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Post della categoria tech/web.

60 secondi di celebrità

Il mio amico SC mi invia questo fantastico filmato che mi riguarda:

Che si fa attraverso questo link: http://en.tackfilm.se/ e che è veramente inquietantissimo (considerato che parrebbe essere parte della campagna di abbonamento alla Tv pubblica svedese). Adesso sto cercando di capire con chi potrebbe far ridere, ma non è semplice.

Sempre più Down

Dice il giornale: “Tre dirigenti (di Google) giudicati colpevoli per un video online che mostrava un minore Down vessato dai compagni.” Autori della denuncia-capolavoro sono “il comune di Milano e l’associazione «Vividown»… Nelle scorse udienze i familiari del minore disabile avevano ritirato la querela nei confronti dei dirigenti di Google.”

Questa è un’ulteriore sciagura internazionale per un paese già preso per il culo dal pianeta intero, ritenuto una landa di cazzoni puttanieri disonesti, ladri e ignoranti, che adesso condanneranno il telefono perché qualcuno ci ha bestemmiato dentro, e criminalizzeranno le scarpe perché tutti i criminali ne possiedono un paio. E se Google (come farei io immediatamente) chiudesse i suoi siti nostrani e impedisse a chi ha un IP italiano di caricare contenuti? Chi avrebbe vinto?

La domanda sorge spontanea: perché non ci prendiamo direttamente a martellate sui coglioni da soli? A questo punto della miserabile vicenda italiana sarebbe molto meno doloroso.

Divento mio fan

Una delle cose che mi urtano di più di Facebook è ricevere questi messaggi:

The Unbelievable Cazzons became a fan of The Unbelievable Cazzons on Facebook and suggested you become a fan too.

Non so bene in italiano come sia, ma mi pare assolutamente goffissimo. Cioè, ti apri il tuo fan club su FB, che già è un po’ così, e diventi il tuo fan numero uno. Dopodiché inviti i tuoi “amici” (che magari sono proprio tuoi amici) a diventare tuoi fan. Il meccanismo credo dovrebbe essere che qualcun altro tuo fan mi suggerisca di diventarlo, no? La cosa imbarazzante è che non sono solo The Unbelievable Cazzons (sestetto esordiente di speed-polka) a essere fan di se stessi, che lo capisco e lo giustifico, ma anche famosi professionisti e noti artisti italiani, che non nomino per gentilezza ma che – lo sappiano – tra me e me derido un po’.

PS: Il piazzamento di Vittorio Emanuele Filiberto Gianfrescobaldo di Savoia a Sanremo non mi sorprende nemmeno un po’. Come dite? Fa cagare? E’ un infame esempio di musica? E’ la cosa peggiore che abbiate mai sentito? Vorreste tirare patate crude agli interpreti? E che c’è di nuovo? Che l’anno scorso c’era Stravinski? Come mai ci si lamenta di Sanremo? Dopo 60 anni si spera che cambi? Non ci sono cause più interessanti per cui battersi che per un Sanremo migliore?

C’hai la face come il cool

Ho come la netta impressione che il mio account di Facebook (aperto sull’onda del semestre a Chicago) farà la stessa fine di quello su Myspace, chiuso per esaurimento pazienza. Tanto se i miei compagnucci di scuola (molti dei quali mi fa orrore l’idea di risentire) mi vogliono trovare e hanno Internet ci riescono di sicuro. Nel frattempo però smetterei di ricevere messaggi così:

Fino a Mercoledì sera è possibile acquistare le prevendite per Venerdì 11 Dicembre —  Dj Scovered —–  Booka Shade al prezzo di 20€ + diritto di prevendita.

Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita”.  Grazie, faccio da me. Inoltre, non lavorando in un ufficio, non ho proprio mai tempo di fare i test “A quale pianta grassa assomigli?”, “Se fossi nato nel Neolitico il tuo hobby sarebbe?” o eleggere “I 10 telefilm che hanno cambiato il mondo”.

Soundblog and more

Come scrivevo l’altroieri, penso che il sito di chi produce cose debba offrire ai visitatori dei contenuti. Non siamo in tanti a pensarla così, e il web è pieno di samples, estratti, “clicca qui per comperare il resto”, ecc. Non è il caso di Enrico Ascoli, musicista e sound designer torinese di curiosa estrazione (colta ma contaminata, diciamo) il quale, essendo anche psicologo, vede la questione da un angolo davvero interessante. In rete lo fa a partire dal suo sito, ma con una serie di propaggini: ha un blog su blogspot (molto variegato, con alcune cose efficacissime – come la pubblicazioni di reperti sonori recuperati perfino nelll’immondizia – e altre  secondo me meno, come gli aforismi), una sua zona su Soundcloud e una su Vimeo. Il tutto offre uno spaccato delle (belle, efficienti e a volte sublimi) produzioni di Enrico (molte delle quali scaricabili), ma anche dello stato della (sua, ma anche altrui) riflessione sul suono e i suoi impieghi: piacevole per tutti, utile per chi fa mestieri creativi, indispensabile per chi studia questi argomenti (studenti: cliccate ora).

Scassafoto e altre utility

gcexmplPerò, in effetti, dopo avervi segnalato due applicazioni web quasi perfettamente inutili, forse qualcosa di utile potrei anche suggerirla. Utile naturalmente a me, e a chi lavora molto col computer. Nota bene: le applicazioni di cui parlo sono per Mac OS X.

Non potrei mai più vivere senza Shadow Clipboard ($ 15), tant’è che ora che inizia a dare qualche problemino (l’ultima release è di due anni fa) lo sto sostituendo con Ipaste ($ 12,99). Il concetto è lo stesso: avete presente il copia incolla? Bene: questi programmi consentono di salvare quello che avete copiato (testo, immagini, suoni, ecc. fino a 999 item, anche se spegnete il computer) e di incollare da un menù, o anche con scorciatoie da tastiera. Il programma inoltre salva dei preset di contenuti che incollate frequentemente (dall’email all’iban), assegnabili a comandi ctrl-alt-qualcosa. Ipaste si piazza anche nel menù contestuale: per esempio, prima ho copiato tutti gli indirizzi dei link di questo post, che adesso incollo selezionandoli da un menù.

A proposito di menù, un altro ingrediente essenziale della mia vita software è Fruitmenu ($ 12); potenzia i menù contestuali (il cliccadestro) e il menù Apple (il primo in alto a sinistra), aggiungendoci un mucchio di nuove funzionalità. Per esempio: posso spegnere e riavviare col mouse, posso navigare dentro dischi, cartelle e sottocartelle sempre col mouse (aprendo infiniti e graziosissimi popup menu), visualizzando anteprime di immagini (sempre popup); inoltre ha la sublime funzione Gather items in new folder: seleziono cento documenti e lui li raccoglie in una nuova cartella con data e ora come nome.

Poi ovviamente c’è Graphic Converter (€ 29,95), che ogni tanto nomino e che pochi conoscono. GC è IL programma di grafica per Mac; non solo è un piccolo Photoshop, ma converte centinaia di formati grafici anche arcaici in quelli più recenti, apre immagini corrotte, converte una serie di immagini in un filmato (con molte opzioni, buone sia per il filmino delle foto delle ferie che per esperimenti di stop motion) e permette di fare una delle cose più buffe che un computer possa fare:

  1. Scaricate questa immagine;
  2. Apritela con TextEdit. Vedrete un lungo testo ingarbugliato tipo “Gl4jhIKhj6fv”. E’ il codice dell’immagine.
  3. Con la funzione Cerca… di TextEdit cercate tutte le E e sostituitele con delle O; poi cercate i 4 e cambiateli con dei 3.
  4. Salvate il risultato come testo, ma con suffisso .jpg invece di .txt (semmai ve lo cambiasse).
  5. Aprite il file con Graphic Converter (Preview o altri programmi lo vedono come corrotto).

Il risultato lo vedete qui in alto.

PS: GC è scaricabile e utilizzabile gratis,  però con fastidioso splash a tempo che aumenta ogni volta.

Letture, style e nerdomanzia

nufrntE’ da un po’ che penso di fare un post, se non addirittura un’intera categoria, parlando di software, di applicazioni che uso frequentemente, che magari non conoscete e che potrebbero essere utili. Però poi non l’ho ancora mai fatto – ci sarà un motivo, immagino.

Però, nell’annunciarvi un bel triplo aggiornamento dei mensili (comodamente accessibili dalla sezione articoli del sito, sia tutti insieme in successione che Alt Sex, Avvisi e InLoop separatamente), e un restyling della home page del sito (con alcune funzionalità aggiuntive, e altre in arrivo), voglio parlarvi di due risorse web che uso. Ve le racconto perlopiù come confidenza su che genere di siti io frequenti, ma anche perché so che pur essendo inutili e forse risibili per la maggioranza di voi, qualcuno li troverà insostituibili.

Il primo me l’ha segnalato il mio amico SC, e è uno strumento di ricerca di immagini, ma di una sola immagine. Si chiama Tineye, a reverse search engine, e funziona così: voi caricate un’immagine (oppure inserite l’indirizzo di un’immagine online), e lui ne cerca altre uguali su Internet. Potete provare con questa. Inutile quasi sempre, essenziale se cercate immagini a risoluzioni migliori.

Il secondo l’ho scoperto per caso, e mi fa ridere un casino. Si chiama browsershots.org, e è un sito/utility per web designer. Consente, attraverso un semplice clic, di verificare la compatibilità di una pagina coi browser. Quali? Credo proprio tutti quelli mai esistiti: sono 83. Si sceglie quelli che si vogliono, si impostano alcuni parametri e poi si va a fare il caffè. Qualche minuto dopo compare una pagina con decine di thumbnail tutte simili (ma nessuna uguale: ogni browser fa come gli pare – specialmente IE), e così si può verificare come si veda un sito su Epiphany 2.2, K-Meleon 1.1 o Kazehakase 0.5, ma anche tutte le release di Explorer (le immagini generate sono 1024 x 768, png a 24 bit) .

Punto tutto, ma non it

Leggo su Repubblica:

Il dominio .it è affidabile e conosciuto ma ancora in pochi lo usano: a rivelarlo è un’indagine condotta da Pragma per conto del Consiglio Nazionale delle Ricerche, presentata a Roma, che evidenzia come, su un campione di 2150 intervistati, tra privati cittadini, imprese e opinion leader (politici, accademici, giornalisti, ecc.) il suffisso italiano debba ancora raggiungere una massiccia diffusione, soprattutto tra i singoli utenti e quanti, per ragioni professionali, legano il proprio nome ad un sito web con nome e cognome. (…) Per ovviare al problema e sviluppare una cultura della rete made in Italy, il prossimo 9 novembre il Consiglio Nazionale delle Ricerche, attraverso il Registro.it, l’anagrafe dei domini italiani, organismo dell’Istituto di Informatica e Telematica (IIT) del Cnr avvierà dunque una vasta campagna d’informazione. L’obiettivo è incentivare l’utilizzo dei siti internet .it nella speranza di coinvolgere circa dieci milioni di potenziali nuovi utenti.

Come vedete qui in alto sono utente di un dominio .it. Che funziona esattamente come un .org o un .com (ho avuto entrambi), ma ha uno  svantaggio: salvo a usare un server italiano (che in generale funzionano male, hanno un servizio clienti peggiore e costano parecchio di più), bisogna depositare il dominio .it presso un mantainer italiano che ve lo “mantiene”. Ogni anno mi tocca pagare circa il doppio di quello che mi costa l’altro dominio (.com) a un provider locale solo per questo servizio – perfettamente inutile, almeno per me.

Quindi, insieme alla “vasta campagna d’informazione con l’obiettivo di incentivare l’utilizzo dei siti internet .it, nella speranza di coinvolgere circa dieci milioni di potenziali nuovi utenti”, magari si potrebbe cominciare a abolire questa inutile e costosa burocrazia. Quando ho scoperto questa regola sono stato sul punto di disfarmi del dominio e passare al .net. Quindi il mio consiglio è: fatti pure un sito internet, ma lascia stare il .it.

Written Matter

C’è un altro cambiamento su questo sito, e so che farà piacere ai miei lettori più accaniti. Ho unificato le mie rubriche giornalistiche (e il resto dei testi pubblicati in italiano) in un’unica area detta Written Matter, il cui l’indirizzo è http://www.radiogladio.it/wm/. Non solo si può usare come al solito (incluso iscriversi ai feed, separati o tutti insieme), ma l’archivio è indicizzato, ricercabile e consultabile in diverse maniere. Conta 320 articoli, il primo datato aprile ‘96. Un piccolo vanto: stavolta ho fatto tutto da solo, inclusi i moltissimi cambiamenti al comportamento del tema di Wordpress: piccoli nerd crescono. Naturalmente sempre grazie all’unica e sola Uebmasta delle dive, l’incomparabile Cicalona.

AGGIORNATE I BOOKMARK!!

E buona lettura.

Tagga il mondo

qrfsfrQualcuno s’è chiesto cosa intendessi quando dicevo che col QR code si possono fare un mucchio di cose. Dice Wikipedia:

“Un Codice QR (in inglese, QR Code) è un codice a matrice (o codice a barre bidimensionale) creato dalla corporation giapponese Denso-Wave nel 1994. Il “QR” deriva da “Quick Response” (Risposta Rapida), poiché il creatore pensava ad un codice che consentisse una rapida decodifica del suo contenuto.”

Aggiungo io: questo sistema diventa sensato se uno possiede un telefono cellulare recente (ma non necessariamente recentissimo) con fotocamera e software di lettura, disponibile gratis per diverse piattaforme portatili: smartphone, netbook, ecc. Basta leggere il codice fotografandolo, e sul vostro telefono possono comparire diversi tipi di informazioni tra cui messaggi di testo, indirizzi web e Vcard (biglietto da visita elettronico). Per generare una tag, basta andare su uno dei moltissimi siti che offrono questo servizio gratis, oppure scaricare un software (che però temo sia a pagamento). Quindi se io stampassi questo codice sul retro del mio biglietto da visita, basterebbe leggerlo col telefono per avere già tutti i miei dati digitalizzati, senza doverli scrivere a mano. Comodo, no?

Ma col QR code si può fare molto di più, e se ne parla da anni: taggare le città, per esempio, o creare dei link tra il mondo reale e la rete (per gli ormai molti titolari di connessioni mobili). O magari delle specie di social network underground, delle fanzine scaricabili attraverso link adesivi da attaccare alla fermata del tram… Le possibilità sono infinite, e mi sa che qualcosina ci farò. (Nella tag, l’indirizzo di Fosforo)

PS: Qui trovate un sito che decodifica il QR code da una url o immagine.