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Timeless Hollywood


Downtowner Inn Motel, 5601 Hollywood blvd
(click to enlarge)

Croissant crossover

Spesso pranzo da Paris Baguette su N. Western av. E’ vicino (nel senso che si raggiunge comodamente a piedi da casa – rarissimo qui a LA) e eccellente a parte il caffè, curiosamente mediocre. Fa i migliori cornetti che abbia mai mangiato fuori dall’Italia – inclusa la Francia (che però ho esplorato poco) e l’Austria, dove sono stati inventati. Paris Baguette è davvero un bizzarro mostro multietnico: Originariamente nato a Seul, “è cresciuto fino a diventare il franchise di pasticceria N°1 in Corea, con 1700 punti vendita in 3 paesi”.

Oggi ho mangiato un Danese (immenso e magnifico) in un locale Francese ma in realtà Coreano, servito da un Salvadoreño – a Los Angeles.

Come Britney, ma peggio

Mi segnala Luca, e vi giro che mi pare eclatante, la Top Ten 2009 delle gaffes di Berlusconi pubblicata dal popolare sito USA Huffington Post. E’ una lettura umiliante ma perfettamente rivelatoria di cosa ne pensano nel mondo di noi, e di chi ci governa (tranne in Bielorussia, dove la pensano molto peggio).

Pimp my home

E un felice Natale a tutti da HollyNorrywood, casa dell’incomparabile Norwood Young.

Venice Beach

The Shibucho connection

Ho raccontato a diversi amici di questo incredibile Sushi bar dove ho mangiato a Los Angeles, e in particolare di due delle sole tre fotografie di celebrity che adornano il (peraltro assai discreto) locale, e che vedete in basso (se non sapete chi sono i due ritratti – specialmente quello a sinistra – passate pure al prossimo post).

Adesso sono in grado di darvi delle coordinate: si chiama Shibucho, si trova al 3114 di Beverly Blvd, Los Angeles, CA 90057. E’ un posto davvero assurdo, in un senso positivo. Il gran capo Shige Kudo (che vedete in tutte e tre le immagini, con diverse gradazioni di sorriso – e lo posso capire) nutre le seguenti passioni alimentari, che costituiscono l’unica offerta del ristorante:

  • Sushi altamente filologico e sublime: la prima volta che sono andato la cameriera mi ha avvisato immediatamente: “We don’t serve California rolls”. Il pesce è freschissimo, scelto magistralmente, privo di coloranti (ha un colore completamente diverso dal solito, con toni assai meno fluo), perfettamente preparato e il risultato si scioglie letteralmente in bocca. Io non sono un buongustaio, ma minchia: Kudosan ne sa a vagoni, e me ne accorgo perfino io.
  • Alcuni piatti italiani, tra cui le Melanzane alla Parmigiana e un buon Tiramisù. Mr Kudo è un grande appassionato dell’Italia, parla un pochino la nostra lingua e va letteralmente matto per l’Opera lirica, che diffonde a palla.
  • Grandi vini, soprattutto francesi ma anche italiani e locali. La carta dei vini di Shibucho è assai più lunga del menù, e può costituire la vera mazzata del vostro (peraltro già non leggerissimo) conto: si arriva a 1000 la bottiglia, e anche di più.

Però, giuro, ne vale la pena, il Sushi è davvero stupefacente, e Shige Kudo e i suoi dipendenti creano un’esperienza davvero fantastica, sia quando si limitano a portarti da mangiare, che quando si finisce a parlare della Scala con in mano un bicchiere offerto da lui. Quella che vedete in alto è in assoluto la primissima foto che abbia mai fatto con un ristoratore. Me l’ha fatta Luca, e costituisce l’unico motivo che ho per aprire un ristorante: appendercela dentro, con in un riquadro queste altre due.

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K9 shuffle

Grazie ai buoni uffici di Luca ho finalmente avuto l’opportunità di assistere da vicino a una funzione che desideravo vedere da anni: una esibizione canina, con concorso internazionale (vinto dall’italiano Axell del Monte Alago, che non è un Savoia minore, bensì un serio e forse malinconico braccone italico, che vedete qui sotto). Organizzata dall’AKC e trasmessa anche in Tv, questa esibizione di grazia, leggiadria e parrucco quadrupede è stata sublime, anche grazie all’impagabile location: il convention center di Long Beach, California.

Clicca la preview per ingrandire.

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Ispezione del giudice
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Ancora il giudice all’opera
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Anche l’Italia c’è
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Korean extravaganza
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Love knows no color, or race… or gender… or socks…

Cui prodest?

crrDice il Ministro degli Interni italiano: “Stiamo valutando di oscurare i siti internet che incitano alla violenza. La possibilità che tutti hanno di mettere sul web messaggi che inneggiano alla violenza è un problema serio. Questo è un reato – ha affermato Maroni – si chiama istigazione a delinquere e deve essere perseguito”.

Con tutto il rispetto, signor Ministro, questa si chiama libertà di parola, ed è un diritto civile tutelato nella totalità dei paesi liberi. O forse lei non conosce il proverbio italiano (e dunque forse anche padano) “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”? Dovrebbe ispirarsi agli USA, dove Rush Limbaugh è libero di dire a proposito di Barack Obama: “You know who deserves a posthumous Medal of Honor? James Earl Ray. We miss you, James. Godspeed.” (Sai chi si merita una medaglia al valore postuma? James Earl Ray [l'assassino reo confesso di Martin Luther King]. Ci manchi, James. Vai con Dio.)

Non le pare di gran lunga più istigatorio dei blog che vuole chiudere il riquadro che ripubblico qui a sinistra, tratto dal Corriere online di stamattina? Poche vendite, ma di sicuro una ne hanno fatta. E cosa dire di tutte quelle armi improprie spudoratamente esposte? Se l’aggressore, invece del modello semplice di Duomo avesse scelto quello con la neve, avrebbe potuto infliggere danni ben più gravi. Non ce n’è: in Italia c’è la dittatura, e basta – non c’è tanto da girarci intorno. Invece sull’aggressione di ieri ho soltanto un commento:

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Larger than life

Quelli che vedete qui ritratti sono rispettivamente “mezzo litro di latte” e “un chilo di zucchero” secondo il supermercato vicino dove abito, qui a LA. Intendo dire che sono le confezioni più piccole disponibili (il pacchetto di sigarette invece è standard, e serve come scala). Il latte è mezzo gallone, cioè 1.89 litri. Lo zucchero sono 5 libbre, 2.26 chili. Poi esistono confezioni più piccole (di zucchero, ma non di latte – salvo che sia bio, o addizionato di vitamine, ecc.), ma non nel supermercatone locale – evidentemente tarato per famiglie, o comunque per gente che beve più latte di me.

Chi va, chi viene, chi va

Rientro in Italia (tutto bene, grazie; l’esperienza chicagoana è stata ottima, sia professionalmente che personalmente) e, oltre a tutto quello che ci avevo felicemente lasciato andandomene, ci trovo Muammar Gheddafi in visita ufficiale. Personalmente, avendo Berlusconi ancora come Primo Ministro, non me la sento proprio di criticare Gheddafi – che almeno ha un suo stile inconfondibile (Luca lo chiama Dada Dictator). Mi fa un po’ ridere, ma non più di tanto: vivere in Libia deve essere un incubo, e questa accoglienza festante mi lascia assai perplesso.

Ma la cosa che mi fa riflettere è un’altra. Torno dagli States, dove si è molto parlato dello storico discorso di Barak Obama al Cairo, un evento importantissimo che avrà ripercussioni assai rilevanti in futuro, e ci trovo Gheddafi, autorizzato a farneticare in pubblico protetto dalle sue “Amazzoni” (che La Stampa definisce “Le guardie del corpo che provocano tanta invidia nelle delegazioni ufficiali in missione in Libia”. Suppongo che si riferisca a quei puttanieri dei nostri politici; non ce la vedo Angela Merkel entusiasta per le gnocche in divisa), Berlusconi che minaccia i giornalisti e il parlamento che approva a larga maggioranza una legge che spunta una delle armi a disposizione della magistratura contro la criminalità (organizzata, disorganizzata e politica): le intercettazioni.

Non sono un fan degli USA, ne ho spesso criticato la politica e mi aspetto di farlo di nuovo in futuro. Non posso però non notare la differenza tra un’azione politica di spessore planetario e il pollaio di potenti isterici, di dittatori delle banane e di maschilismo senza vergogna che trovo qua in Italia.

Però poi penso: gli italiani hanno appena riconfermato, attraverso il voto, l’azione politica di questa gente. Quindi gli italiani, inclusi voi e io, hanno esattamente quello che si meritano. In questi casi non si rovina una festa perché a alcuni invitati il buffet non piace: questi dovrebbero educatamente andare fuori dalle palle e trovarsi una festa più adatta. Berlusconi è certamente il peggio, almeno per me, ma se il meglio è Franceschini, allora non solo ho sbagliato festa, ho anche sbagliato indirizzo, data, ora, abbigliamento…