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Go Donato, go!

Ieri sera sono andato a questa festa, per augurare gioia e piacere a Donato (elemento stabilmente presente della scena alt milanese, una sorta di divinità minore) che si appresta a fare il viaggetto che vedete sul flyer – in moto, da solo, tempo previsto circa un anno, partenza verso sud e rientro da nord. Donato non è nuovo a queste imprese, ma stavolta supera se stesso. Come non essere felici per lui, per la sua moto e forse perfino per il suo culo, che certamente uscirà trasformato da questa esperienza? Per seguire le avventure di questo biker gentile attraverso l’Asia basta andare su Lungastrada.it (e mai URL fu più appropriata).

What the food

Sono negli USA, dopo il solito volo infame. Ma voglio essere gentile e comprensivo: passi il gelo in cabina, le hostess gentili ma inflessibili, le famiglione urlanti e i film orrendi. Per KLM ho una sola domanda:

vmt

Ma che è ’sta roba? Un contorno? E dentro che c’è? Non pare anche a voi vomito raffermo? Il sapore certamente lo ricordava.

Formentera c’è

Formentera spacca davvero: niente speculazione edilizia sulle coste, spiagge pulitissime, cibo fantastico (anche se quello locale è molto migliore ma assai più raro da trovare – e non segnalato) e gente proprio a posto. Però:

• Gli italiani sono la stragrande maggioranza dei turisti, e sono orrendi: si rivolgono ai locali in italiano, molestano le signorine, ti gridano dal motorino, fanno caciara – racchettoni, pallone, lotta nella sabbia… Una strage.

• I locali l’hanno capito, e los italianos sono un pochino malvisti dalla popolacion, che gli risponde in italiano (pecunia non olet) ma li manda affanculo in paiès (la lingua locale).

Carlo Sama ha un villone (e, pare, un resort) sull’isola.

Semmai voleste andare, non risvegliate il fricchettone che è in voi: Formentera sta cercando di cambiare clientela, e c’è perfino una legge che vieta di dormire all’aperto, anche nel proprio giardino.

Si consigliano: le grotte (cuevas) sparse in giro per l’isola, a cominciare da quella dell’Escavadora (una scavatrice enorme, ormai fossile, abbandonata in una grotta a picco sul mare), la spiaggia di Es Calò (con piscinette naturali e fanghi benefici), il ristorante Can Gavinu (featuring Marietto as FoodMaster) e l’Hostal Rafalet (Es Calò, Mar Blau, chiedere di Juan).

Si ringraziano: la Robbi ritrovata, Laura, Iñaki, Cris Alex e Eki, Silvia, Maria e gli altri abitanti della casa.

PS: Dialoghetto apocaliptico tra SM e Iñaki:

SM: Ci sono dei pescetti minuscoli che ti mangiucchiano le pellicine. Pensavo che un milione di quei pescetti potrebbero finirti in 5 minuti.

Iñaki (che è basco ma vive sull’isola da un po’): Quest’anno mordono più dell’anno scorso.

Il mio natale infedele

Ho passato le vacanze di Natale in Israele, un posto curioso e naturalmente diversissimo da quello che ci si immagina guardandolo al telegiornale. Innanzitutto è pieno di gente molto diversa, molti sono nati lì, insomma non ha quell’aspetto monolitico che ci si aspetterebbe. E poi Tel Aviv è la “gay capital of the middle east”, una città di perdizione – indubbiamente molto divertente. Ovviamente dietro a tutto c’è una guerra (che si vede bene), e questo cambia inevitabilmente la prospettiva delle cose: abbiamo tutti un’opinione su quello che succede laggiù, e andandoci la mia non è cambiata. Quello che cambia il punto di vista: da “Israele”, diventa il negoziante all’angolo (che è marocchino ma parla inglese), il tipo dell’hummus (che è ortodosso e indossa il Tzitzit), il mio amico Ishai, che mi ha portato a vedere Tel Aviv, che è molto bella, decadente e austera – o anche cubica, grigia e decisamente bunkeristica. Ovviamente su tutto aleggia un doppio spirito: il noto, caustico umorismo ebraico (un modo di pensare, in realtà), e ovviamente la situazione geo-politica.

Gerusalemme poi è un posto davvero incredibile – la madre di tutte le città labirinto come Napoli, Varanasi o Marrakech. La città vecchia (non ho visto che quella) è esattamente come dovrebbe essere: la Via Dolorosa, la Chiesa del Santo Sepolcro, la Spianata delle Moschee (con la Cupola della Roccia e la Moschea di Al Aqsa), e il Muro del Pianto. Come sapete non sono religioso; il punto però qui è l’effetto che questa fede ha prodotto nella storia. E la Chiesa del Santo Sepolcro è un luogo davvero pazzesco, decine di chiese una dentro l’altra, su molti livelli, con graffiti trecenteschi sui muri e – ovunque ci si giri – strati di storia, dal 355 in poi. Ma anche la Spianata, il Muro: luoghi simbolici, furiosamente contesi millimetro per millimetro da migliaia di anni, e si sente. Gerusalemme è un’esperienza che – se uno è sensibile al concetto di infinito/finito – non si dovrebbe perdere.

Molto notevole anche l’esperienza alimentare: il remix di cucina Yiddish, Mediorientale e generico international (c’è una gran moda di Sushi al momento) è notevole, e perlopiù si tratta di fast food, il mio preferito. Per l’Hummus, a Gerusalemme, chiedete di Lina vicino alla Porta di Damasco.

Non posso infine non menzionare la stupefacente eleganza degli ebrei ultra-ortodossi, che secondo me sono davvero avantissimo nel vestire. Purtroppo il clima mediorientale mal si adatta ai pesanti cappotti, i cappelli di feltro (e alcuni perfino di pelliccia) che indossano anche d’estate (ho scoperto che si vestono come in Polonia, o in Russia, nell’800). Però ne ho visti certi di un’eleganza da levare il fiato (ma si sa, io ho un debole per il nero).