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Post della categoria politica.

A volte rimangono

Guardo Rai Storia, che è involontariamente favolosa (con pezzi d’Italia andata assolutamente sublimi) ma volontariamente spesso discutibile. Benché diretta da Paolo Ruffini, Rai Storia è il feudo di Giovanni Minoli, in onda quasi tutte le sere. Minoli, lo dico per i più giovani, è stato la voce del padrone fin dai tempi del Craxismo, di cui era uno degli esponenti di punta. Una voce dichiaratamente schierata, che non ha perso ne’ il pelo ne’ il vizio (ma ha preso qualche chilo – pur restando immensamente vanitoso).

Rinascimento Nucleare
Il futuro del nucleare in Italia, tra costi, pericoli, strategie, vantaggi. Ma anche un’analisi del passato, a partire da Fermi e dal gruppo di via Panisperna; il racconto della storia recente fino all’incubo di Chernobyl; sino all’oggi. Ripartire dal simbolo perduto come se un grande vecchio avesse guidato la mano dei nuovi ricercatori dell’energia. Ripartire dal simbolo del nucleare per una nuova politica energetica all’insegna dell’indipendenza dalle altre potenze e dalla sostanziale inesauribilità delle risorse. Per qualcuno una provocazione. Per qualcun altro una benedizione.

Questo testo, tratto da qui, potrebbe essere:

1. Il comunicato stampa di un’iniziativa del Governo sul nucleare.
2. Il brief dell’intervento di Altero Matteoli al simposio sull’energia di Strüzzømålnatö.
3. Il depliànt promozionale di un costruttore di centrali atomiche chiavi-in-mano.
4. La scheda di presentazione di Dixit di stasera.

La cosa brutta è che molto probabilmente è un po’ tutte queste cose. Quella certa è che la risposta esatta è l’ultima.

Emerito

Accanirsi sui morti non mi è mai sembrato bello. Però naturalmente si possono e devono fare delle eccezioni alle regole, e nessuna mi pare più appropriata di Francesco Cossiga. Vi risparmio la litania di chi se l’è ritrovato prima come Ministro degli Interni (si, c’ero anche io in piazza a Roma quel 12 maggio 1977), poi come Capo del Governo e infine come Presidente della Repubblica in deriva psichica.

Voglio essere signorile. Diciamo che Cossiga rappresenta un’epoca orribile della storia italiana. Aveva dei riferimenti culturali ormai incomprensibili, un umorismo antico e imbarazzante, delle passioni grottesche e definitivamente scomparse, un gusto per l’intrigo assolutamente inappropriato, insomma Cossiga era l’altroieri – un altroieri che sono felice sia passato a miglior vita e che spero non ritorni mai più.

(immagine tratta dal sito di Rolling Stone)

100% Made in Italy

Sulla questione della neo-signora Fini, del cognato a Montecarlo, ecc. per me vale esattamente quello che valeva per Marrazzo e per le ragazzotte di Berlusconi: tra maggiorenni tutto è possibile, e nessuno di questi comportamenti pare essere perseguibile penalmente. Poi c’è sempre quella parola fuori moda, opportunità, che però a nessun politico piace: ho rivisto ieri la puntata di Report sul doppio incarico di sindaci e governatori, e tutti dicono sempre “la legge lo consente”, ma non si chiedono mai se sia opportuno o meno. E’ legale che uno abbia degli appalti alla Rai solo (o anche) perché è un cognato? Certamente sì, altrimenti le galere sarebbero perfino più piene. E’ opportuno? Mah, qua ognuno la pensa come crede. Ho vissuto abbastanza, passando circa due anni a viale Mazzini, 14 (al riparo a Radio 1, poco appetibile per i politici), per aver visto lavorare (si fa per dire) mandrie, orde, moltitudini di cognati di qualsiasi colore, forma e (abitualmente scarso) contenuto. Quindi che il cognato di Fini faccia questo di professione (mentre dicono che prima facesse il cognato di Gaucci) non mi meraviglia per niente.

Però, esattamente come nel caso di Marrazzo, delle ragazzotte di Berlusconi, delle cenette con trame occulte e tutti gli altri comportamenti magari legali, oltre a notare lo scarso senso di opportunità mi affascina sempre (e mi riempie di orrore) lo scenario. Verdini che incontra Flavio Carboni nel cinquecentesco Palazzo Pecci Blunt, Silvio col lettone di Putin, Fini che si fidanza con la ex di Gaucci che però prima aveva vinto all’Enalotto affidando al bancarottiere la vincita (mentre lui sostiene il contrario), e quindi piazza il fratello come appaltatore Rai… Tutto legale, tutto nella grande tradizione d’Italia – dove praticamente chiunque farebbe esattamente la stessa cosa, e se non lo fai sei proprio un coglione.

Rap capricciante

Dal blog di Gianfranco Miccichè (che non linko nemmeno se m’ammazzano), dove c’è uno spazio di satira “pungente” dal titolo azzeccatissimo (via Repubblica che lo chiama un “rap”):

S’è sempre detto che la satira era una cosa di sinistra, benché ci siano molti esempi di comicità anche politica di destra, come il Bagaglino o Striscia. Ecco, Punture di Zanzara è un sublime esempio di satira di destra. Come dite? RacCapezzone non vi fa ridere? Il Bocchino al mattino lo trovate imbarazzante? State pensando: “Ma poi, chi cazz’è Briguglio?” Lo so – è doloroso solo pensare che qualcuno abbia partorito (e poi deciso di pubblicare) uno scritto così terribile (il pensiero mi corre ai Sumeri, nobili inventori della scrittura). Se poi si considera che è stato ripreso da una gran quantità di quotidiani, mi si gela il sangue (che data la stagione non è male). Però su una cosa discordo: il sesso orale al mattino mi manda nel pallone per buona parte della giornata; molto meglio verso le 18.

Ammirevole amore

Ecco un post difficile da scrivere, che però non solo mi pare giusto pubblicare ma mi sembra quasi obbligatorio.

Quando le BR hanno sequestrato Aldo Moro, nel marzo del ‘78, io avevo 18 anni e andavo al liceo. Fu nei giorni immediatamente successivi a questo fatto che scoprii due cose. La prima è che, malgrado le sue idee fossero davvero distanti dalle mie, bisogna dire (anche per comprendere quegli anni) che Moro era un gigante del pensiero all’interno della Democrazia Cristiana. Era l’unico “statista” vero, l’unico in grado di elaborare delle sofisticate strategie politiche (gran parte delle quali non mi piacevano allora, e nemmeno adesso, ma non c’entra), certamente quello che dava un senso alto alla politica DC dell’epoca. Alto nel senso del pensiero, specialmente se paragonato ai democristiani che sono venuti dopo di lui: dei nani – moralmente, politicamente e intellettualmente minuscoli. Naturalmente non condivido quasi una virgola del pensiero politico di Moro, ma quando l’hanno rapito ho capito chi avevano preso, e come mai non s’erano accontentati di uno dei nani: le BR volevano il gigante, l’unico che c’era nella DC. Vorrei anche aggiungere, giusto per la cronaca, che non condivido (ne’ allora ne’ adesso) nemmeno la strategia delle BR – benché, esattamente come per Moro, ne capisca le ragioni: l’Italia era un paese davvero tremendo negli anni ‘70, e il rapimento Moro fu solo uno dei molti fatti terribili di quegli anni.

La seconda scoperta fu una signora intelligente, articolata e dignitosamente disperata; Eleonora, la moglie di Moro. Il loro amore ci è noto per via delle lettere dalla prigionia (86 in 55 giorni, alcune delle quali mai recapitate e rinvenute anni dopo) nelle quali se ne parla lungamente. Di nuovo: c’è molta distanza tra me e questa famiglia assai cattolica. Però il rapporto che traspare da queste lettere è di uno spessore che riempie di commozione, specialmente se paragonato allo squallore che emerge dalle biografie private dei politici contemporanei. Uno spessore e una qualità esemplari, così come fu esemplare la costanza con la quale la signora Moro cercò di combattere la tribù dei nani, uniti nel “fronte della fermezza” per dire di no a qualsiasi trattativa.

Dev’essere stato terribile, essendo la moglie di un gigante, vedere tutti quegli ignoranti, maneggioni, squali e mezze tacche che popolavano la DC dell’epoca schierati per farlo ammazzare. Certo che ci fu anche un fronte della trattativa, ma i “suoi” lo abbandonarono. Ricordo la signora Moro disperarsi, passare dalle suppliche alle minacce, incredula davanti all’atteggiamento della DC. Se vi interessasse approfondire, 80 delle lettere di Moro dalla prigionia le trovate qui.

Pur nella distanza intellettuale e politica, ho sempre provato grande tenerezza per questa donna e per la sua terribile vicenda personale. La signora Eleonora Chiavarelli Moro è morta ieri a 95 anni, a 32 dalla morte del marito – subito dopo la quale ridiventò invisibile com’era stata prima (qui trovate l’unica intervista concessa in 30 anni). Avevano un bello stile la signora Moro e la sua famiglia, perfino nella tragedia. Spiccava, in mezzo ai bifolchi della classe politica dell’epoca – molti dei quali sono ancora tra noi, certi perfino ancora al potere.

The return of the son of P2P

Dice Roberto Maroni a Panorama.it:

“Non rinuncio mai alla musica: in aereo ho sempre l’iPod e anche in ufficio c’è sempre musica di sottofondo. Fra lo stupore dei tecnici del ministero, mi sono fatto anche installare eMule sul pc per scaricare gratis. La mia è e vuole essere una provocazione, perché credo che la soluzione non sia quella francese di tagliare il collegamento a chi scarica illegalmente canzoni. La soluzione è creare un sito protetto, sicuro e legale, dove i ragazzi possano scaricare brani i cui diritti d’autore sono garantiti dall’intervento di uno o più sponsor. Questa è la via maestra per tutelare sul serio i diritti di tutti.”

Molto interessante. Dunque il nostro Ministro degli Interni (che forse parla anche a nome della Lega Nord) tra i molte possibili scenari preferisce questo: musica gratis e diritti pagati dagli sponsor. Non specifica se questi sponsor poi inseriranno un messaggio audio prima del brano (cosa che io pretenderei, se fossi uno sponsor) o si accontenteranno di banner (improbabile). Le altre ipotesi, lo ricordo per completezza, sono una tariffa flat per tutta la musica (che ripianerebbe i bilanci delle Major), un meccanismo che calcoli il numero di volte che si guarda o ascolta qualcosa e ci addebiti i diritti (una sorta di pay per view/listen) o l’attuale vendita di brani a 99 c (secondo me insensata, e figlia del vecchio modello di business musicale).

Noto infine, con una certa sorpresa, che c’è ancora qualcuno che usa eMule. Direbbero negli USA: “That’s so 2002″.

ONU, OMS e morti viventi

Come forse avete notato non ho mai parlato della legge che si propone di fare tagli alla cultura, alle fondazioni liriche, ai teatri. Non m’importa? Come no: accolgo con piacere nella trincea dei morti di fame tutti quegli operatori culturali che, a differenza del sottoscritto (e di TUTTI i musicisti italiani che non fanno ne’ lirica ne’ musica folk), hanno goduto in questi decenni di pacchi immensi di soldi, e che adesso si ritrovano col culo nell’acqua: se volete vi insegniamo a nuotare. Non solo, ma difendere la Turandot mentre i Massimo Volume (o Dargen D’amico) devono lavorare per vivere mi sembrerebbe terribile. Quindi semmai chiudessero le fondazioni liriche non mi strapperò i capelli: notoriamente la lirica la fanno bene anche in Corea, dove però producono pure tecnologia d’avanguardia.

Registro invece due crolli d’immagine poderosi, almeno per me. Il primo non è una sorpresa: l’ONU sanziona l’Iran per il nucleare mentre è assai gentile cogli Israeliani (i quali anche hanno l’atomica ma non lo dicono) che attaccano navi in acque internazionali – o che radono al suolo case arabe a Gerusalemme est per farne di proprie. Ma che l’ONU non fosse l’Organizzazione delle Nazioni Unite lo sapevamo già. Viceversa m’ero sempre fidato dell’OMS. Dice la Stampa: “Secondo il British Medical Journal, l’Organizzazione mondiale della Sanità occultò di proposito un elemento chiave, cioè il legame finanziario tra alcuni dei suoi esperti e le case farmaceutiche Roche e Glaxo, fabbricanti del Tamiflu e del Relenza, i farmaci antivirali contro l’H1N1. L’Oms indusse i governi di mezzo mondo a fare scorte di questi vaccini.” Mortacci vostra.

Brambilla a chi?

Per una volta concordo con un’opinione espressa da un esponente del governo, il Ministro Brambilla, che a proposito di integrazione degli immigrati scrive:

Riteniamo che la cittadinanza italiana possa essere concessa agli immigrati solo a condizione che essi abbiano già (…) acquisito un livello di conoscenza della nostra lingua, della nostra cultura e soprattutto delle nostre leggi tale da rendere, sotto ogni profilo, tangibile la loro volontà di integrazione.

Se sono convinta che, anche in Italia, l’immigrato debba poter acquisire la cittadinanza con tutti gli altri diritti che ne conseguono, mi chiedo però come si possa pensare di concedere questi diritti a chi non dimostri, con i fatti, la propria convinta volontà di integrarsi nella struttura giuridica, sociale ed anche culturale di questo paese.

Per concludere, ritengo che gli immigrati debbano raggiungere questo importante traguardo attraverso verifiche e criteri selettivi molto rigorosi, che poi sono gli stessi già adottati da tempo da altri paesi.

Come non concordare? Oh, naturalmente non è che si possono implementare “verifiche e criteri selettivi molto rigorosi” solo verso gli immigrati. E’ ovvio che questi criteri vanno applicati a tutta la popolazione. Infatti non mi pare affatto che Roberto Cota abbia dimostrato “la propria convinta volontà di integrarsi nella struttura giuridica, sociale ed anche culturale di questo paese” (anzi, sbandiera ai quattro venti proprio la sua scarsa volontà), o che si possa dimostrare che Bossi, Calderoli o anche Antonio Di Pietro “abbiano acquisito un (qualsiasi) livello di conoscenza della nostra lingua e della nostra cultura”. Quindi sì agli esami di integrazione, così poi vediamo quanti trogloditi bresciani (che si sentono così superiori) sanno cosa s’intende con congiuntivo, o chi era Sandro Pertini.

Non per tutti

Da oggi è comparso un nuovo bollino in questa pagina. E’ in alto a destra e recita: “Blog inadatto ai minori”. Come mai? Ho forse deciso di tramutare questa pagina in un forum sul prepuzio? No, Fosforo resta sempre uguale. Sono le mie opinioni a cambiare, anche a seguito di alcuni segnali precisi: la posizione bacchettona di Facebook  (che non ammette contenuti per adulti, come invece fa Youtube) ma anche le polemiche sul web come luogo di perdizione. Ecco, io mi sono trovato a pensare che le mie riflessioni e opinioni, ma anche il mio umorismo, non sono per tutti. E non è solo una questione di argomenti equivoci, linguaggio scurrile o immagini conturbanti. Mi sembra che per capire quello che dico siano utili apertura mentale, pensiero laterale e una buona dose di ironia. Tutte cose che spesso fanno difetto ai minorenni – i quali secondo la legge italiana (che condivido) sono soggetti alla potestà dei genitori (che potrebbero appartenere a una qualsiasi delle categorie qui sotto). Naturalmente gli under 18 non sono i soli a essere immaturi in quei settori, ma non è che posso scriverci: blog inadatto a religiosi, bacchettoni, vergini, clero, democristiani, forzitalici in libera uscita, leghisti, ciellini, mafiosi, educande…

Unreal estate

Il mio politico preferito, si fa per dire naturalmente, è quello che casca dal pero. Professionista di questo sport è il Ministro Scajola, uno degli esseri umani per me più sgradevoli nella storia dell’homo sapiens. Dopo essersi fatto cacciare dal governo qualche anno fa per aver offeso una vittima del terrorismo, e aver difeso a oltranza l’operato delle forze dell’ordine (poi ritenute colpevoli da un tribunale) durante il G8 di Genova, adesso è coinvolto in un esilarante scandalo a base di assegni circolari e appartamenti in centro a Roma (lui naturalmente si dichiara estraneo ai fatti). Leggo sul Corriere, virgolettato: “Nessun sospetto che 610mila euro per un appartamento da «nove vani e mezzo» vicino al Colosseo fosse troppo buono come affare? Il suo staff minimizza: «Era da ristrutturare, è un ammezzato, e sotto c’è la metropolitana che quando passa trema tutto».

Nove vani e mezzo con vista sul Colosseo a 610mila euro… Capisco che fare gli gnorri sia un modo di reagire, ma non pare anche a voi davvero un affare spettacolare – forse troppo – e una risposta ridicola?