare al problema e sviluppare una cultura della rete made in Italy, il prossimo 9 novembre il Consiglio Nazionale delle Ricerche, attraverso il Registro.it, l’anagrafe dei domini italiani, organismo dell’Istituto di Informatica e Telematica (IIT) del Cnr avvierà dunque una vasta campagna d’informazione. L’obiettivo è incentivare l’utilizzo dei siti internet .it nella speranza di coinvolgere circa dieci milioni di potenziali nuovi utenti.

Come vedete qui in alto sono utente di un dominio .it. Che funziona esattamente come un .org o un .com (ho avuto entrambi), ma ha uno  svantaggio: salvo a usare un server italiano (che in generale funzionano male, hanno un servizio clienti peggiore e costano parecchio di più), bisogna depositare il dominio .it presso un mantainer italiano che ve lo “mantiene”. Ogni anno mi tocca pagare circa il doppio di quello che mi costa l’altro dominio (.com) a un provider locale solo per questo servizio – perfettamente inutile, almeno per me.

Quindi, insieme alla “vasta campagna d’informazione con l’obiettivo di incentivare l’utilizzo dei siti internet .it, nella speranza di coinvolgere circa dieci milioni di potenziali nuovi utenti”, magari si potrebbe cominciare a abolire questa inutile e costosa burocrazia. Quando ho scoperto questa regola sono stato sul punto di disfarmi del dominio e passare al .net. Quindi il mio consiglio è: fatti pure un sito internet, ma lascia stare il .it.

Son of a Weather Report

Avete presente quando vi pare di sentire dentro un disco delle parole che non ci sono? A me succedeva spessissimo da piccolo, quando non parlavo l’inglese: nell’immortale versione woodstockiana di I’m going home dei Ten Years After (un piccolo capolavoro di punk-blues elettrico), mi è sempre sembrato che Alvin Lee cantasse (verso i due minuti dall’inizio) Peppino go! (mentre era più banalmente Baby don’t go). Un altro pezzo enigmatico dell’epoca era contenuto in un disco davvero centrale nella mia discografia: Mysterious Traveller degli Weather Report. Nel ciclone Nubian Sundance (davvero un pezzone dance, di una dance che non è mai accaduta), a un certo punto c’è un coro che dice:

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Non lo ascoltavo da anni, e oggi ho più che mai il dubbio: sono io che non ci sento, o dice proprio Figlio di puttana?

Written Matter

C’è un altro cambiamento su questo sito, e so che farà piacere ai miei lettori più accaniti. Ho unificato le mie rubriche giornalistiche (e il resto dei testi pubblicati in italiano) in un’unica area detta Written Matter, il cui l’indirizzo è http://www.radiogladio.it/wm/. Non solo si può usare come al solito (incluso iscriversi ai feed, separati o tutti insieme), ma l’archivio è indicizzato, ricercabile e consultabile in diverse maniere. Conta 320 articoli, il primo datato aprile ‘96. Un piccolo vanto: stavolta ho fatto tutto da solo, inclusi i moltissimi cambiamenti al comportamento del tema di Wordpress: piccoli nerd crescono. Naturalmente sempre grazie all’unica e sola Uebmasta delle dive, l’incomparabile Cicalona.

AGGIORNATE I BOOKMARK!!

E buona lettura.

L’urlo di (Bernie ritratto da) Chen

Poi, ogni tanto, mi entusiasmo per qualche artista contemporaneo. Non mi capita spessissimo, e quando succede è sempre una cosa bella. L’ultimo della serie è il cinese Chen Wenling, che ha recentemente esposto questa grande installazione, intitolata “What You see Might Not Be Real”, e dedicata al truffatore americano Bernie Madoff, qui ritratto con le corna e spiaccicato al muro (da un toro che pure lui…).

Ma una veloce ricerca di Chen Wenling su Google images riserva altre fantastiche sorprese: ecco un’arte che mi piace.

Slow lo dici a tuo nonno

Sono anni che lo dico, adesso voglio scriverlo: io detesto, disapprovo e combatto l’ideologia di (e l’associazione) Slow Food, che “significa dare la giusta importanza al piacere legato al cibo, imparando a godere della diversità delle ricette e dei sapori, a riconoscere la varietà dei luoghi di produzione e degli artefici, a rispettare i ritmi delle stagioni e del convivio.” Oltre a leccarsi i baffi, questi fautori della pappagorgia “si occupano di organizzare corsi, degustazioni, cene, viaggi” ovviamente legati al vizio di abboffarsi con tripudio.

Slow Food ha anche un manifesto, che dice tra l’altro: “Questo nostro secolo, nato e cresciuto sotto il segno della civiltà industriale, ha prima inventato la macchina e poi ne ha fatto il proprio modello di vita. La velocità è diventata la nostra catena, tutti siamo in preda allo stesso virus: la Fast Life, che sconvolge le nostre abitudini, ci assale fin nelle nostre case, ci rinchiude a nutrirci nei Fast Food. Ma l’uomo sapiens deve recuperare la sua saggezza e liberarsi dalla velocità che può ridurlo a una specie in via d’estinzione.”

Liberarsi della velocità? La civiltà industriale sconvolge le nostre abitudini? Ma quando mai? A me la civiltà industriale mi pare una figata pazzesca, mentre il lardo mi fa schifo, mi fa ruttare brutto e mi si ripropone per ore, stare a tavola più del necessario mi fa venire il nervoso, e alzarmi ricolmo di cibo mi fa sentire come una discarica. Mi fa inoltre orrore questa insopportabile nostalgia agreste, per cui il passato è sempre migliore del futuro: proprio il messaggio giusto da dare ai giovani.

I Viaggi di Slow Food poi mi terrorizzano solo all’idea: transumanti del colesterolo, portati in giro in carriola mentre si riempiono lentamente la faccia di leccornie locali – un turismo sessuale il cui orifizio è la bocca. Mi fanno spavento, e un po’ di tristezza. Non li proibirei, ovviamente (ognuno è libero di fottersi il fegato come crede), ma li tratterei come quegli italiani che, una volta in Olanda, si rinchiudono nei Coffeeshop: con sufficienza e un filo di tenerezza.

L’Italia ha una lunga e gloriosa tradizione di nobilissimo fast food, dalla pizza (che a Napoli si vende anche piegata in due, da mangiarsi a passeggio) allo gnocco fritto bolognese (quasi una droga pesante), i supplì (anche detti arancini), gli arrosticini abruzzesi, il salamino… Tutto cibo ottimo, veloce, antico ma molto contemporaneo – a differenza della Ribollita di mucca marinata per sei mesi in un brodetto di Barolo, sangue di capra al pepe verde e capperi tostati da chiappe vergini.