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Una volta

Guardare questo video per me è sempre un po’ arduo; non solo vedo tutti i difetti di questo complicatissimo show, ma da allora mi chiedo come mai, come primissimo spettacolo, abbia fatto proprio una cosa così furibonda. Ma tant’è: nella mia carriera raramente ho fatto quello che ho voluto, ma più spesso quello che ho potuto. E all’epoca potevo questo. 1991, il mio primo concerto in un centro sociale milanese – Conchetta. Fumo, che qui fa da fonico pilota, non aveva mai fatto prima questo set, e anche io ero piuttosto terrorizzato, almeno all’inizio. Lo spettacolo si intitolava RadioMantra/RadioGladio; era strutturato intorno a RadioMantra, “cabaret radiofonico elettronico” nato alla fine degli ‘80 dall’esperienza con AudioBox e il mondo della RadioArte. Ma poi ho subito capito che per far vivere questo show l’ambiente dell’arte non bastava, e così è diventato assai più cabarettistico e politico (sempre nel mio modo un po’ obliquo), specie dopo aver pubblicato RadioGladio nel ‘90.

Non la faccio lunga, solo due cose: se lo guardate bene ci trovate tutti i trucchi che usavo all’inizio, dalla chitarra MIDI (usata rigorosamente in modo non musicale) al registratore che partiva da solo, al dialogo con frammenti di parlato pre-esistenti. Inoltre guardare questo lungo video (30 minuti, circa metà del concerto) mi è arduo, ma il finale è tra i più bei finali che io abbia mai realizzato nella vita – e forse non soltanto io. Grazie mille a Gomma che l’ha girato, montato e pubblicato su Gomma.tv.

PS: E poi ho dei capelli!

Meno saggio

Ecco un altro ritorno. Non ce n’è: cantiamo sempre la stessa canzone. Tra le mie preferite c’è questa di John Stuart Mill del 1859, tratta dal suo saggio Sulla Libertà. Torna sempre attuale, a ogni uscita del povero Benedetto XVI – ormai intrappolato tra la contrizione per i preti pedofili (che immagino autentica), le posizioni rispettabili (per una persona vergine) ma lunari (se applicate all’Italia) su aborto, fecondazione assistita ecc. e quel suo sorriso incredibilmente feroce – che quando lo vedo mi viene da chiamare Padre Amorth. Diffondere questo testo (in questa o altre forme) significa anche ricordare alla destra liberale (di cui Mill è uno dei padri fondatori) che una volta aveva anche delle opinioni forti, oltre al volume.

La musica naturalmente viene da questo disco – che pure sembra tornare nella mia vita – dove l’ho “cantata” quasi 15 anni fa.

Epoca di demòni

Ho registrato questa voce alla radio 24 anni fa – e continua a essere stupefacente: ritmo, melodia e messaggio. Per i filologi questa è una delle telefonate messe in onda da Radio Radicale nell’estate dell’86, quando trasmise – per protesta – qualsiasi messaggio giungesse alle sue segreterie. Sempre per loro, questa è la voce che “canta” il brano Sono stufa di tutto, pubblicato sull’album dei Buddha Stick e scaricabile da questa pagina. Questo video è parte di una serie chiamata Lettere Moderne.

PS: Qualcuno mi ha chiesto se poteva inserire i miei video nel suo blog: ma certo – anzi, diffondete senza remore, please.

Rock’n'roll, at last


Evolution, music & video by SM, vocals by Kelly X
(right-click and save as a mov file)

This song explores a terrible human condition, showing that there is light at the end of the tunnel. We all have lovely parents, and we’re pretty nice folks ourselves: we would never, ever say bad things about them. We know we’re nice also because there are some gutter white trash, pieces of shit, honky ass, red neck motherfuckers out there, and we sure aren’t one of them, right?

Unfortunately, in this mean world, there are some less fortunate people: the children of gutter white trash, pieces of shit, honky ass, red neck motherfuckers. This song is for them. Remember: no matter how gutter white trash, pieces of shit, honky ass red neck motherfuckers your parents are, you still have hope: just get the fuck out of that fucking barn right now!

Mi dispiace, ma questa canzone è intraducibile. Racconta della liberazione di una ragazza figlia di genitori assai antiquati, razzisti e spiacevoli. La fanciulla, dopo aver lasciato la natìa casetta di campagna, finalmente può disporre della sua esistenza come meglio crede.

PS: Thanks, grazie, merci, danke for the heaps of views, embedding, messages. You’re the best audience there is.

Made in Cairo

Ecco un altro pezzetto del mio prossimo album; un mini-pezzo che è quasi un pezzo. La voce viene da uno dei miei dischi della gioventù, Arbeit Macht Frei degli Area (1973). Un album fantastico, e una canzone di cui ho amato molto le parti di chitarra impossibili e questa intro – di cui non ho potuto sapere niente fino all’arrivo della rete. E me ne dolgo, perché non solo si tratta di una bellissima poesia, ma è letta stupendamente bene. Sull’album c’era scritto solo “Registrazione pirata in un Museo del Cairo” (quindi nessuno dovrebbe aversene a male se la riutilizzo) ma invece non sembrerebbe vero: la qualità e il tipo di registrazione invece suggeriscono uno studio, o almeno una stanza ben silenziosa. In rete trovo il testo:

حبيبي
بالسلام حطيت ورود الحب ادّامك
بالسلام مسحت بحور الدم علشانك
سيب الغضب
سيب الالم
سيب السلاح
سيب السلاح وتعال
تعال نعيش
تعال نعيش يا حبيبي
ويكون غطانا سلام
عايزاك تغني يا عيني
ويكون غناك بالسلام
سمع العالم يا قلبي وقول
سيبوا الغضب
سيبوا الالم
سيبوا السلاح
وتعالوا نعيش
تعالوا نعيش بسلام
مصرية
Mio amato
Con la pace ho depositato i fiori dell’amore
davanti a te
Con la pace
con la pace ho cancellato i mari di sangue
per te
Lascia la rabbia
Lascia il dolore
Lascia le armi
Lascia le armi e vieni
Vieni e viviamo o mio amato
e la nostra coperta sarà la pace
Voglio che canti, o luce dei miei occhi
E il tuo canto sarà per la pace
fai sentire al mondo,
o cuore mio e di’ a questo mondo
Lascia la rabbia
Lascia il dolore
Lascia le armi
Lascia le armi e vieni
a vivere con la pace

Del nome dell’interprete viceversa nessuna traccia. Il brano l’ho chiamato Masriya, “che vuol dire letteralmente Una Egiziana”, la parola conclusiva della poesia – in qualche modo la firma del messaggio, meravigliosamente destinato a Habibi, “mio amato”.

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Masriya di Sergio Messina (contiene una porzione di Luglio, Agosto, Settembre Nero – di Fariselli/Frankenstein)

Nuova musica, però vecchia

Una delle ragioni per cui ho iniziato a produrre musica da pubblicare è che certe volte cerco della musica che non esiste ma che vorrei, e allora la faccio e poi la propongo; a volte mi è perfino andata bene. Una delle musiche che ho a lungo sperato di trovare era della Nuova Musica Italiana, non nel senso dei Verdena o dei Subsonica, ma proprio una nuova musica, che fosse almeno tanto italiana quanto dell’altro. Diverse persone ci sono andate vicine (tipo De André, Paolo Conte o Daniele Sepe) ma ancora non ho trovato nessuno che persegua con ardore questa linea. Eppure le possibilità secondo me sarebbero immense. Ecco un esperimento in questo settore che ho fatto un milione di anni fa. L’idea era di lavorare su un fantastico loop di Ennio Morricone (tratto da una colonna sonora che non ricordo – se qualcuno la individuasse per cortesia me la segnali) che è in parti uguali paesano e reggae, nostrano e lievemente cammellato benché anche in qualche modo chicagoano e swing, arabo e italo-americano, Dada Umpa e Wadada. Su questo tapis roulant ho inchiavardato alcuni campionamenti del mio cuore (tutti non autorizzati) come Albertone e Totò, “Vinniri Santu”, registrato da Carpitella in Sicilia negli anni ‘50, Demetrio Stratos e ancora Morricone. Perfino il campioncino finale in inglese viene da un disco stupendamente paesano di Nick Apollo Forte (clicca, ascolta e godi), veramente forte. Questo brano è stato fatto nel ‘93; oggi lo rifarei diversamente e si tratta di un reperto. Però mi fa ancora ridere, in qualche modo gira e ancora nessuno, mi pare, ha battuto questa pista.

Pubblicato per sola documentazione, in streaming (no download), non fate del male alla mia famiglia.

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Nuova Musica Italiana, di Sergio Messina

Trazione sotto l’acqua

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C’è un nuovo pezzo nella zona musicale: è un remix di Traction in the rain di David Crosby, ottenuto interpolando due versioni: quella dell’album If I could only remember my name, e quella registrata dal vivo alla BBC circa quattro mesi prima – molto simile ma non uguale. Il ritmo, come sempre già presente nell’originale, è assai pastoso – come si addice a una canzone che dice: “E ‘abbastanza difficile, lo so, trovare la forza di tornare dove tutto è cominciato. E’ difficile abbastanza avere della trazione sotto la pioggia. Sai, è difficile per me capire.” Per la mia ultima ex fidanzata.

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Traction in the rain di David Crosby, tratta dall’album If I could only remember my name, 1971
remixata nel 2009

There’s a new song in the music zone of this website: it’s the David Crosby remix I mentioned in my last post. It was made interpolating the original (that has a subtle and funky beat) with the live at BBC version, very similar but not exactly the same. The beat is sticky and slow, very apt for a song that says: “It’s hard enough, I know, to find the strength to go back to where it all began. It’s hard enough to gain any traction in the rain, you know it’s hard for me to understand.” This one’s for my last ex.

Pattiland

Una delle ragioni per cui mi piace remixare canzoni già fatte è di poter mettere le mani su (e dentro) musica che per me è stata importante e influente. E’ il caso di Birdland, contenuta in un album centrale nella mia discografia, e non solo – Horses di Patti Smith, l’album dei miei 16/17 anni. Il testo originale è stupefacente, e anche musicalmente mi è sempre sembrata perfetta, ma sonicamente poco avventurosa (mentre dal punto di vista poetico lo è davvero molto). Il sogno ovviamente è di ascoltare la signora Smith recitare Birdland su questa base, che per adesso resta strumentale.

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Birdland di Patti Smith, tratta dall’album Horses, 1975
remixed in 2001

Anche questo brano è presente, come quasi tutto il resto, nella pagina musicale del mio sito in inglese.

E’ giugno

Una delle belle cose di Infernet (anche se in realtà è difficile da sapere) è avere visitatori in comune con altri siti di persone care, nel senso che le stesse persone frequentano zone della rete diverse ma comuni. Uno dei gruppi che frequentano questo sito sono i fan di Elio & le Storie Tese, il che fa sempre piacere: gli Elii sono sempre favolosi, perfino quando sono un po’ mosci. Farà quindi loro piacere (e credo anche agli altri) ascoltare E’ Giugno, fatta in collaborazione remota ma sentita col M° Rocco Tanica. I più attenti riconosceranno un remix di Corti d’annata (quelli fatti per lo show Elico su Radio Deejay). Gli altri sappiano che stanno per ascoltare una vera e propria poesia sonora, musicata dal sottoscritto. Il testo originale fa ridere, commuove e esalta, sovvertendo nel mentre alcune leggi della fisica (e di Darwin). Adatto a tutti, consigliato ai bambini, solo in ascolto (no downloading).

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E’ giugno, feat. Rocco Tanica, 2009

Hungarian trip

hungapic

Raccolto eccezionale a casa Messina (che al momento è un appartamento in un high rise nel south loop di Chicago): stavolta ho rimasticato la famosissima Danza Ungherese #5 di Johannes Brahms usando un metodo leggermente diverso. Le prime 16 misure si ripetono a canone, ma ogni ripetizione inizia dopo 10 misure dalla precedente. Ecco come il classico di Brahms si tramuta in una cerimonia del Peyote ungherese.

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Hungarian Phase (per sei sestetti)

(cliccadestro e scarica)