Ecco un post difficile da scrivere, che però non solo mi pare giusto pubblicare ma mi sembra quasi obbligatorio.
Quando le BR hanno sequestrato Aldo Moro, nel marzo del ‘78, io avevo 18 anni e andavo al liceo. Fu nei giorni immediatamente successivi a questo fatto che scoprii due cose. La prima è che, malgrado le sue idee fossero davvero distanti dalle mie, bisogna dire (anche per comprendere quegli anni) che Moro era un gigante del pensiero all’interno della Democrazia Cristiana. Era l’unico “statista” vero, l’unico in grado di elaborare delle sofisticate strategie politiche (gran parte delle quali non mi piacevano allora, e nemmeno adesso, ma non c’entra), certamente quello che dava un senso alto alla politica DC dell’epoca. Alto nel senso del pensiero, specialmente se paragonato ai democristiani che sono venuti dopo di lui: dei nani – moralmente, politicamente e intellettualmente minuscoli. Naturalmente non condivido quasi una virgola del pensiero politico di Moro, ma quando l’hanno rapito ho capito chi avevano preso, e come mai non s’erano accontentati di uno dei nani: le BR volevano il gigante, l’unico che c’era nella DC. Vorrei anche aggiungere, giusto per la cronaca, che non condivido (ne’ allora ne’ adesso) nemmeno la strategia delle BR – benché, esattamente come per Moro, ne capisca le ragioni: l’Italia era un paese davvero tremendo negli anni ‘70, e il rapimento Moro fu solo uno dei molti fatti terribili di quegli anni.
La seconda scoperta fu una signora intelligente, articolata e dignitosamente disperata; Eleonora, la moglie di Moro. Il loro amore ci è noto per via delle lettere dalla prigionia (86 in 55 giorni, alcune delle quali mai recapitate e rinvenute anni dopo) nelle quali se ne parla lungamente. Di nuovo: c’è molta distanza tra me e questa famiglia assai cattolica. Però il rapporto che traspare da queste lettere è di uno spessore che riempie di commozione, specialmente se paragonato allo squallore che emerge dalle biografie private dei politici contemporanei. Uno spessore e una qualità esemplari, così come fu esemplare la costanza con la quale la signora Moro cercò di combattere la tribù dei nani, uniti nel “fronte della fermezza” per dire di no a qualsiasi trattativa.
Dev’essere stato terribile, essendo la moglie di un gigante, vedere tutti quegli ignoranti, maneggioni, squali e mezze tacche che popolavano la DC dell’epoca schierati per farlo ammazzare. Certo che ci fu anche un fronte della trattativa, ma i “suoi” lo abbandonarono. Ricordo la signora Moro disperarsi, passare dalle suppliche alle minacce, incredula davanti all’atteggiamento della DC. Se vi interessasse approfondire, 80 delle lettere di Moro dalla prigionia le trovate qui.
Pur nella distanza intellettuale e politica, ho sempre provato grande tenerezza per questa donna e per la sua terribile vicenda personale. La signora Eleonora Chiavarelli Moro è morta ieri a 95 anni, a 32 dalla morte del marito – subito dopo la quale ridiventò invisibile com’era stata prima (qui trovate l’unica intervista concessa in 30 anni). Avevano un bello stile la signora Moro e la sua famiglia, perfino nella tragedia. Spiccava, in mezzo ai bifolchi della classe politica dell’epoca – molti dei quali sono ancora tra noi, certi perfino ancora al potere.