Guardo Rai Storia, che è involontariamente favolosa (con pezzi d’Italia andata assolutamente sublimi) ma volontariamente spesso discutibile. Benché diretta da Paolo Ruffini, Rai Storia è il feudo di Giovanni Minoli, in onda quasi tutte le sere. Minoli, lo dico per i più giovani, è stato la voce del padrone fin dai tempi del Craxismo, di cui era uno degli esponenti di punta. Una voce dichiaratamente schierata, che non ha perso ne’ il pelo ne’ il vizio (ma ha preso qualche chilo – pur restando immensamente vanitoso).
Rinascimento Nucleare
Il futuro del nucleare in Italia, tra costi, pericoli, strategie, vantaggi. Ma anche un’analisi del passato, a partire da Fermi e dal gruppo di via Panisperna; il racconto della storia recente fino all’incubo di Chernobyl; sino all’oggi. Ripartire dal simbolo perduto come se un grande vecchio avesse guidato la mano dei nuovi ricercatori dell’energia. Ripartire dal simbolo del nucleare per una nuova politica energetica all’insegna dell’indipendenza dalle altre potenze e dalla sostanziale inesauribilità delle risorse. Per qualcuno una provocazione. Per qualcun altro una benedizione.
Questo testo, tratto da qui, potrebbe essere:
1. Il comunicato stampa di un’iniziativa del Governo sul nucleare.
2. Il brief dell’intervento di Altero Matteoli al simposio sull’energia di Strüzzømålnatö.
3. Il depliànt promozionale di un costruttore di centrali atomiche chiavi-in-mano.
4. La scheda di presentazione di Dixit di stasera.
La cosa brutta è che molto probabilmente è un po’ tutte queste cose. Quella certa è che la risposta esatta è l’ultima.

Una delle vittime, oltre che degli attori, della rivoluzione digitale è certamente la stampa. In atto ormai da diversi anni, il complicato processo va dalla digitalizzazione degli archivi alla creazione di contenuti speciali, multimedia, ecc. fino alla riconfigurazione totale del modello di ricavi. Tanto per dire: in un paese davvero digitale (quindi non l’Italia) ha senso dare ai giornali un finanziamento per la carta, o magari sarebbe più interessante darglielo per i byte? Fattostà che i giornali stanno provandoci davvero (anche perché l’alternativa è sparire), con molte diverse iniziative e modelli economici. Naturalmente l’idea di creare dei contenuti video è piuttosto ovvia: non solo questi sembrano essere assai apprezzati in rete, non solo possono essere guarniti con spot prima e dopo, ma dentro ci possono stare quei giornalisti che passano le loro serate a dare pareri in tv: se la gente li guarda lì, perché non anche su internet?
Io sono sempre per la libera informazione, e sono pronto a fare da scudo umano, se necessario, affinché i quotidiani – specialmente quelli che lodevolmente tentano di raggiungere anche solo un minimo di autorevolezza – siano liberi sempre e comunque di pubblicare notizie anche scomode come
Vado in libreria e scopro che Aldo Biscardi ha scritto un libro (magari è solo l’ultimo di 17, non so dire). Com’è? Manco questo lo so dire: ho davvero poco tempo da perdere. Però ha un titolo fantastico, specialmente scritto tra il suo nome e la sua faccia biscarda: Se non c’ero io. E’ un titolo che, come spesso succede alle frasi sospese, ti viene voglia di completare. Almeno a me. Ecco alcune proposte:
Benvenuti su Fosforo, compilation di amenità verbali di 
