
Bye bye LA, you’ve been very good to me.
Holly, but sad
Personal Catering

Foto di Luca Celada. Lo chef consiglia Taco al Pastor y Burrito de Cabeza.
Mormonista
Salvo che siate in Utah, luogo bellissimo ma scomodo e a tratti inospitale – specie in inverno – non vi trovate al Sundance (festival di cinema indie giunto alla 32esima edizione). In questo caso torna utile e piacevole Il Sundance Diary di Luca Celada, che blogga ogni giorno da Park City, e che di solito potete godervi a reti praticamente unificate nei Tg Rai: uno dei vantaggi di vivere in Italia (così non dite che ne parlo solo male).
Globuli d’oro
Grazie ai buoni uffici di Luca (che mi ospita qui a LA), membro dell’Hollywood Foreign Press Association, sono stato alla cerimonia di consegna dei Golden Globe – uno dei massimi riti hollywoodiani. Per me è stato un estenuante e divertentissimo pomeriggio/sera, in mezzo a celebrity di categoria A++ (c’erano TUTTI), wannabees (ma comunque invitati), signore della Beverly Hills che conta, gente di cinema di ogni tipo e ovviamente studio executives. A differenza degli Oscar qui si sta a tavola tutto il tempo, con frequenti alzate verso la zona fumatori – la vera area VIP, frequentatissima da Mickey Rourke, ma anche da molti altri (tra cui una spaesata ma apparentemente contenta Elisabetta Canalis da sola, che George mi sa che non fuma). Dopo la cerimonia, con un momento per me assai toccante – la consegna del Cecil B. De Mille award a Martin Scorsese (consegnavano Di Caprio e De Niro – italian business) che mi piace molto e se lo meritava tutto – c’erano le feste degli studios, sempre al Beverly Hilton ma in altre zone. Meno star ma molta più caciara: quando bevi dalle 2:30 (in decine di free bar specializzati in vari alcoolici, dallo champagne ai single malt) e sono le 9, o balli o vai a nanna. La musica ovviamente era pessima, ma i buffet (di cui uno della cioccolateria belga Godiva davvero pazzesco), i bar e la fauna locale controbilanciavano.
Momenti VIP della serata:
*) La stretta di mano a T-Bone Burnett – un mito assoluto.
*) Il sindaco di Los Angeles che, mentre mi spiegavano chi era, è venuto e si è presentato sorridendo.
*) L’incontro con un delizioso, gentilissimo, dolce e garbato Mike Tyson, che non solo mi ha stretto la mano, ma mi ha anche fatto un piccolo inchino: il mio vero star moment degli ultimi anni.
Gangsta art

Los Angeles, mural by Mac, lettering by Retna
(click to enlarge)
PS: Beh, che sorpresone. Grazie a Deemo, a cui non sfugge quasi mai quasi niente, adesso sappiamo che il modello del murale qui sopra è nientemeno che Flycat, MC italo-losangelino della primissima ora (e uno dei pro-motori del primo hip hop italiano). Insomma: vai a LA, fai una foto a un muro e sopra c’è uno che conosci (e saluti: hi dude, whazzup?): tres bizarre.
PPS: Dice sempre Deemo, a cui in fatto di immagini non sfugge mai proprio niente: “La roba di El Mac devasta”. Come dargli torto?
Venezia 2.0
Pochi sanno che Venice, uno dei luoghi marini di Los Angeles più famosi al mondo, con la famosa passeggiata a mare densa di fricchettoni, palestrati, hippie e degenerati di ogni genere, è stata originariamente concepita (e inaugurata nel 1905) come una replica di Venezia, Italia, completa di logge falso-rinascimentali, gondolieri (importati da Venezia con gondola al seguito e oggi scomparsi) e naturalmente canali. Poi sono stati quasi tutti coperti, ma ce n’è ancora qualcuno, costellato di case sublimi con pontili e barchette. Come dice Luca (nella foto): “Hai presente la pursuit of happiness (la ricerca della felicità sancita come diritto dalla costituzione USA)? Ecco, questo è il traguardo.” A guardarlo bene non si fatica a crederlo.

PS: Ieri in Tv ho sentito una bestialità con la B maiuscola (ma anche la E, la S, la T…). L’ha sentita anche Luca, che ne parla su Losangelista.
Croissant crossover
Spesso pranzo da Paris Baguette su N. Western av. E’ vicino (nel senso che si raggiunge comodamente a piedi da casa – rarissimo qui a LA) e eccellente a parte il caffè, curiosamente mediocre. Fa i migliori cornetti che abbia mai mangiato fuori dall’Italia – inclusa la Francia (che però ho esplorato poco) e l’Austria, dove sono stati inventati. Paris Baguette è davvero un bizzarro mostro multietnico: Originariamente nato a Seul, “è cresciuto fino a diventare il franchise di pasticceria N°1 in Corea, con 1700 punti vendita in 3 paesi”.
Oggi ho mangiato un Danese (immenso e magnifico) in un locale Francese ma in realtà Coreano, servito da un Salvadoreño – a Los Angeles.
Come Britney, ma peggio
Mi segnala Luca, e vi giro che mi pare eclatante, la Top Ten 2009 delle gaffes di Berlusconi pubblicata dal popolare sito USA Huffington Post. E’ una lettura umiliante ma perfettamente rivelatoria di cosa ne pensano nel mondo di noi, e di chi ci governa (tranne in Bielorussia, dove la pensano molto peggio).
Pimp my home

E un felice Natale a tutti da HollyNorrywood, casa dell’incomparabile Norwood Young.




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