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Weaving nostalgia

I don’t know about you, but I often have a little feeling of regret when I think about some other career I could have chosen (besides being a dancer, which is really what I should have been). Lighthouse keeper, Ships-in-a-bottle maker, calligrapher, ocarina soloist, puzzle designer… Many of the activities that are attractive to me have a slightly obsessive, almost autustic trait. But being a musician and digital artist in 2011 is not very far from being a lens maker in the 18th century: you’re mostly home, alone, looking at (or listening to) stuff for hours while you chisel, chip away, retouch.

I’m very attracted by carpets, especially traditional carpets both from central and eastern Asia. There is something almost mystical about rugs: the symmetry, the color groups, the symbols. Also, a carpet is the ultimate “Ambient Furniture”: you might not notice it right away, but it sets the mood of a space (or, to quote The Dude, “That rug really tied the room together, did it not?”) Unfortunately I can neither afford really nice carpets, nor know how to weave myself one. But I can use Photoshop, so I started to toy with imaginary rug design.

These decorative themes come from a collection of (I believe) wall and floor decorations (actually they seem to be scans of wallpaper) called Greek Frames, Borders and Accents. The music, a revamp of David Crosby’s classic Traction in the Rain, belongs to a series of remixes I made in the past 6 years.

For the full experience, make sure to turn on 720p HD in the bottom right corner of the Youtube player (it becomes available once the video is playing), or click here for a direct HD link.

Pick-a-book

Nuovo video (il secondo) per il nuovo album di Soslo, Adagio. Stavolta è toccata a The Reach Of Children (If We Had Souls), la stupefacente versione di Steve Piccolo. Per l’occasione ho esplorato un mondo estetico su cui sto lavorando e che mi attizza assai: la censura.

Poi, non pago, ho anche fatto un remix di questo video (con altra musica).

The love of God

Una delle intraprese più riuscite della mia vita, anche in termini di risposta di pubblico, è certamente stata l’album Inaudito, uscito a nome Buddha Stick nel ’96. Dentro quel densissimo album c’è un bel pezzo della mia vita di musicista e di ascoltatore: pezzetti, campioni, atmosfere, suoni, loop… I dischi dovrebbero poter essere anche così: un percolato di quello che hai fatto fino a quel momento. Sfortunatamente è sempre più raro trovare album del genere, per una ragione anche comprensibile: se cerchi di campare suonando questo non è il sistema migliore; accumulare musica in questa maniera geologica può richiedere degli anni, e nel frattempo pagare l’affitto è un casino. Io ho la fortuna di giocare su diversi tavoli, e quindi posso permettermi l’immenso lusso di fare i dischi quando mi pare ora.

A 15 anni dall’uscita di Inaudito (uno dei primissimi album legalmente in downloading nella storia dell’mp3, luglio ’97, a un anno dalla pubblicazione, esaurite le 1971 copie stampate) ho ripescato dal cilindro questo nome, che indica anche un metodo di lavoro e certi sentimenti sonori tipici di quell’album – ma non necessariamente di tutto il resto della mia produzione. L’ho usato per un remix di Soslo, A cool dry place (Kingston Moan):

A cool dry place (Kingston moan) – SM & Buddha Stick by so-slo

Per i maniaci (Inaudito negli anni ne ha stanati diversi) il sottotitolo deriva da questa storia. Mille grazie a Federica Colombo con la quale l’ho mixato all’S213Lab di Milano.

Realcore movie trailer

Pachidermi ridicoli

Oggi pomeriggio stavo cercando una mia base strumentale per una cosa che sto facendo (e della quale avrete notizia molto prossimamente) e, ravanando in un vecchio hard disc, ho ritrovato un remix perduto. Era il 2000 e usciva Asile’s world, secondo album di Elisa. Io avevo già lavorato per la Sugar, realizzando un paio di versioni per gli Avion Travel che non solo erano piaciute a loro (una in particolare, che è forse il mio remix migliore) ma avevano anche funzionato commercialmente. Mi arrivò quindi la richiesta di una versione della title track dell’album di Elisa – una persona che si fa volere bene e che canta come un angelo. Benché, devo dire, quel brano non mi sembrasse particolarmente adatto (m’avessero invece fatto fare un rimischio di Luce, singolo dell’anno dopo, gliel’avrei pettinato per benino. Ci provai, ma nisba). Ma tant’è. Mi ci misi e produssi un piccolo mostro, però secondo me molto simpatico. La migliore definizione la diede l’allora A & R della Sugar, rifiutandolo: “Pare Enya, però in acido.” Era giustissimo, e ve ne darò la prova, benché secondo me Enya in acido potrebbe essere interessante…

Mentre realizzavo il brano a un certo punto notai che chiudendo delle tracce e mettendo in loop la batteria si otteneva un effetto musicale buffo, un po’ marcia degli elefanti però triste, con una specie di tuba in 4/4 lento e, sullo sfondo, un’orchestrina di zie di Enya sotto LSD: very funny. Quindi realizzai un velocissimo mix di questo buffo teatrino musicale e me ne dimenticai. Oggi l’ho ritrovato, insieme alla versione ufficiale rifiutata, che è molto più “seria” (e, non ce n’è, pare proprio Enya in trip). Però questa qua fa morire dal ridere:

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

L’Asilo degli elefanti tristi ma buffi di Sergio Messina. Contiene un frammento di Asile’s World di Elisa, © 2000 Sugar
Non in downloading, è presentato qui solo come documentazione

Trip to Mars

In order to celebrate the amazing life, journey and discoveries of the Nasa/JPL rover Opportunity (the real Wall-e), landed on Mars on jan 25th, 2004 with a 90 days life expectancy and still rolling, I’ve produced another part of my ongoing On_Mars video series (from this breathtaking panorama). While at it, I’ve also created a video playlist so you can watch them all in sequence. Warning: this may cause dizziness and loss of orientation.

Per celebrare le avventure di Opportunity ho prodotto un altro video della mia serie On_Mars (con questa stupefacente immagine panoramica). Con l’occasione ho anche creato una playlist video che li include tutti. Attenzione: può provocare capogiri e perdita di senso dell’orientamento.

Una volta

Guardare questo video per me è sempre un po’ arduo; non solo vedo tutti i difetti di questo complicatissimo show, ma da allora mi chiedo come mai, come primissimo spettacolo, abbia fatto proprio una cosa così furibonda. Ma tant’è: nella mia carriera raramente ho fatto quello che ho voluto, ma più spesso quello che ho potuto. E all’epoca potevo questo. 1991, il mio primo concerto in un centro sociale milanese – Conchetta. Fumo, che qui fa da fonico pilota, non aveva mai fatto prima questo set, e anche io ero piuttosto terrorizzato, almeno all’inizio. Lo spettacolo si intitolava RadioMantra/RadioGladio; era strutturato intorno a RadioMantra, “cabaret radiofonico elettronico” nato alla fine degli ’80 dall’esperienza con AudioBox e il mondo della RadioArte. Ma poi ho subito capito che per far vivere questo show l’ambiente dell’arte non bastava, e così è diventato assai più cabarettistico e politico (sempre nel mio modo un po’ obliquo), specie dopo aver pubblicato RadioGladio nel ’90.

Non la faccio lunga, solo due cose: se lo guardate bene ci trovate tutti i trucchi che usavo all’inizio, dalla chitarra MIDI (usata rigorosamente in modo non musicale) al registratore che partiva da solo, al dialogo con frammenti di parlato pre-esistenti. Inoltre guardare questo lungo video (30 minuti, circa metà del concerto) mi è arduo, ma il finale è tra i più bei finali che io abbia mai realizzato nella vita – e forse non soltanto io. Grazie mille a Gomma che l’ha girato, montato e pubblicato su Gomma.tv.

PS: E poi ho dei capelli!

Meno saggio

Ecco un altro ritorno. Non ce n’è: cantiamo sempre la stessa canzone. Tra le mie preferite c’è questa di John Stuart Mill del 1859, tratta dal suo saggio Sulla Libertà. Torna sempre attuale, a ogni uscita del povero Benedetto XVI – ormai intrappolato tra la contrizione per i preti pedofili (che immagino autentica), le posizioni rispettabili (per una persona vergine) ma lunari (se applicate all’Italia) su aborto, fecondazione assistita ecc. e quel suo sorriso incredibilmente feroce – che quando lo vedo mi viene da chiamare Padre Amorth. Diffondere questo testo (in questa o altre forme) significa anche ricordare alla destra liberale (di cui Mill è uno dei padri fondatori) che una volta aveva anche delle opinioni forti, oltre al volume.

La musica naturalmente viene da questo disco – che pure sembra tornare nella mia vita – dove l’ho “cantata” quasi 15 anni fa.

Epoca di demòni

Ho registrato questa voce alla radio 24 anni fa – e continua a essere stupefacente: ritmo, melodia e messaggio. Per i filologi questa è una delle telefonate messe in onda da Radio Radicale nell’estate dell’86, quando trasmise – per protesta – qualsiasi messaggio giungesse alle sue segreterie. Sempre per loro, questa è la voce che “canta” il brano Sono stufa di tutto, pubblicato sull’album dei Buddha Stick e scaricabile da questa pagina. Questo video è parte di una serie chiamata Lettere Moderne.

PS: Qualcuno mi ha chiesto se poteva inserire i miei video nel suo blog: ma certo – anzi, diffondete senza remore, please.

Rock’n'roll, at last


Evolution, music & video by SM, vocals by Kelly X

This song explores a terrible human condition, showing that there is light at the end of the tunnel. We all have lovely parents, and we’re pretty nice folks ourselves: we would never, ever say bad things about them. We know we’re nice also because there are some gutter white trash, pieces of shit, honky ass, red neck motherfuckers out there, and we sure aren’t one of them, right?

Unfortunately, in this mean world, there are some less fortunate people: the children of gutter white trash, pieces of shit, honky ass, red neck motherfuckers. This song is for them. Remember: no matter how gutter white trash, pieces of shit, honky ass red neck motherfuckers your parents are, you still have hope: just get the fuck out of that fucking barn right now!

Mi dispiace, ma questa canzone è intraducibile. Racconta della liberazione di una ragazza figlia di genitori assai antiquati, razzisti e spiacevoli. La fanciulla, dopo aver lasciato la natìa casetta di campagna, finalmente può disporre della sua esistenza come meglio crede.

PS: Thanks, grazie, merci, danke for the heaps of views, embedding, messages. You’re the best audience there is.