Oggi, per caso, ho attivato la funzione play count di Itunes, che mi dice quante volte ho ascoltato un brano. Mi pare un eccellente indicatore, e un’ottima risposta alla domanda/titolo del post, che mi imbarazza sempre un po’. Vi incollo i miei primi 20 (il conto parte da dicembre, quando ho reinstallato Itunes):
Così, a botta secca, pare la selezione di un pazzo, ma ha una sua logica. Le prime cinque sono relative al fatto che sto suonando molto la chitarra, e in particolare mi sto esercitando su quei brani. Predomina il country/blues, anche se la dance (in diverse forme) non scherza, e Johnny Pacheco è immenso. Grazie a Dio non tutto è d’epoca, ma molto sì – come la furibonda, strepitosa e ingiustamente poco nota Ventilator Blues degli Stones – con un riff di chitarra e piano che se non stai attento ti incasina la stanza, ti seduce la nonna e se ne va con l’armadietto dei medicinali.
Il mio amico SC mi invia questo fantastico filmato che mi riguarda:
Che si fa attraverso questo link: http://en.tackfilm.se/ e che è veramente inquietantissimo (considerato che parrebbe essere parte della campagna di abbonamento alla Tv pubblica svedese). Adesso sto cercando di capire con chi potrebbe far ridere, ma non è semplice.
Mannaggia. Fare Realcore a Roma è stato proprio divertente, due sere di fila poi, proprio un lusso. Mi è venuta voglia di rifarne un po’, il messaggio resta attuale e funziona proprio in molti contesti diversi. Quindi sotto: fino a giugno sono qui, costo poco e un po’ di porno non può che fare del bene – a voi e ai vostri amici (o al vostro pubblico, che con Realcore non manca mai e abitualmente apprezza).
Nella capitale ero alla Sala Pintor, ospite dei FÒÓLS, ottima (e accogliente, e gentile, e brava, e ccetra) ciurma di attori dei quali non dovreste perdere Impossibili, che si replica venerdì 5 e sabato 6 marzo alle 21 (Viale Scalo San Lorenzo 67).
Ieri sera prima replica di Realcore a Roma – ottima e abbondante. Nel ringraziare quelli che sono venuti, ricordo agli altri romani che possono rimediare stasera, alle 21, alla Sala Pintor, via dello scalo di san lorenzo, 67. Accorrete numerosi, e ditelo agli amici: non so quante altre volte si riuscirà a proporre questo spettacolo nella capitale (ma non fatelo sapere a Alemanno che sennò non si va in scena manco stasera).
Realcore, lo spettacolo, torna a Roma. Il 19 e 20 febbraio alle 21, alla Sala Pintor (via dello scalo di san lorenzo, 67). Ingresso 3 euro: sono pertanto sospese tutte le facilitazioni, aka ingressi gratis a stampa, amici, parenti, possibili artefici di futuri strabilianti, ex fidanzate – insomma, i 3 si pagano. Accorrete numerosi, e naturalmente ditelo a tutti spargendo questo link: del sano pornazzo scelto non può che fargli del bene.
* Ogni artista jamaicano che va a suonare a Roma, e ha un minimo di coscienza Rastafariana, non manca mai di ricordare che Roma è Babylon, nel senso che non solo ci risiede il Papa (nemico del Rasta, che considera un pazzo miscredente) ma è la capitale d’Italia, che ha osato fare la guerra a Hailé Selassié, unica incarnazione di Dio in terra – appunto Jah Rastafari.
Grazie ai buoni uffici di Luca (che mi ospita qui a LA), membro dell’Hollywood Foreign Press Association, sono stato alla cerimonia di consegna dei Golden Globe – uno dei massimi riti hollywoodiani. Per me è stato un estenuante e divertentissimo pomeriggio/sera, in mezzo a celebrity di categoria A++ (c’erano TUTTI), wannabees (ma comunque invitati), signore della Beverly Hills che conta, gente di cinema di ogni tipo e ovviamente studio executives. A differenza degli Oscar qui si sta a tavola tutto il tempo, con frequenti alzate verso la zona fumatori – la vera area VIP, frequentatissima da Mickey Rourke, ma anche da molti altri (tra cui una spaesata ma apparentemente contenta Elisabetta Canalis da sola, che George mi sa che non fuma). Dopo la cerimonia, con un momento per me assai toccante – la consegna del Cecil B. De Mille award a Martin Scorsese (consegnavano Di Caprio e De Niro – italian business) che mi piace molto e se lo meritava tutto – c’erano le feste degli studios, sempre al Beverly Hilton ma in altre zone. Meno star ma molta più caciara: quando bevi dalle 2:30 (in decine di free bar specializzati in vari alcoolici, dallo champagne ai single malt) e sono le 9, o balli o vai a nanna. La musica ovviamente era pessima, ma i buffet (di cui uno della cioccolateria belga Godiva davvero pazzesco), i bar e la fauna locale controbilanciavano.
Momenti VIP della serata:
*) La stretta di mano a T-Bone Burnett – un mito assoluto.
*) Il sindaco di Los Angeles che, mentre mi spiegavano chi era, è venuto e si è presentato sorridendo.
*) L’incontro con un delizioso, gentilissimo, dolce e garbato Mike Tyson, che non solo mi ha stretto la mano, ma mi ha anche fatto un piccolo inchino: il mio vero star moment degli ultimi anni.
It came out yesterday, both on paper and online: it’s the interview about me/us/Realcore by Luca Celada for the art mag Artillery. It’s a very intimate piece (we’ve known each other for over 30 years) but also very precise and ironic, in classic Celada style.
E’ uscita giusto ieri in versione cartacea e online l’intervista/articolo di Luca Celada su me/noi/Realcore per Artillery, magazine di arte. E’ un articolo molto affettuoso (conosco Luca da oltre trent’anni) ma anche assai preciso e, nello stile del buon Celada (che potete godervi quotidianamente qui), obliquamente ironico.
Benvenuti su Fosforo, compilation di amenità verbali di Sergio Messina di cui come sempre risponde di persona attraverso questa pagina.
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