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Archivio del mese March 2008

Viaggio ai confini del ridicolo

sahe2.gifPoi l’altra sera accendo la Tv e scopro che Voyager (Rai2) si è messo sulle tracce di Elvis, titolo dello speciale Elvis è vivo?, registrato a Buenos Aires – dove sarebbe stato avvistato il Re del R’n'r. Troupe, armi, bagagli, e conduttore in sahariana – tutti in Argentina alla ricerca di The Pelvis. Non ho resistito e ne ho guardato un bel po’: interviste originali realizzate in giro per mezza America (del nord), gli amici del King, Graceland, il medico legale… Insomma, spremute le solite cazzate (i templari, Maria Maddalena, il fantastico astronauta di Palenque, le piramidi, ecc.) ecco che Voyager ne individua di nuove, sempre meno probabili ma costosissime da realizzare, come questa di Elvis.

Le domande sono svariate:

*) Ma gli italiani debbono proprio investire denaro pubblico per scoprire se l’immortale interprete di Heartbreak Hotel sia vivo o meno?

*) Come mai un programma del genere è su Rai 2? Siamo sicuri che l’ennesimo speciale sull’enigma di Nazca sia proprio ciò di cui il paese, e la Rai, hanno bisogno?

*) In tempi così difficili, la tv pubblica non potrebbe decidere di mettere in onda delle repliche? Tanto di sicuro i templari sono gli stessi, e così le piramidi; e figurarsi se Elvis, semmai fosse vivo, si farebbe beccare da uno con quei gilet e quell’aria da esploratore della domenica – e anche del lunedì, purtroppo a nostre spese.

Deep male

cepim.jpgCom’è profondo il mare è un grande classico della musica italiana; quella di Lucio Dalla (1978) suona davvero bene, e confesso che la versione dei Tiromancino mi aveva deluso: troppo molle, e simile all’originale. Anche in questo caso il ritmo era presente (nella chitarra acustica, che ho campionato dalla versione di Dalla) ma solo sottinteso. Questo brano è stato completamente risuonato e ristrutturato; anche il testo, originariamente lunghissimo, che adesso dice:

Siamo noi, siamo in tanti, siamo i cattivi pensieri a piangere e urlare. Siamo noi, come un lampo nel cielo sicuro. Poi una storia di catene, bastonate e chirurgia sperimentale. Com’è profondo il male.

Insomma una canzone sul disagio mentale intenso – che purtroppo capita a molti.

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Com’è profondo il mare di Lucio Dalla, remix di Sergio Messina

Anche questo brano, come gli altri della categoria play!, è presentato per puro ascolto, non è in downloading e se qualcuno volesse pubblicarlo basta chiedere (e accordarsi con gli aventi diritto delle registrazioni originali).

Studenti musica casa

Nel corso di progettazione (capitanato dal prode Painé Cuadrelli), gli studenti del 3° anno del corso di Sound Design dello IED hanno prodotto un album, realizzato a partire da registrazioni di suoni domestici. Beh, è proprio bello, aldilà del fatto che questi studenti per me ormai sono tutti piezz’ ‘e core. Potete ascoltare e scaricare le tracce sul blog del corso, iedsound.net.

The Bukkake funeral

Devo dire che all’inizio c’ero quasi cascato. Mi riferisco alla battaglia di Giuliano Ferrara per la moratoria sull’aborto. In effetti l’aborto mi pare necessario ma non mi piace; e posso immaginare diversi metodi per diminuirne il numero: migliore educazione sessuale, contraccettivi passati dal servizio sanitario a prezzi umani o gratis, pillola del giorno dopo, etc. Quindi, che in linea di principio si tenti di diminuire il numero degli aborti mi pare giusto.

Però poi Giulianone ha iniziato a straparlare: innanzitutto questa storia della sacrialità della vita, poi la proposta di dare cristiana sepoltura ai feti abortiti, la condanna della pillola del giorno dopo… Eh no, questa è una china sbagliata, per una semplicissima ragione – vera anche per Giuliano: se quella sera i miei avessero deciso (e sottolineo deciso) di farlo col preservativo, fare sesso anale o andare al cinema, io non sarei nato. Quindi, secondo logica, Ferrara dovrebbe proporre anche una moratoria sul cinema, sui preservativi e sull’anal sex, tutti chiari impedimenti al proliferare della vita umana. Ah, e ovviamente chiedere la cristiana sepoltura anche per bukkake e mestruo – pure, in qualche modo, bambini mai nati. (Cercando in rete, mi sovviene che lo spermatozoo, oltre a nuotare, ha perfino un’anatomia. Vogliamo negare che sia vita pure lui?)

Insomma ci ho riflettuto, e mi pare che la regola più saggia sia anche la più ovvia: quando nascerà, il bambino avrà i suoi diritti (non tutti: quello accade con la maggiore età). Nel frattempo prevalgono quelli degli umani esistenti, e in particolare quelli delle donne che poi devono metterli al mondo e dei loro partner. Che decidono liberamente se usare contraccettivi, farlo da dietro o invece andarsi a vedere l’ultimo stupefacente film dei fratelli Coen. O anche, se proprio è necessario, poi abortire in sicurezza e legalità.

La roba d’altri*

Uno dei problemi del musicista moderno è quello dell’uso di cose altrui. A me poi capita particolarmente spesso, essendo la mia creatività musicale essenzialmente applicata. Non sono un bravo melodista, mentre invece mi pare che mi riesca meglio manipolare, riarrangiare, o come dico io rimanazzare. Poi però, per poter pubblicare questi rimanazzamenti bisogna chiedere un mucchio di permessi, fare un sacco di lavoro d’ufficio che nessuna casa discografica, grande o piccola che sia, ha davvero voglia di fare (comprensibilmente: contenendo del materiale già edito da altri, il margine economico si assottiglia molto). Quindi, mentre decido cosa fare di questi brani, ho pensato di proporveli in maniera soft: in streaming, solo per ascolto, un po’ alla myspace. Speriamo bene. (Trovate tutti i brani nella categoria play!)

La prima che vi passo è una canzona stupenda, la cui versione originale ha fatto da colonna sonora alla mia adolescenza. Si tratta di Don’t let it bring you down di Neil Young (1970), nella versione di Annie Lennox (1995), inclusa anche nella colonna sonora di American Beauty. Lennox, come al solito, canta come un angelo (e resta, a mio parere, proprio una gran donna in molti sensi) – ma la base era, come dicono a Napoli, nu poc’ vacantella. Gliel’ho ristrutturata, aggiungendoci una nuova e più potente batteria e riarrangiando la struttura, con ritornelloni vuoti e finalone lungo alla RadioGladio. Felice ascolto.

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Don’t let it bring you down (Neil Young), versione di Annie Lennox, remix di Sergio Messina

*Titolo di un album che avrei già pronto, ma di pubblicazione complicata. Se qualche etichetta fosse interessata, la mia email è in alto a destra in questa pagina.

Per colpa di qualcuno

Dopo molte riflessioni e tentennamenti ho deciso di bloccare i link diretti a file di immagini e suoni su questo sito. La ragione è semplice: i forum. Se non lo sapete, sappiate che esistono luoghi della rete dove degli ipodotati mentali di vario genere (suppongo lavoratori dipendenti con del tempo da perdere) si ritrovano per discettare di cazzate irrilevanti come il pallone, i videogiochi o anche semplicemente la loro pochezza psichica. Detti idioti si divertono a linkare immagini da siti come questo, facendoli comparire in questi asili nido per disadattati – per l’appunto i loro forum. Siccome la madre dei fessi è sempre incinta, succede che questi fessi sono milioni e milioni, e ogni volta che ricaricano quella pagina si ciucciano un pochino della mia preziosa banda. Quindi se voi, che invece siete gente a posto, volete prelevare un file da qui e metterlo sul vostro sito, non dovete fare altro che scaricarlo e metterlo altrove. Insomma: da oggi niente più hotlink.

Senti che treno

Ho spesso scritto di John Lee Hooker in questo blog: è uno dei miei grandi amori musicali, e mi viene da Jimi Hendrix – che molto deve al blues di JLH. La dimostrazione di questo si trova in questo video, tratto dal film Rainbow Bridge. Ritrae Hendrix alle prese con una chitarra per lui apparentemente impossibile: acustica, e a 12 corde. Il risultato è davvero pazzesco. Hendrix si ferma, sembra indeciso e imbarazzato. Poi riprende e va fino in fondo. Hear my train a’coming è un capolavoro minimale, un blues stupefacente, da oltre 30 anni altissimo nella mia hit parade.

Glucuronolattonemania

Ho già scritto anni fa cosa penso degli energy drink e del mito dell’efficienza a tutti i costi (in un pezzo intitolato O ti fai o ci resti). Torno sull’argomento perché stamattina mi hanno dato un pieghevole Red Bull che mi pare degno di nota. Da un lato sono spiegate le caratteristiche chimico-ideologiche del prodotto: la Taurina, il Glucuronolattone, le aaali, “gli uomini e le donne d’oggi vogliono realizzarsi ed essere fisicamente sempre più in forma e mentalmente sempre più svegli, come mai prima d’ora”, e via dicendo.

L’altro lato individua le categorie alle quali è rivolto. Eccole:

  • Persone al volante: “E’ il compagno di viaggio ideale per chi percorre lunghi tragitti”.
  • Più che svegli, dal banco di scuola alla scrivania del capo: “La voglia di studiare è indispensabile, ma durante la nottata passata sui libri”… “E più avanti, quando cercherà di fare carriera”… “Persino il lunedì mattina, quando dovrà essere pienamente efficiente e concentrato anche durante l’ennesima riunione della giornata”… (azz’, è lunedì mattina è sei già all’ennesima riunione? ndr)
  • Quando fuori dalla discoteca il gallo canta (ovvero la clientela tradizionale della bevanda, ndr).
  • La donna con 10 lavori: “Tra l’affanno delle pulizie di casa, la corsa per prendere i bimbi a scuola, l’inevitabile incombenza dei fornelli e un salto in palestra…”

Sono passati alcuni anni (il mio articolo è del 2003) ma che uno debba pomparsi di Glucuronolattone (dose consigliata dalla FDA americana 2,4 milligrammi al giorno, una lattina da 250 cl ne contiene 1500 – fonte: Wikipedia) per guidare di più (e non si può non pensare ai terrificanti turni di lavoro dei camionisti), per produrre meglio o per fare 10 lavori, mi pare ancora una cosa brutta. Perché è vero che siamo nel 2008, ma continuo a pensare che sia meglio schierarsi per un mondo più sano, invece di doparsi per riuscire a tollerarne uno orribile e sbagliato.

PS: L’articolo, all’epoca, fece incazzare abbastanza l’ufficio marketing di Red Bull Italia (che, va detto, organizza delle iniziative encomiabili nel campo della musica elettronica). Temo che la cosa si ripeta: mi spiace molto per le persone (ottime), ma non per l’azienda. Ognuno è libero di scegliersi la reclàme che preferisce, e – vivaddio – a volte ne paga le conseguenze (e questo vale sempre anche per il sottoscritto).

Ciao Tina

Il 4 marzo scorso è morta Tina Lagostena Bassi. I più giovani se la ricordano per essere stata giudice nel programma tv Forum. Peccato. Io invece me la ricordo così:

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Negli anni ‘70 era l’avvocato difensore delle donne. Nel processo per il massacro del Circeo (terrificante), e in un altro famoso processo per violenza su una donna, il primo processo pubblico nella storia italiana, diventato uno straordinario documentario trasmesso dalla Rai nel ‘79. Si chiama Processo per stupro, e se non l’avete visto dovreste proprio: “Gli stupratori sono “quattro bravi ragazzi sposati e con prole”, poi condannati al minimo della pena e scarcerati grazie alla libertà provvisoria. Il documentario registra i comportamenti degli imputati, di negazione del reato e svilimento della ragazza (…), nonché le vergognose arringhe dei difensori (…), e gli insulti delle mogli madri e sorelle degli imputati verso la vittima, restituendoci con la sola potenza delle immagini l’ulteriore violenza consumata in aula contro questa donna.” (dal sito venerdicinema.altervista.org).

Potete vedere Processo per stupro su Youtube, magari l’8 marzo (eccovi un link alla prima parte). E grazie Tina: ho sempre pensato che li guardassi così male anche a nome mio.

Un tram chiamato limousine

Come forse sapete, è nato un problema nel PD circa il posizionamento poco blindato dei deputati radicali; Pannella è immediatamente entrato in sciopero della sete, e Veltroni l’ha redarguito: “Un accordo politico non può essere scambiato con una specie di tram in cui si prenotano i posti e si viene portati.”

Mi chiedo: ma l’ha mai preso un tram Veltroni? Si prenotano i posti? Ma dove? Non a Roma, dove prendere i mezzi pubblici è un’esperienza umiliante e spesso fallimentare (nel senso che poi uno prende il taxi). Insomma, prima di nominare i mezzi pubblici a sproposito, e attribuire loro qualità fantascientifiche come i posti a prenotazione, Walter dovrebbe ricordarsi di aver amministrato per sette anni una città il cui trasporto pubblico è, per essere gentili e costruttivi, una merda totale – altro che prenotazione dei posti.