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Post della categoria persone perbene.

Elio e le storie degli altri

Finalmente ieri sera un bel concerto. Erano diversi anni che non ne vedevo uno così perfetto e consistente: Elio e le Storie Tese alla sala Verdi del Conservatorio di Milano (un posto favoloso, dall’acustica eccellente che si usi l’amplificazione o meno: sarà stato l’ottimo fonico Foffo Bianchi, ma suonava benissimo). Come forse sapete sono amico degli Elii, li ho visti dal vivo infinite volte e li stimo assai, sia musicalmente che personalmente. La data di ieri capita in un momento di grazia del gruppo, che ho anche recentemente visto funzionare assai bene in Tv. Scaletta ottima, coi grandi classici (il concerto, che si apre con una strumentale un po’ fusion – non l’unico orpello inutile della serata* – prosegue con Lo stato A, lo stato B, una delle canzoni più profonde e stimolanti mai scritte in Italia) insieme a brani degli ultimi album, il solito buffissimo teatro Elico (con Mangoni sempre protagonista, e Mario Biondi come vittima assente da pigliare per il culo, geniale),una voglia di suonare proprio rara. C’è perfino un mini-set acustico, col più bell’omaggio musicale a Michael Jackson che abbia sentito. Elio medesimo si conferma una divinità minore del mio Pantheon, e la band è in uno stato di grazia molto speciale: se riuscite, non perdetevi questo tour.

Parlavo più sopra della Tv, e in particolare mi riferivo alle parodie sanremesi – sia del Principe savoiardo che della prima classificata al festival (di cui ricordo solo il sublime verso “in tutti i luoghi, in tutti i laghi”), purtroppo esclusa dal concerto. Se ve la siete persa potete vederla qui: è un capolavoro. E conferma una mia idea sugli Elii. Tra le loro canzoni, le mie preferite non sono quasi mai canzoni “loro” bensì brani di altri, genere in cui sono insuperabili – perfino a volte dagli originali. (Anni fa gli consigliai di fare un intero album di brani per/con/di altri, anche per salvare carriere in letargo, e la lista è lunga: Daniele, Dalla, Vasco, Guccini, e giù fino alla Carrà, che hanno già fatto) Parlo per esempio di Uomini col borsello, talmente iper-fogliana (da Riccardo Fogli) che non solo lui ha fatto il duetto ma l’ha inserita nel suo repertorio (immagino la perplessità dei suoi fan), Il vitello dai pedi di balsa (con Ruggeri), Fossi Figo (con Morandi) fino a Second me (con James Taylor), il Pipppero (col Coro delle voci bulgare) e Born to be Abramo (forse insuperabile). O alle parodie ispirazionali, dove si copiano sonorità e vizi altrui. La mia preferita è di questo tipo è Bis, feroce remix di laghi comuni Ligabueschi (si dice che lui se la sia presa: ottimo), ma anche Tanica in Vano Fossati – stellare – o TVUMDB, in cui diventano (e nominano) gli Earth, Wind & Fire. Canzoni scritte avendo dei limiti ben precisi, a volte inesorabili (come nel Pipppero, o nelle parodie). E’ qui che gli Eelst regalano vere perle, perfette, divertenti e sagge. Confermando una grande verità: la creatività completamente libera spesso funziona meno che avere delle costrizioni, dei vincoli (anche rigidi), i quali invece a volte ci costringono al sublime. Mille grazie agli Elii per oltre vent’anni di eccellente musica, e a Rocco mio omonimo per il trattamento regale.

* Mi chiedo come mai gli Eelst sentano il bisogno di sottolineare la loro perizia tecnica con assoli e virtuosismi vari. Non solo si sa, ma sono spesso momenti musicalmente non esaltanti (benchè tecnicamente perfetti), che risultano molto meno virtuosistici delle parti che poi eseguono nei brani. Per esempio: Paola Folli, seconda voce, fa un lavoro veramente sublime durante tutto il concerto (oltre due ore), talmente strepitoso che il suo assolo arabeggiante (insistitamente presentato) risulta meno potente del resto – e alla fine inutile.

Vendesi SM

Mannaggia. Fare Realcore a Roma è stato proprio divertente, due sere di fila poi, proprio un lusso. Mi è venuta voglia di rifarne un po’, il messaggio resta attuale e funziona proprio in molti contesti diversi. Quindi sotto: fino a giugno sono qui, costo poco e un po’ di porno non può che fare del bene – a voi e ai vostri amici (o al vostro pubblico, che con Realcore non manca mai e abitualmente apprezza).

Nella capitale ero alla Sala Pintor, ospite dei FÒÓLS, ottima (e accogliente, e gentile, e brava, e ccetra) ciurma di attori dei quali non dovreste perdere Impossibili, che si replica venerdì 5 e sabato 6 marzo alle 21 (Viale Scalo San Lorenzo 67).

Mormonista

Salvo che siate in Utah, luogo bellissimo ma scomodo e a tratti inospitale – specie in inverno – non vi trovate al Sundance (festival di cinema indie giunto alla 32esima edizione). In questo caso torna utile e piacevole Il Sundance Diary di Luca Celada, che blogga ogni giorno da Park City, e che di solito potete godervi a reti praticamente unificate nei Tg Rai: uno dei vantaggi di vivere in Italia (così non dite che ne parlo solo male).

Gangsta art


Los Angeles, mural by Mac, lettering by Retna
(click to enlarge)

PS: Beh, che sorpresone. Grazie a Deemo, a cui non sfugge quasi mai quasi niente, adesso sappiamo che il modello del murale qui sopra è nientemeno che Flycat, MC italo-losangelino della primissima ora (e uno dei pro-motori del primo hip hop italiano). Insomma: vai a LA, fai una foto a un muro e sopra c’è uno che conosci (e saluti: hi dude, whazzup?): tres bizarre.

PPS: Dice sempre Deemo, a cui in fatto di immagini non sfugge mai proprio niente: “La roba di El Mac devasta”. Come dargli torto?

Brava gente, una volta

Ho letto di quello che è successo a Rosarno, e vorrei ringraziare gli africani che abitano in quella zona per aver portato un pizzico di civiltà nel nostro stupido paese. Queste persone sono tra i pochissimi residenti in una zona di mafia che hanno avuto le palle di chiedere condizioni di vita migliori, un faro di civiltà in un paese di rassegnati mezzi morti. Che certi stranieri siano trattati come schiavi ormai è chiaro a tutti. Che siano invece uomini e donne ricchi di nobile dignità mi pare diventato pure assai evidente (io lo so da decenni, anche grazie ai miei amici roman/africani). E anche la grettezza razzista di cui siamo capaci ormai mi pare chiara. La violenza non mi piace, ma nemmeno porgere l’altra guancia mi pare un granché; scendere in piazza per reclamare un destino meno infame mi pare un diritto sacrosanto: poi a volte qualcuno esagera, ma la questione c’è, eccome.

L’unica speranza mi pare il federalismo: creare delle zone civilizzate del paese, dove agli immigrati faccia più piacere vivere, senza razzisti, leghisti e altra immondizia culturale. Io ci andrei a vivere immediatamente: poi voglio vedere chi glieli raccoglie i pomodori ai calabresi, troppo impegnati a non ribellarsi all’inciviltà criminale che subiscono da millenni.

Il signor Calore

Uno dei miei comici preferiti del mondo, nonché punto di riferimento artistico e umano, è Don Rickles – popolarissimo in America, pressoché sconosciuto da noi. In questo caso dipende dalla comicità non traducibile in altre lingue, un po’ come Totò. Rickles è l’ultimo grandioso rappresentante di una stirpe di comici lunghissima, che ha le sue radici nei Giullari medievali: l’arte dell’insulto, della ferocia faccia a faccia. In questo è insuperabile: sentirlo insultare le megastar dello show business, come Sinatra o Dean Martin, fa ridere e rallegra l’anima.

Adesso c’è un film (lungometraggio del 2008, di John Landis) che lo celebra. Si chiama Mr Warmth: the Don Rickles project, e l’ho visto ieri sera su Hulu (che è fantastico, ma funziona solo negli USA), e che trovate anche qui, in gloriosi 16/9 (ma non alla definizione di Hulu, che è proprio DVD), sempre con pubblicità.

Se invece volete un quick fix, sempre su Youtube potete godervi Rickles vs Ronald Reagan (allora Governatore della California), vs Johnny Carson e vs Letterman.

The Shibucho connection

Ho raccontato a diversi amici di questo incredibile Sushi bar dove ho mangiato a Los Angeles, e in particolare di due delle sole tre fotografie di celebrity che adornano il (peraltro assai discreto) locale, e che vedete in basso (se non sapete chi sono i due ritratti – specialmente quello a sinistra – passate pure al prossimo post).

Adesso sono in grado di darvi delle coordinate: si chiama Shibucho, si trova al 3114 di Beverly Blvd, Los Angeles, CA 90057. E’ un posto davvero assurdo, in un senso positivo. Il gran capo Shige Kudo (che vedete in tutte e tre le immagini, con diverse gradazioni di sorriso – e lo posso capire) nutre le seguenti passioni alimentari, che costituiscono l’unica offerta del ristorante:

  • Sushi altamente filologico e sublime: la prima volta che sono andato la cameriera mi ha avvisato immediatamente: “We don’t serve California rolls”. Il pesce è freschissimo, scelto magistralmente, privo di coloranti (ha un colore completamente diverso dal solito, con toni assai meno fluo), perfettamente preparato e il risultato si scioglie letteralmente in bocca. Io non sono un buongustaio, ma minchia: Kudosan ne sa a vagoni, e me ne accorgo perfino io.
  • Alcuni piatti italiani, tra cui le Melanzane alla Parmigiana e un buon Tiramisù. Mr Kudo è un grande appassionato dell’Italia, parla un pochino la nostra lingua e va letteralmente matto per l’Opera lirica, che diffonde a palla.
  • Grandi vini, soprattutto francesi ma anche italiani e locali. La carta dei vini di Shibucho è assai più lunga del menù, e può costituire la vera mazzata del vostro (peraltro già non leggerissimo) conto: si arriva a 1000 la bottiglia, e anche di più.

Però, giuro, ne vale la pena, il Sushi è davvero stupefacente, e Shige Kudo e i suoi dipendenti creano un’esperienza davvero fantastica, sia quando si limitano a portarti da mangiare, che quando si finisce a parlare della Scala con in mano un bicchiere offerto da lui. Quella che vedete in alto è in assoluto la primissima foto che abbia mai fatto con un ristoratore. Me l’ha fatta Luca, e costituisce l’unico motivo che ho per aprire un ristorante: appendercela dentro, con in un riquadro queste altre due.

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Alda, Claude e i Talebani

mrnNotizie a mazzi in questi giorni, che si fa fatica a stargli dietro. Innanzitutto la splendida e, perdonate il bisticcio, sacrosanta sentenza (della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, mica cazzi) che proibisce l’esposizione di crocifissi nelle scuole. La compilation di brutte dichiarazioni su questo tema è lunghissima, e bipartizan: “Per il ministro Mariastella Gelmini (Pdl) «la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione».” Ah, ecco. Immagino quanto piaccia alla comunità ebraica italiana che identifica con quel simbolo migliaia di anni di vessazioni, e che in moltissimi casi può dirsi assai più italiana della maggioranza degli italiani: per esempio, la comunità romana esiste da oltre duemila anni. “E anche il neo-leader del Pd Pierluigi Bersani esprime dubbi sulla decisione della Corte di Strasburgo: «Io penso che un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno» ha detto il segretario dei democratici.” Anche il matrimonio combinato e lo scambio di mogli contro cammelli sono antiche tradizioni in certi paesi: Bersani vada a chiedere ai giovani indiani cosa ne pensano. (Citazioni da Corsera)

Ecco invece una ulteriore, eccellente ragione per plaudire a questa sentenza: “Massimo Albertin (che insiema alla moglie ha condotto questa battaglia, ndr) rila­scia interviste a getto continuo. Sempre al telefono, mai in vi­deo. Non accetta di farsi fotogra­fare. «Non voglio essere preso di mira dai talebani cattolici». In questi anni ha ricevuto lettere minatorie. Sami racconta che al liceo, quando il Tar respinse il ri­corso, alcuni compagni lo cir­condarono dicendogli «ateo di m…». Finì a botte.” (Corsera)

Infine, nello stesso respiro, addio a Alda Merini e a Claude Lévi-Strauss.

E’ giugno

Una delle belle cose di Infernet (anche se in realtà è difficile da sapere) è avere visitatori in comune con altri siti di persone care, nel senso che le stesse persone frequentano zone della rete diverse ma comuni. Uno dei gruppi che frequentano questo sito sono i fan di Elio & le Storie Tese, il che fa sempre piacere: gli Elii sono sempre favolosi, perfino quando sono un po’ mosci. Farà quindi loro piacere (e credo anche agli altri) ascoltare E’ Giugno, fatta in collaborazione remota ma sentita col M° Rocco Tanica. I più attenti riconosceranno un remix di Corti d’annata (quelli fatti per lo show Elico su Radio Deejay). Gli altri sappiano che stanno per ascoltare una vera e propria poesia sonora, musicata dal sottoscritto. Il testo originale fa ridere, commuove e esalta, sovvertendo nel mentre alcune leggi della fisica (e di Darwin). Adatto a tutti, consigliato ai bambini, solo in ascolto (no downloading).

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E’ giugno, feat. Rocco Tanica, 2009

California dreamin’

Ho passato una settimana in California, e sono successe alcune cose straordinarie, tra le quali:

La Corte suprema californiana ha confermato il risultato del referendum sui matrimoni gay: per adesso niente, si dovrà ripresentare una nuova legge. Molte le manifestazioni in tutti gli USA, inclusa questa a Hollywood Boulevard.

Il mio amico da una vita Luca Celada (qui ritratto mentre abbraccia il nulla) mi ha portato nel deserto: Joshua Tree, il Mojave, Death Valley, Zabriskie Point. Posti davvero favolosi.

gxsm

Mentre ero in fila per vedere la mostra fotografica di David Lynch (graziosa, ma meno intensa del resto dei suoi lavori) ho incontrato per caso (un fatto quasi inaudito a Los Angeles) l’unico e solo GX Jupitter-Larsen. Non sapevo nemmeno che si fosse trasferito a LA. Siamo buoni amici, ma ci siamo persi di vista negli ultimi anni: un errore, essendo lui una persona deliziosa e un artista di prim’ordine.