Mi piacerebbe presentarvi alcune delle tesi di diploma realizzate dai miei studenti di Sound Design allo IED di Milano. Sono i primi che si diplomano e alcuni dei loro lavori sono proprio belli.
La prima che vi presento è l’eccezione. Infatti, oltre a insegnare nel (e co-coordinare il) corso di Sound Design, insegno anche Musiche, stili e culture Pop a tutti gli studenti di IED arti visive del primo anno, e a quelli del corso di grafica in inglese del secondo. Proprio uno degli studenti di questo corso, Paul Cheng, ha realizzato come prova d’esame una splendida storia del movimento LGBT (Lesbian, Gay, Bisex, Transex). La trovate sul suo sito, nella sezione work/publishing, o in formato e-book.
Inoltre vi segnalo che, sul sito Soundesign.info, l’ottima Sara Lenzi (che è stata così gentile da partecipare a una delle commissioni di tesi) sta recensendo alcuni degli elaborati. Ha iniziato da Chiara De Maria, e proseguito con Ornella Pesenti (le due donne del primo anno di corso, delle quali siamo particolarmente fieri).


Ieri sera, scanalando in tv, ho beccato Giorgio Armani (che ormai ha l’incarnato di una medusa, poverino) che si lamentava: “Non se ne può più di vedere in giro gente col cavallo al ginocchio, si è perso il senso dello stile.”
Forse avrete notato anche voi che negli ultimi decenni abbiamo assistito a una curiosa, progressiva deresponsabilizzazione dei singoli nei confronti della vita. Un buon esempio sono certe cause contro il Comune: “Sono scivolato/a, il marciapiede era in cattive condizioni, voglio 6 milioni di euro di risarcimento”. Ora, mentre è sacrosanto gridare che certi marciapiedi sono da denuncia, è altrettanto vero che, cambiando esempio, tutti conosciamo i rischi del fumo, e fare causa ai produttori di tabacco se uno si ammala mi sembra un’assurdità. In ambedue i casi la risposta potrebbe essere “Ci potevi stare attento/a”, anche se so che il confine è labile.
Magari non si direbbe, ma io sono un fan totale delle canzoni tristi. Ma non quelle da malinconia cosmica e un po’ fashionable degli inglesi (alla Morissey, per capirci). No, a me piacciono le epiche degli amori falliti, le tristonerie degli abbandonati, la sfiga del sentimento andato a male. C’è tutta una scuola di cantautori americani devota a questo genere. Il più famoso è James Taylor, ma il più infoiato e certamente Bill LaBounty. Vi ho già 
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