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Post della categoria musica.

Hot Dogg

C’è pochissimo da aggiungere, se non delle informazioni: l’album di Swamp Dogg è del ‘70, e il titolo Total Destruction to your Mind è perfetto. Devo dire che l’ascolto non regge il confronto con la copertina. Qualcuno sostiene che quella del suo successivo album, Rat on! sia la più brutta della storia della musica, ma io dico che se la gioca con questa. Dogg ha anche un sito personale, e secondo me se lo pagate bene lui viene a suonare al vostro matrimonio in questa tenuta, completa di camion della monnezza con divanetto riciclato, barile arruginito traforato da proiettili e calzerotto bianco sotto lo stivaletto – con calzoncino color carne.

50 pastarelle

Gli anni ‘60 sono stati anni di progresso veloce e sperimentazione in molte aree diverse – anche nella musica. In questi anni si formalizza definitivamente un genere che diventerà cool (per poche settimane) solo moltissimi anni dopo, l’Exotica. L’oriente da cartolina, il sudamerica hollywoodiano, il Messico morricone (aggettivo), le Hawaii o Cuba rese potabili per il grande pubblico. In un certo senso si tratta di musica fantastica nel senso della letteratura fantastica: tra le cose più sublimi di quegli anni c’è Yma Sumac che s’inventa il folklore dei Jivaro o del culto di Xtabay (sul cui album c’è Chunco, uno degli exploit vocali più stupefacenti mai registrato su disco). Qui siamo in una zona contigua ma assai meno sublime e più prevedibile: il folklore centroamericano, protagonista di questo album, è ben noto. Quello che è sperimentale naturalmente è la formazione. 50 chitarre? Così pare, anche se l’ascolto dell’album è un po’ una delusione. L’unico brivido me lo da l’ennesima versione di El Manicero (The Peanut Vendor), canzone di cui sono intensamente feticista e di cui colleziono versioni anche immonde.

Ma la fantastica copertina ripaga tutto. Tommy Garrett, la cui band si chiama appunto 50 guitars, è evidentemente un fanatico della Gibson, e fa bene: le sue acustiche sono veramente sublimi (e io dovrei saperlo bene, essendo orgoglioso proprietario di uno di questi gioielli). Certo quella copertina fa un po’ monomarca, ma la foto delle chitarre coi Joshua tree è favolosa – e a me fa l’effetto pasticceria. Considerando anche che quella foto è del ‘61, e che quindi oggi sono tutti strumenti vintage. E poi, vogliamo parlare della foto di Tommy “Snuff” Garrett coi baffi finti?

Clicca le copertine per ingrandirle.

Altri esodi

Ecco una brutta notizia:

“Festival Rototom in esilio in Spagna: “Italia, clima politico incompatibile”. “Impossibile esprimere la filosofia della tolleranza” dice Filippo Giunta, direttore del festival diventato il più grande evento reggae d’Europa a Osoppo (Udine) e ora trasferitosi a Benicassim, nella comunidad valenciana. Dal 2009 su di lui grava un indagine per aver favorito, attraverso il festival, l’uso di stupefacenti.*”

Conosco il Rototom da quando era proprio al Rototom, una specie di discotecone a Gaio di Spilimbergo (Udine) trasformato all’inizio dei ‘90 in uno dei locali più interessanti di quella zona e, se vi piace il Reggae, d’Italia. Ci ho suonato la prima volta nel ‘91 e poi di nuovo un paio d’anni dopo. Il festival nasce da quella esperienza e – dopo qualche peregrinazione e gli ovvi problemi cogli amministratori locali – adesso trasloca a Benicassim. Mi dispiace? Non per Filippo e i suoi, che avranno certamente molte più gratificazioni in Spagna. Viceversa mi addolora molto per i ragazzi del nord-est, che già vivono in un’area depressa, con enormi problemi di povertà culturale, alcolismo e intossicazione, che si vedono sfilare questo festival – rimanendo solo con la sagra della beccaccia ubriaca di grappa. E mi dispiace per l’Italia, che perde un altro pezzetto interessante di realtà non omologata.

Ma non per gli italiani, che si meritano questo, la beccaccia ubriaca, Berlusconi e qualsiasi altra sciagura socio-culturale – specialmente se la eleggono a grande maggioranza e si sentono da essa rappresentati. Io, come sapete, la mia scelta di emigrazione culturale l’ho già fatta.

* Vale la pena di riportare questo passaggio: “Nel 2009 il pm Giancarlo Buonocore della procura di Tolmezzo apre un fascicolo a carico di Giunta contestandogli la violazione dell’articolo 79 della legge Fini-Giovanardi del 2006 sulle droghe. Che recita: “Chi adibisce o consente che sia adibito un locale pubblico o un circolo privato di qualsiasi specie a luogo di convegno di persone che ivi si danno all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope è punito, per questo solo fatto, con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da euro 3.000 ad euro 10.000″.

The return of the son of P2P

Dice Roberto Maroni a Panorama.it:

“Non rinuncio mai alla musica: in aereo ho sempre l’iPod e anche in ufficio c’è sempre musica di sottofondo. Fra lo stupore dei tecnici del ministero, mi sono fatto anche installare eMule sul pc per scaricare gratis. La mia è e vuole essere una provocazione, perché credo che la soluzione non sia quella francese di tagliare il collegamento a chi scarica illegalmente canzoni. La soluzione è creare un sito protetto, sicuro e legale, dove i ragazzi possano scaricare brani i cui diritti d’autore sono garantiti dall’intervento di uno o più sponsor. Questa è la via maestra per tutelare sul serio i diritti di tutti.”

Molto interessante. Dunque il nostro Ministro degli Interni (che forse parla anche a nome della Lega Nord) tra i molte possibili scenari preferisce questo: musica gratis e diritti pagati dagli sponsor. Non specifica se questi sponsor poi inseriranno un messaggio audio prima del brano (cosa che io pretenderei, se fossi uno sponsor) o si accontenteranno di banner (improbabile). Le altre ipotesi, lo ricordo per completezza, sono una tariffa flat per tutta la musica (che ripianerebbe i bilanci delle Major), un meccanismo che calcoli il numero di volte che si guarda o ascolta qualcosa e ci addebiti i diritti (una sorta di pay per view/listen) o l’attuale vendita di brani a 99 c (secondo me insensata, e figlia del vecchio modello di business musicale).

Noto infine, con una certa sorpresa, che c’è ancora qualcuno che usa eMule. Direbbero negli USA: “That’s so 2002″.

Una volta

Guardare questo video per me è sempre un po’ arduo; non solo vedo tutti i difetti di questo complicatissimo show, ma da allora mi chiedo come mai, come primissimo spettacolo, abbia fatto proprio una cosa così furibonda. Ma tant’è: nella mia carriera raramente ho fatto quello che ho voluto, ma più spesso quello che ho potuto. E all’epoca potevo questo. 1991, il mio primo concerto in un centro sociale milanese – Conchetta. Fumo, che qui fa da fonico pilota, non aveva mai fatto prima questo set, e anche io ero piuttosto terrorizzato, almeno all’inizio. Lo spettacolo si intitolava RadioMantra/RadioGladio; era strutturato intorno a RadioMantra, “cabaret radiofonico elettronico” nato alla fine degli ‘80 dall’esperienza con AudioBox e il mondo della RadioArte. Ma poi ho subito capito che per far vivere questo show l’ambiente dell’arte non bastava, e così è diventato assai più cabarettistico e politico (sempre nel mio modo un po’ obliquo), specie dopo aver pubblicato RadioGladio nel ‘90.

Non la faccio lunga, solo due cose: se lo guardate bene ci trovate tutti i trucchi che usavo all’inizio, dalla chitarra MIDI (usata rigorosamente in modo non musicale) al registratore che partiva da solo, al dialogo con frammenti di parlato pre-esistenti. Inoltre guardare questo lungo video (30 minuti, circa metà del concerto) mi è arduo, ma il finale è tra i più bei finali che io abbia mai realizzato nella vita – e forse non soltanto io. Grazie mille a Gomma che l’ha girato, montato e pubblicato su Gomma.tv.

PS: E poi ho dei capelli!

Melody Messina

Se non conoscete Melody dei Rolling Stones (clicca e ascolta mentre leggi) beh, vi siete persi qualcosa – specie se vi piace il blues. Spiega perfettamente come mai ho sempre trovato i Beatles mortalmente noiosi e gli Stones furiosamente eccitanti. Qua (l’album è Black & Blue, 1976) sono tutti al massimo – incluso Billy Preston (il sesto Stone), coautore del brano, il cui interplay vocale con Jagger (impeccabile come sempre), quasi oltraggiosamente ricchionissimo, è stupendamente bello. Sul finale poi c’è un tocco di classe: delle botte di fiati arrangiati da Arif Mardin che sterminano flora e fauna (e che paiono diretti coi pugni, definizione perfetta coniata da Deemo per Franco Micalizzi). E’ una specie di orgia pagana blues per le orecchie, vergognosamente sessuale e sconcia (specie se paragonata a Michelle dei Beatles, l’emblema della noia sonante adatta a tutti, adulti e piccini, soprani e preti cantanti). Se facessi la stripper (scusate, la mia formazione culturale mi porta a considerare lo strip maschile un’aberrazione) non accetterei mai di spogliarmi con niente altro.

Everybody but me

Uno dei miei artisti preferiti in assoluto è JJ Cale. Lo è per una marea di ragioni, dalla immobile bellezza delle sue canzoni al sofisticatissimo sound dei suoi brani, chiamato in suo onore The Tulsa Sound – un mix davvero intricato di microparti a incastro: JJ cura personalmente registrazioni e missaggi dei suoi dischi. Mi piace da pazzi anche la sua voce, e spesso mi attirano i suoi testi, come questo che è un inno totale – anche alla “maturità”. Si chiama Days go by, è tratto dall’album Guitar Man del ‘96. Per ascoltarlo cliccate qui: è un video di Youtube, con immagini che non c’entrano nulla col testo, che invece dice:

When you light that funny cigarette, would you pass it back to me?
I’m feeling a little down and out, it’ll keep me company
I’m just a long lost sinner living life here on the line
I’ll give it right back to you, I know it’s not really mine
Now don’t put it out, not right yet, it’s burning pretty good
Maybe I’ll have one more toke, you think I should?

OO-oo, days go by
I just sit around and get real high
OO-oo, what a glow
I just hang out, they come and go

Hey, the walls are starting to move, the floor is way down there
What a buzz it is, there’s electricity in the air
Boy, I’m feeling really gone, I’m feeling really cool
I think I’ll have another one, I’m just another fool
You know they say it’s illegal, what isn’t these days
No matter what you do there’ll be somebody on your case

OO-oo, days go by
It just seems like I sit around and get high
OO-oo, shame on me
They’re going to put me in a penitentiary

I must not be together, look at the shape I’m in
I just know people are saying “He’s looking awful thin”
I guess I can count my blessings though I’ve always been this way
I guess I’ll quit tomorrow, maybe another day

OO-oo, days go by
I guess I’ll sit around and get real high

You know time has no absolute, it’s a just seems like it’s spent
Everything has a tendency to be so warped and bent
While looking here and there I’m surprised to see
Everybody’s gone here, everybody’s gone but me

OO-oo, days go by
I just sit around and get real high
OO-oo, what a glow
I just hang out, they come and go

Dopo averlo ascoltato, se siete d’accordo con me che è un grande, potete vedere questo fantastico pezzetto di video in cui JJ mostra “the piece of machinery I earn my living with” (visibile anche nella foto): semplicemente meraviglioso.

Get on your knees and dance!

Come autore di questo blog, vi giuro che mi piacerebbe moltissimo riuscire a scrivere un commento adeguato a questa storia, e magari anche buffo. ma per quanto mi sforzi non mi esce niente di nemmeno lontanamente paragonabile alla sublime notizia, che ripubblico integrale:

GENOVA – La prima ‘discoteca cristiana’, su una spiaggia nella diocesi di Genova, la notte scorsa ad Arenzano ha coinvolto in una festa decine di giovani, mamme, papà, nonni, curiosi e persino una donna musulmana con il velo al capo sorridente al ritmo della canzone ‘Gesù ti ama’. Alla consolle don Roberto Fiscer, vice parroco di Arenzano ordinato nel 2000 dal segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone. Genovese, 33 anni, ex dj sulla navi da crociera, è l’ideatore della prima ‘discoteca cristiana’ per ballare con Gesù e la Madonna d’estate sulla spiaggia, divertendosi e pregando. Il luogo sono i ‘Bagni San Pietro’, uno stabilimento privato, che ogni mercoledì, per tutta l’estate, ospiterà i cristiani a ingresso libero dalle ore 21 alle 23.30 circa. Scatenati sulla pista da ballo c’erano turisti e parrocchiani di Arenzano con indosso le magliette stampate ad hoc dei Vangeli o della Madonna di Lourdes, danzanti al ritmo di luci a intermittenza e suoni mixati. Le hit religiose più amate, alcune ideate dallo stesso Don Roberto, sono state miscelate e ritmate per l’occasione: ‘Shake the devil off’, ‘Ama Gesù con tutto il cuora’, ‘Osanna’, ‘Lodiamo il Signore Gesù perchè vivente’, ‘Gesù ti amà. «La discoteca cristiana – ha commentato don Roberto – rispecchia lo spirito della nostra parrocchia, come la Madonna che pensa ai suoi figli, tutti, vicini e lontani e attraverso la musica e il canto gli apre il cuore rendendoli felici». (fonte: Ansa)

Però un commento ce l’avrei. L’esatto contrario della discoteca cristiana naturalmente è la messa techno, dove un prete laico e tatuato solleva il calice e intona: “This is the rhythm of the night!”. E già che ci siamo, lodiamo anche il Divino Otelma: perfino lui è vivente, malgrado le apparenze.

Aggiornamento (15 giugno): Sul sito dell’Ansa ci sono altri dettagli esilaranti, tra cui uno slide show dell’evento (puro Superquark), il commento estasiato su don Fiscer della “giovane parrocchiana Anna, tra le più scatenate sulla pista da ballo: “E’ innamorato della Madonna” e la strepitosa citazione del don medesimo, memorabile (e forse eretica): “Gesu’ si e’ fatto deejay per avvicinare i giovani a Dio”. A che ci servono altri comici?


Raise your Madonna up in the air, and party hard until you just don’t care!
(foto © Ansa)

ONU, OMS e morti viventi

Come forse avete notato non ho mai parlato della legge che si propone di fare tagli alla cultura, alle fondazioni liriche, ai teatri. Non m’importa? Come no: accolgo con piacere nella trincea dei morti di fame tutti quegli operatori culturali che, a differenza del sottoscritto (e di TUTTI i musicisti italiani che non fanno ne’ lirica ne’ musica folk), hanno goduto in questi decenni di pacchi immensi di soldi, e che adesso si ritrovano col culo nell’acqua: se volete vi insegniamo a nuotare. Non solo, ma difendere la Turandot mentre i Massimo Volume (o Dargen D’amico) devono lavorare per vivere mi sembrerebbe terribile. Quindi semmai chiudessero le fondazioni liriche non mi strapperò i capelli: notoriamente la lirica la fanno bene anche in Corea, dove però producono pure tecnologia d’avanguardia.

Registro invece due crolli d’immagine poderosi, almeno per me. Il primo non è una sorpresa: l’ONU sanziona l’Iran per il nucleare mentre è assai gentile cogli Israeliani (i quali anche hanno l’atomica ma non lo dicono) che attaccano navi in acque internazionali – o che radono al suolo case arabe a Gerusalemme est per farne di proprie. Ma che l’ONU non fosse l’Organizzazione delle Nazioni Unite lo sapevamo già. Viceversa m’ero sempre fidato dell’OMS. Dice la Stampa: “Secondo il British Medical Journal, l’Organizzazione mondiale della Sanità occultò di proposito un elemento chiave, cioè il legame finanziario tra alcuni dei suoi esperti e le case farmaceutiche Roche e Glaxo, fabbricanti del Tamiflu e del Relenza, i farmaci antivirali contro l’H1N1. L’Oms indusse i governi di mezzo mondo a fare scorte di questi vaccini.” Mortacci vostra.

Indomito con banjo

Ho sentito per la prima volta questa canzone verso i 14 anni. Per puro culo, essendo contenuta nella colonna sonora di Zabriskie Point. Un’inclusione curiosa: quel film è pieno di musica molto contemporanea per l’epoca, tra cui una bella improvvisazione per chitarra sola di Jerry Garcia (se trovate la ristampa su CD ci sono molte take diverse del brano, ma nessuna bella come la definitiva), un brano dei Pink Floyd, ecc. Nel mezzo c’è questo reperto, cantato da una voce quasi incredibile, emessa da un signore chiamato Roscoe Holcomb.

Avanti veloce. Oggi mi ricapita di ascoltarla e cerco su internet. Così scopro che Holcomb, nato nel 1912, ha fatto il minatore per tutta la vita, è stato registrato per la prima volta nel ‘58, è morto di enfisema nell’81 e di lui Bob Dylan ha detto: “Roscoe Holcomb ha un indomito senso del controllo, il che lo rende uno dei migliori.”

E poi vederlo (qui, con Pete Seeger in un set disney country) col cappello e il banjo mentre canta… Sublime, dignitoso e perfetto – altro che certi babbioni col capello comicamente pettinato in avanti (tipo questo) nel disperato e fallimentare tentativo di apparire gggiovani.

PS: Holcomb è anche l’ispirazione musicale dietro al film Fratello dove sei? dei Coen bros. La canzone Man of constant sorrow, tema del film, è sua.