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Lusso vs miseria

Una bella notizia: Chiude Blockbuster. Non solo mi faceva orrore il luogo, la selezione, l’illuminazione, i colori e la clientela ma, essendo di Fininvest, aveva solo film ripugnanti (come avevo già scritto tempo fa). Chiude in Italia e anche negli USA, con una differenza capitale. In America infatti BB muore sotto i colpi di Netflix, che ho testato mentre mi trovavo lì e che funziona a meraviglia: 8.99 $ al mese per tutti i film che vuoi, recapitati in DVD via posta (in 24 ore), senza penali per il ritardo perché non esiste data di riconsegna. Non solo: moltissimi film e serie tv possono essere visti in streaming dal PC.

In Italia viceversa Netflix non ce l’avremo mai, così come non avremo Hulu (film, documentari e serie tv gratis in streaming). Perché? Per via di Mediaset Premium on demand che ha molti dei diritti su film e tv. Per 10 euro al mese (più decoder abilitato a pagamento) si hanno “fino a 50 FILM diversi tra cui scegliere e le ultime puntate delle più famose SERIE TV americane. I film si aggiornano automaticamente, così ogni settimana hai 12 film sempre nuovi!” (ma sempre “fino a 50″).

Quindi, mentre Netflix ha TUTTO, Il Mediaset delle libertà (ma non di scelta) ha massimo 50 film diversi tra cui scegliere. Tarkovski? Bunuel? Macché: Vanzina, Neri Parenti e naturalmente Biutiful. Saremo pure i mejo, ma a me sembriamo sempre i mejo fessi.

Per quattr’ore d’amore

Le principali differenze tra le pubblicità italiane (o europee) e quelle americane sono due. La prima riguarda le campagne comparative: negli USA è possibile fare dei confronti (ovviamente a proprio favore) nelle pubblicità. Tra le battaglie titaniche alle quali ho assistito mentre ero lì ci sono quella del zuppificio Progresso contro tutti gli altri (Campbell in testa) – e quella della compagnia telefonica Verizon contro la AT&T sulla maggiore copertura di segnale (nella foto). L’idea mi piace? Non saprei. E’ ovvio che vinca chi ha più soldi da spendere, e alla fine il consumatore non è che ne sappia molto di più. Però guardare due colossi sbranarsi (o comunque perdere la calma, come ha fatto Nescafè quando è uscito sul mercato USA l’instant coffee di Starbucks, altrettanto imbevibile ma immensamente più costoso e cool) è un bello spettacolo.

La seconda riguarda la reclàme delle medicine prescription, quelle per le quali ci vuole la ricetta medica. Questo suggerisce un rapporto diverso tra medico e paziente, il quale grazie alla pubblicità sa già cosa vuole. Questo capita anche da noi, ma negli USA è proprio previsto. In tv vanno molto tranquillanti, sonniferi, ansiolitici e naturalmente tutti i farmaci utili alle patologie croniche – il vero business delle case farmaceutiche: l’asma, il diabete, il cuore e ovviamente la mazza.

Questo è lo spot Tango che reclamizza il Viagra. Oltre al sublime ritornello Viva Viagra (sulla melodia di Viva Las Vegas di Elvis), fate caso agli effetti collaterali detti in dettaglio con la stessa voce e velocità di quelli positivi (devono farlo per legge negli USA, diversamente da qui dove gli speaker fanno a gara a chi li sciorina in meno tempo). La mia preferita resta l’avvertenza: “Seek immediate medical help for an erection lasting more than four hours”. Azz’.

Kentucky fried massacre

Fosforo e il sottoscritto hanno il “piacere” di annunciare al paese l’esistenza del Double Down, nuova golosità dal Kentucky.

“Un panino unico, con due grossi filettoni di pollo fritto (o grigliato), due pezzi di bacon, due fette di formaggio e la salsa del colonnello Sanders. Questo prodotto è così carnoso (meaty) che non c’è spazio per il pane.”

Il nome deriva da una proprietà di questo panino: ne basta uno a uccidere due adulti.

To the point?

Nei giornali anglo-sassoni si parla molto di questa esilarante slide Powerpoint (clicca per ingrandire) sulla stabilità in Afghanistan, prodotta dall’esercito americano. Tra gli altri ne parla anche il Guardian, che cita il Generale Stanley McChrystal: “Quando capiremo questa slide vinceremo la guerra”.

Oltre alla ridicola dipendenza da software commerciale dell’esercito USA esiste una scuola di pensiero, alla quale mi onoro di appartenere, che sostiene che Powerpoint effettivamente influenzi il modo di pensare delle persone che lo usano, e addirittura ne censuri in qualche modo le idee. Se volete saperne di più c’è un fantastico articolo del 2001 di Ian Parker, che già allora ne parlava sul New Yorker (una rivista davvero meravigliosa).

Holly, but sad


Bye bye LA, you’ve been very good to me.

Personal Catering

Foto di Luca Celada. Lo chef consiglia Taco al Pastor y Burrito de Cabeza.

Mormonista

Salvo che siate in Utah, luogo bellissimo ma scomodo e a tratti inospitale – specie in inverno – non vi trovate al Sundance (festival di cinema indie giunto alla 32esima edizione). In questo caso torna utile e piacevole Il Sundance Diary di Luca Celada, che blogga ogni giorno da Park City, e che di solito potete godervi a reti praticamente unificate nei Tg Rai: uno dei vantaggi di vivere in Italia (così non dite che ne parlo solo male).

Globuli d’oro

Grazie ai buoni uffici di Luca (che mi ospita qui a LA), membro dell’Hollywood Foreign Press Association, sono stato alla cerimonia di consegna dei Golden Globe – uno dei massimi riti hollywoodiani. Per me è stato un estenuante e divertentissimo pomeriggio/sera, in mezzo a celebrity di categoria A++ (c’erano TUTTI), wannabees (ma comunque invitati), signore della Beverly Hills che conta, gente di cinema di ogni tipo e ovviamente studio executives. A differenza degli Oscar qui si sta a tavola tutto il tempo, con frequenti alzate verso la zona fumatori – la vera area VIP, frequentatissima da Mickey Rourke, ma anche da molti altri (tra cui una spaesata ma apparentemente contenta Elisabetta Canalis da sola, che George mi sa che non fuma). Dopo la cerimonia, con un momento per me assai toccante – la consegna del Cecil B. De Mille award a Martin Scorsese (consegnavano Di Caprio e De Niro – italian business) che mi piace molto e se lo meritava tutto – c’erano le feste degli studios, sempre al Beverly Hilton ma in altre zone. Meno star ma molta più caciara: quando bevi dalle 2:30 (in decine di free bar specializzati in vari alcoolici, dallo champagne ai single malt) e sono le 9, o balli o vai a nanna. La musica ovviamente era pessima, ma i buffet (di cui uno della cioccolateria belga Godiva davvero pazzesco), i bar e la fauna locale controbilanciavano.

Momenti VIP della serata:

*) La stretta di mano a T-Bone Burnett – un mito assoluto.

*) Il sindaco di Los Angeles che, mentre mi spiegavano chi era, è venuto e si è presentato sorridendo.

*) L’incontro con un delizioso, gentilissimo, dolce e garbato Mike Tyson, che non solo mi ha stretto la mano, ma mi ha anche fatto un piccolo inchino: il mio vero star moment degli ultimi anni.

Gangsta art


Los Angeles, mural by Mac, lettering by Retna
(click to enlarge)

PS: Beh, che sorpresone. Grazie a Deemo, a cui non sfugge quasi mai quasi niente, adesso sappiamo che il modello del murale qui sopra è nientemeno che Flycat, MC italo-losangelino della primissima ora (e uno dei pro-motori del primo hip hop italiano). Insomma: vai a LA, fai una foto a un muro e sopra c’è uno che conosci (e saluti: hi dude, whazzup?): tres bizarre.

PPS: Dice sempre Deemo, a cui in fatto di immagini non sfugge mai proprio niente: “La roba di El Mac devasta”. Come dargli torto?

Venezia 2.0

Pochi sanno che Venice, uno dei luoghi marini di Los Angeles più famosi al mondo, con la famosa passeggiata a mare densa di fricchettoni, palestrati, hippie e degenerati di ogni genere, è stata originariamente concepita (e inaugurata nel 1905) come una replica di Venezia, Italia, completa di logge falso-rinascimentali, gondolieri (importati da Venezia con gondola al seguito e oggi scomparsi) e naturalmente canali. Poi sono stati quasi tutti coperti, ma ce n’è ancora qualcuno, costellato di case sublimi con pontili e barchette. Come dice Luca (nella foto): “Hai presente la pursuit of happiness (la ricerca della felicità sancita come diritto dalla costituzione USA)? Ecco, questo è il traguardo.” A guardarlo bene non si fatica a crederlo.

PS: Ieri in Tv ho sentito una bestialità con la B maiuscola (ma anche la E, la S, la T…). L’ha sentita anche Luca, che ne parla su Losangelista.