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Archivio del mese July 2008

Saluti da Formentera

Letture estive

Aggiornamento mensili: ben due articoli da Insound, quello di giugno scorso (sull’ottimo stato di salute del rap italiano) e uno che avevo perduto di ottobre 2007 sulla relazione tra musicisti e tecnologie. L’Avviso di chiamata di giugno (commentabile), dal mensile Rumore, è invece contro una sostanza assai popolare presso certe persone. Per l’occasione avevo anche prodotto un’immaginetta, questa:

Itanglish

Una delle piaghe sociali italiane è la scarsa conoscenza delle lingue straniere. Che a volte assume contorni sublimi, come in questa scritta:

che in inglese non vuol dire un bel niente. Questo cartello invece purtroppo sì:

Campeggia immenso, in più copie, alla Stazione Termini di Roma. Da esso si deduce che per gli italiani è vietato fumare, mentre per gli anglofoni è più un’indicazione, un consiglio, una dritta (o una minaccia). Resta per me un mistero come possano ancora succedere queste cose, e se i responsabili vengano in qualche modo puniti, essendo il danno di immagine palese e non esattamente minuscolo.

Tali padri

Stamattina, nel dormiveglia, pensavo che Ignazio La Russa in fondo è un pochino Keyser Söse (o Kaiser Sose, se preferite), il protagonista quasi invisibile del film I soliti sospetti che, quando gli rapiscono la famiglia per ricattarlo, stermina tutti – famiglia compresa – per mostrare la sua determinazione. “Ho chiamato mio figlio Geronimo per motivi ideologici, quindi pensa un po’ che posso farti a te.”

A proposito di Geronimo: a che serve la sala d’attesa del medico? A leggere il seguente titolo: “Luigi Berlusconi ha incontrato Ginevra alla festa di compleanno di Geronimo La Russa. E, immediatamente, si sono piaciuti.” Che quadretto: Berlusconi jr alla festa di La Russa jr. Chissà se c’erano anche Giovanni Paolo Bondi, Benita Mussolini e Aldo Fabrizi Cicchitto? E, al taglio della torta, avranno cantato Manawana awana gana (canto propiziatorio cheyenne), l’inno dei circoli o Ammore senza ammore (Berlusconi-Apicella)?

Bugo nell’agua

Su Bugo concordo al 787% col direttore di Insound, che a proposito dell’ultimo album scrive:

Capisco che poi uno come Rino Gaetano venga considerato da alcuni un “genio” della canzone italiana. Quando si abbassa così esageratamente il livello di comparazione, per salvarne uno bisogna innalzarne altri cento. Bugo non vale un Vasco Rossi né un Rino Gaetano, che già non hanno niente di geniale. In questo suo nuovo sgangherato disco non riesco a trovare aspetti interessanti (…): le canzoni sono inconsistenti, la metrica è traballante, la dizione trascurata, i temi risibili.(…) Un pop senza fantasia, senza nemmeno quella promessa di glamour che può illuminare anche le periferie più desolate. Contatti è un disco da “sfigato di quartiere”, incapace di lasciarsi alle spalle la propria miseria perché non solo non ha letto abbastanza, ma non sembra neppure aver ascoltato i dischi giusti. Quelli giusti davvero, qualunque siano.

PS: Se siete perplessi sul giudizio dato a Gaetano, beh vi devo confessare una cosa: io c’ero ai tempi di Nun te reggae più, e non solo non mi piaceva (e non mi identificavo affatto con uno in tuba e calzamaglia) ma mi imbarazzava molto: io ascoltavo Bob Marley & the Wailers live!, o Rock’n'roll animal di Lou Reed – altro che E Berta filava.

Nella testa di chi ascolta

Due note sulla droga, nello stile dell’indimenticabile Giancarlo Arnao:

Oggi Giovanardi (che è, credo, sottosegretario con delega all’antipatia) ha annunciato che si faranno test antidroga a coloro che chiederanno la patente; pare che il provvedimento anticipi una direttiva europea – ma mi pare strano; sarebbe come fargli la prova del palloncino: insensato, no? Basta non bere per 24 ore per essere a posto; idem con le droghe. Quindi è a tutti gli effetti un test inutile, ai fini della sicurezza stradale. In Europa lo sanno benissimo, così come sanno che la principale sostanza che causa incidenti è l’alcol e non le droghe.

Si fa un gran parlare dell’I-doser, questa nuova, terrificante droga acustica che si spaccia via internet. Vorrei dire un paio di cose che ho sentito e letto poco nei media. E’ certamente possibile indurre sensazioni psichedeliche attraverso i suoni; lo sapevano benissimo anche Bach o Debussy. Non solo, ma il volume e le condizioni di ascolto influiscono molto: qualcuno è mai stato in una discoteca, o in un teatro ben costruito? E’ possibile produrre effetti simili alla droga con l’audio? Sì, si può, specialmente se chi ascolta ci crede, esattamente come con Monteverdi o i Mouse on Mars. Non solo, ma almeno due generazioni di Hippies hanno fumato bucce di banana convintissimi di sballarsi – e si sballavano, benché la Bananadina sia una bufala.

Ma immaginiamo che sia vero, che esista un mp3 che fa l’effetto della Morfina (una cosa che solo a scriverla mi fa ridere). Non sarebbe pazzesco? Avremmo trovato la terapia antidolore perfetta: sicura, non tossica (non si assume niente), ripetibile all’infinito e comodamente stoccabile dentro un Ipod. Una rivoluzione nella scienza medica, ma purtroppo non è così: la Morfina (con tutti i suoi pericoli, specie per gli anziani) resta per ora l’unico rimedio.

Enlarge your divorzio

Alle promesse dello spam ci siamo abituati tutti, da enlarge your penis al v|@gr@. L’altro giorno però, in una delle mie esplorazioni nel mondo dell’amateur porno, ne ho trovato una nuovo, che mi pare curioso. Si presenta come un triangolino in alto a destra nella pagina, ma andandoci sopra si espande in questa specie di popup:

Ti sei allargato il pene, sei pieno di Viagra e quindi tosto come il muro – che fai, ti trombi tua moglie? Lo spammone promette “tattiche di divorzio brutali per soli uomini” – in quattro DVD. Quattro? Miezzega. Ma il bottone “divorce now” mi pare quasi insuperabile.

Suor ferocia colpisce ancora

Continua la follia integralista cattolica contro la famiglia Englaro. Sul sito della Diocesi di Milano ieri è comparso questo articolo, con chiosa testuale delle suore che gestiscono la clinica dove si trova Eluana: “Vorremmo dire al signor Englaro che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi.” Una frase ingiustificabile, inopportuna e malvagia.

Come se non avesse già abbastanza problemi, il povero Bettino Englaro (che per 16 anni si è battuto per Eluana, altro che morta) ha dovuto ripetere la frase che ormai va dicendo da sempre: “Devo rispettare il volere di mia figlia”. Capito, suore misericordine senza pietà? Il volere di Eluana. Che probabilmente per voi non conta niente, ma per questo splendido padre è legge.

Anche stavolta si conferma la mia opinione: dai religiosi mi salvi iddio, che a dio poi ci penso io.

PS: MI raccomando il vostro 8 x 1000: il mio l’ho dato ai Valdesi, che non li vedo, non li sento e non sono cattivi dentro come i cattolici.

Una forma di logica

A margine della tristissima vicenda di Eluana Englaro, la ragazza in coma vegetativo da 16 anni al cui padre è stato finalmente consentito dal tribunale di interrompere l’alimentazione forzata, la chiesa ha ovviamente voluto manifestare la sua contrarietà. Lo ha fatto attraverso il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, (mon)signor Fisichella, che ha dichiarato: “Il coma è una forma di vita”.

Ecco cosa ci separa, me e questi qua: la logica. Per me invece il coma vegetativo irreversibile è una forma di morte, il segnale assai evidente che un organismo si spegne, e l’impossibilità di nutrirsi da soli è il sintomo più ovvio. S’è sempre detto degli anziani: “Ha smesso di mangiare, e dopo qualche giorno è morto”. Questa non è una malattia progressiva, come nel caso di Giorgio Welby che poteva dire la sua (e ha comunque fatto la fine che ha fatto); la povera Eluana sono 16 anni che cerca di andarsene, che il suo corpo lo chiede. Ma la scienza medica, e la follia cattolica, fin’ora gliel’hanno impedito.

Tutto l’affetto del mondo va al padre di Eluana, che si trova davanti a un bivio dove c’è dolore in ambedue le direzioni. E onore a quest’uomo, che per 16 anni ha difeso la dignità, e le idee, di sua figlia.

Radio + arte

Rientro adesso da Brema, dove si è tenuto un simposio a margine della mostra sulla Radioarte Art on Air al Museo d’arte moderna. Il titolo della mia chiacchiera era The day radio lived – Radioart in today’s sonic landscape; ho presentato una serie di ascolti che (a mio parere) illustrano come il linguaggio della radio, e in particolare della Radioarte, sopravviva su altri media come i CD o la rete. Infatti di Radioarte per radio ormai se ne fa ben poca, salvo in alcuni paesi migliori di questo, come l’Austria, la Spagna o l’Inghilterra. Anche in questi paesi la situazione non è rosea, però almeno qualcosa si produce.

Uno degli ascolti che ho proposto (per frammenti, dura quasi un’ora) è Raiding the 20th Century di DJ Food, una storia universale del cutup e del campionamento in musica – fatta utilizzando proprio queste due tecniche. Il risultato è strabiliante – e Radioarte al 100%.

Cos’è la Radioarte? Ottima domanda. Una risposta parziale la trovate qui.

Special thanks to Kunstradio and Painé Cuadrelli.