Guardare questo video per me è sempre un po’ arduo; non solo vedo tutti i difetti di questo complicatissimo show, ma da allora mi chiedo come mai, come primissimo spettacolo, abbia fatto proprio una cosa così furibonda. Ma tant’è: nella mia carriera raramente ho fatto quello che ho voluto, ma più spesso quello che ho potuto. E all’epoca potevo questo. 1991, il mio primo concerto in un centro sociale milanese – Conchetta. Fumo, che qui fa da fonico pilota, non aveva mai fatto prima questo set, e anche io ero piuttosto terrorizzato, almeno all’inizio. Lo spettacolo si intitolava RadioMantra/RadioGladio; era strutturato intorno a RadioMantra, “cabaret radiofonico elettronico” nato alla fine degli ‘80 dall’esperienza con AudioBox e il mondo della RadioArte. Ma poi ho subito capito che per far vivere questo show l’ambiente dell’arte non bastava, e così è diventato assai più cabarettistico e politico (sempre nel mio modo un po’ obliquo), specie dopo aver pubblicato RadioGladio nel ‘90.
Non la faccio lunga, solo due cose: se lo guardate bene ci trovate tutti i trucchi che usavo all’inizio, dalla chitarra MIDI (usata rigorosamente in modo non musicale) al registratore che partiva da solo, al dialogo con frammenti di parlato pre-esistenti. Inoltre guardare questo lungo video (30 minuti, circa metà del concerto) mi è arduo, ma il finale è tra i più bei finali che io abbia mai realizzato nella vita – e forse non soltanto io. Grazie mille a Gomma che l’ha girato, montato e pubblicato su Gomma.tv.
PS: E poi ho dei capelli!

Una delle ragioni per cui ho iniziato a produrre musica da pubblicare è che certe volte cerco della musica che non esiste ma che vorrei, e allora la faccio e poi la propongo; a volte mi è perfino andata bene. Una delle musiche che ho a lungo sperato di trovare era della Nuova Musica Italiana, non nel senso dei Verdena o dei Subsonica, ma proprio una nuova musica, che fosse almeno tanto italiana quanto dell’altro. Diverse persone ci sono andate vicine (tipo De André, Paolo Conte o Daniele Sepe) ma ancora non ho trovato nessuno che persegua con ardore questa linea. Eppure le possibilità secondo me sarebbero immense. Ecco un esperimento in questo settore che ho fatto un milione di anni fa. L’idea era di lavorare su un fantastico loop di Ennio Morricone (tratto da una colonna sonora che non ricordo – se qualcuno la individuasse per cortesia me la segnali) che è in parti uguali paesano e reggae, nostrano e lievemente cammellato benché anche in qualche modo chicagoano e swing, arabo e italo-americano, Dada Umpa e Wadada. Su questo tapis roulant ho inchiavardato alcuni campionamenti del mio cuore (tutti non autorizzati) come Albertone e Totò, “Vinniri Santu”, registrato da Carpitella in Sicilia negli anni ‘50, Demetrio Stratos e ancora Morricone. Perfino il campioncino finale in inglese viene da un disco stupendamente paesano di 




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