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Post della categoria persone perbene.

Scelte moderne

Parlavo ieri sera con una carissima amica che sta cercando di realizzare dei film porno (in realtà è appena uscito un DVD con dentro una sua scena, ma lei ha idee ben più ambiziose che fare semplicemente l’attrice hard). Mi ha raccontato di come questa sua scelta le abbia causato dei problemi lavorativi, perfino nell’ambito del Burlesque (lei ha anche un suo act soft, appunto adatto a quel genere). Aldilà dell’ovvia considerazione di come la nobile arte dello Strip Tease si stia facendo una facciata rispettabile – perdendo però altrettanto in piccanza e valore di intrattenimento – la sua domanda era un’altra: fare dei porno può rovinarti la vita nel 2010? E’ possibile che questa scelta la si paghi duramente, se poi qualcosa va storto e non diventi famoso?

La questione è delicata, perché è noto che fare il porno in passato ha complicato la vita a un sacco di gente – benché l’abbia sicuramente semplificata a altri, come Cicciolina o Moana. E se è vero che nel 2010 la situazione potrebbe essere sulla via del cambiamento, questo non è affatto detto. Però, dopo alcune considerazioni di questo tenore, essendo io un po’ cazzone, ho tirato fuori la parabola di Eric Clapton, che vi illustro. Quando Eric, all’inizio dei ‘60, decise di dedicare la sua vita a sesso, droga e Rock’n'roll, non credo che si immaginasse di diventare quella specie di Colosseo vivente formato vecchia zia che conosciamo oggi. Penso anzi che nel ‘62 la sua scelta di entrare negli Yardbirds non fosse poi così dissimile da quella che ha di fronte la mia amica. La quale, oggi lo sappiamo, potrebbe avere problemi futuri per questa sua scelta, oppure magari diventare, tra moltissimi anni, la vecchia zia del Porn’n'roll, l’eroina clitoridea della liberazione genitale. Una scelta davvero difficile, ma assai moderna.

PS: Che poi in effetti è la stessa scelta fatta da Bettie Page o Blaze Starr all’inizio del Burlesque moderno – fine anni ‘40.

Losangelismo

Era un pochino che volevo annunciarlo, ma aspettavo che diventasse un po’ più sostanzioso (in fondo l’abbiamo messo assieme definitivamente a gennaio). E’ il sito di Luca Celada, osservatore residente della California e mio grande amico. Oltre al suo blog (visibile anche sul sito del Manifesto attraverso il link nella sidebar) ci sono video, foto (come quella qui sopra) e tra le osservazioni più argute sugli USA reperibili online. E forse, tra non troppo, perfino alcune tracce del suo libro sul deserto americano. Cliccate forte, e inserite nei bookmark.

Go Donato, go!

Ieri sera sono andato a questa festa, per augurare gioia e piacere a Donato (elemento stabilmente presente della scena alt milanese, una sorta di divinità minore) che si appresta a fare il viaggetto che vedete sul flyer – in moto, da solo, tempo previsto circa un anno, partenza verso sud e rientro da nord. Donato non è nuovo a queste imprese, ma stavolta supera se stesso. Come non essere felici per lui, per la sua moto e forse perfino per il suo culo, che certamente uscirà trasformato da questa esperienza? Per seguire le avventure di questo biker gentile attraverso l’Asia basta andare su Lungastrada.it (e mai URL fu più appropriata).

Ride on, Dennis


Dennis Hopper
(1936 – 2010)

Il Fumo scrive

Era un po’ che volevo parlarvene, poi però la vita è stronza, un cetriolino tira l’altro… Vabbé. C’è una nuova entità nociva su Internet, e come è noto a me quello che fa male piace sempre. Si chiama Il Fumo Uccide e è il “blog” (virgolette d’obbligo) di Fumo, mi ottimo amico e co-intestatario (assieme alla favolosa Frau Eva) del Tufo – l’agriturismo dei tuoi sogni.

Oh naturalmente, a differenza del Tufo (sempre assolutamente amichevole e rilassante), Il Fumo Uccide è ispido, aggressivo e ben condito. S’incazza quando deve, se la ride quando si può, e manca completamente di qualsivoglia riverenza verso chicchessia. Non solo: spesso contiene opinioni atipiche per mille ragioni, non ultima che nel bel mezzo del paradiso in terra (l’orvietano è di una bellezza poderosa) il mondo appare ovviamente un po’ diverso. Ricreativo per tutti, ottimo per i moralisti (specie se vegetariani), indispensabile per potenziali agricoltori: le storie di campo e di fattoria (come quelle sulla macellazione domestica) sono imperdibili.

Elio e le storie degli altri

Finalmente ieri sera un bel concerto. Erano diversi anni che non ne vedevo uno così perfetto e consistente: Elio e le Storie Tese alla sala Verdi del Conservatorio di Milano (un posto favoloso, dall’acustica eccellente che si usi l’amplificazione o meno: sarà stato l’ottimo fonico Foffo Bianchi, ma suonava benissimo). Come forse sapete sono amico degli Elii, li ho visti dal vivo infinite volte e li stimo assai, sia musicalmente che personalmente. La data di ieri capita in un momento di grazia del gruppo, che ho anche recentemente visto funzionare assai bene in Tv. Scaletta ottima, coi grandi classici (il concerto, che si apre con una strumentale un po’ fusion – non l’unico orpello inutile della serata* – prosegue con Lo stato A, lo stato B, una delle canzoni più profonde e stimolanti mai scritte in Italia) insieme a brani degli ultimi album, il solito buffissimo teatro Elico (con Mangoni sempre protagonista, e Mario Biondi come vittima assente da pigliare per il culo, geniale),una voglia di suonare proprio rara. C’è perfino un mini-set acustico, col più bell’omaggio musicale a Michael Jackson che abbia sentito. Elio medesimo si conferma una divinità minore del mio Pantheon, e la band è in uno stato di grazia molto speciale: se riuscite, non perdetevi questo tour.

Parlavo più sopra della Tv, e in particolare mi riferivo alle parodie sanremesi – sia del Principe savoiardo che della prima classificata al festival (di cui ricordo solo il sublime verso “in tutti i luoghi, in tutti i laghi”), purtroppo esclusa dal concerto. Se ve la siete persa potete vederla qui: è un capolavoro. E conferma una mia idea sugli Elii. Tra le loro canzoni, le mie preferite non sono quasi mai canzoni “loro” bensì brani di altri, genere in cui sono insuperabili – perfino a volte dagli originali. (Anni fa gli consigliai di fare un intero album di brani per/con/di altri, anche per salvare carriere in letargo, e la lista è lunga: Daniele, Dalla, Vasco, Guccini, e giù fino alla Carrà, che hanno già fatto) Parlo per esempio di Uomini col borsello, talmente iper-fogliana (da Riccardo Fogli) che non solo lui ha fatto il duetto ma l’ha inserita nel suo repertorio (immagino la perplessità dei suoi fan), Il vitello dai pedi di balsa (con Ruggeri), Fossi Figo (con Morandi) fino a Second me (con James Taylor), il Pipppero (col Coro delle voci bulgare) e Born to be Abramo (forse insuperabile). O alle parodie ispirazionali, dove si copiano sonorità e vizi altrui. La mia preferita è di questo tipo è Bis, feroce remix di laghi comuni Ligabueschi (si dice che lui se la sia presa: ottimo), ma anche Tanica in Vano Fossati – stellare – o TVUMDB, in cui diventano (e nominano) gli Earth, Wind & Fire. Canzoni scritte avendo dei limiti ben precisi, a volte inesorabili (come nel Pipppero, o nelle parodie). E’ qui che gli Eelst regalano vere perle, perfette, divertenti e sagge. Confermando una grande verità: la creatività completamente libera spesso funziona meno che avere delle costrizioni, dei vincoli (anche rigidi), i quali invece a volte ci costringono al sublime. Mille grazie agli Elii per oltre vent’anni di eccellente musica, e a Rocco mio omonimo per il trattamento regale.

* Mi chiedo come mai gli Eelst sentano il bisogno di sottolineare la loro perizia tecnica con assoli e virtuosismi vari. Non solo si sa, ma sono spesso momenti musicalmente non esaltanti (benchè tecnicamente perfetti), che risultano molto meno virtuosistici delle parti che poi eseguono nei brani. Per esempio: Paola Folli, seconda voce, fa un lavoro veramente sublime durante tutto il concerto (oltre due ore), talmente strepitoso che il suo assolo arabeggiante (insistitamente presentato) risulta meno potente del resto – e alla fine inutile.

Vendesi SM

Mannaggia. Fare Realcore a Roma è stato proprio divertente, due sere di fila poi, proprio un lusso. Mi è venuta voglia di rifarne un po’, il messaggio resta attuale e funziona proprio in molti contesti diversi. Quindi sotto: fino a giugno sono qui, costo poco e un po’ di porno non può che fare del bene – a voi e ai vostri amici (o al vostro pubblico, che con Realcore non manca mai e abitualmente apprezza).

Nella capitale ero alla Sala Pintor, ospite dei FÒÓLS, ottima (e accogliente, e gentile, e brava, e ccetra) ciurma di attori dei quali non dovreste perdere Impossibili, che si replica venerdì 5 e sabato 6 marzo alle 21 (Viale Scalo San Lorenzo 67).

Mormonista

Salvo che siate in Utah, luogo bellissimo ma scomodo e a tratti inospitale – specie in inverno – non vi trovate al Sundance (festival di cinema indie giunto alla 32esima edizione). In questo caso torna utile e piacevole Il Sundance Diary di Luca Celada, che blogga ogni giorno da Park City, e che di solito potete godervi a reti praticamente unificate nei Tg Rai: uno dei vantaggi di vivere in Italia (così non dite che ne parlo solo male).

Gangsta art


Los Angeles, mural by Mac, lettering by Retna
(click to enlarge)

PS: Beh, che sorpresone. Grazie a Deemo, a cui non sfugge quasi mai quasi niente, adesso sappiamo che il modello del murale qui sopra è nientemeno che Flycat, MC italo-losangelino della primissima ora (e uno dei pro-motori del primo hip hop italiano). Insomma: vai a LA, fai una foto a un muro e sopra c’è uno che conosci (e saluti: hi dude, whazzup?): tres bizarre.

PPS: Dice sempre Deemo, a cui in fatto di immagini non sfugge mai proprio niente: “La roba di El Mac devasta”. Come dargli torto?

Brava gente, una volta

Ho letto di quello che è successo a Rosarno, e vorrei ringraziare gli africani che abitano in quella zona per aver portato un pizzico di civiltà nel nostro stupido paese. Queste persone sono tra i pochissimi residenti in una zona di mafia che hanno avuto le palle di chiedere condizioni di vita migliori, un faro di civiltà in un paese di rassegnati mezzi morti. Che certi stranieri siano trattati come schiavi ormai è chiaro a tutti. Che siano invece uomini e donne ricchi di nobile dignità mi pare diventato pure assai evidente (io lo so da decenni, anche grazie ai miei amici roman/africani). E anche la grettezza razzista di cui siamo capaci ormai mi pare chiara. La violenza non mi piace, ma nemmeno porgere l’altra guancia mi pare un granché; scendere in piazza per reclamare un destino meno infame mi pare un diritto sacrosanto: poi a volte qualcuno esagera, ma la questione c’è, eccome.

L’unica speranza mi pare il federalismo: creare delle zone civilizzate del paese, dove agli immigrati faccia più piacere vivere, senza razzisti, leghisti e altra immondizia culturale. Io ci andrei a vivere immediatamente: poi voglio vedere chi glieli raccoglie i pomodori ai calabresi, troppo impegnati a non ribellarsi all’inciviltà criminale che subiscono da millenni.