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Post della categoria lettere antiche.

Cautomobilismo

Gentile automobilista italiano,

alcune note da un osservatore che non ha guidato per diversi anni (specialmente in Italia) e che si è trovato al volante sull’Autosole in agosto:

• Il fatto che io mantenga la distanza di sicurezza in corsia di sorpasso non è un invito a inserirti al volo, senza freccia, tra me e l’auto che mi precede. Forse ti sfugge il semplice fatto che quella distanza serve a assicurarsi che NON avvengano incidenti, non viceversa. Se poi lo fai con un bambino a bordo (o una vasca da bagno legata male sul portapacchi) dovrebbero sculacciarti in pubblico – ma forte.

• L’adesivo “Bambino a bordo” dovrebbe suggerire maggiore accortezza agli altri veicoli, ma spesso parrebbe anche voler dire: “Settenne alla guida”, “Riflessi lenti, papà al telefono” o anche “Mamma ha comperato la patente”. Ma il mio preferito è “Attenzione: cane a bordo” che può voler dire solo una cosa: “Guido come un cane, penso come un cane, mi comporto come un cane: sono un cane.”

• Due vecchie storie: se la tua roulotte va a 87 all’ora non dovresti superare un camper che va a 86.8. Il sorpasso inizia a Orvieto e finisce a Barberino del Mugello, tu arrivi 37 secondi prima di lui ma hai scassato il cazzo a un’intera autostrada per decine di chilometri. Inoltre volevo dire ai cazzoni che mi frenano in culo e fanno i fari mentre supero un tir: attenzione, divento un cane e freno di botto senza motivo.

Si conferma insomma appieno una mia vecchia idea: dietro al volante l’umano diventa bestia – incluso il sottoscritto.

Markett’

Gentile Rabarama,

le scrivo a margine delle polemiche sulla sua mostra a Firenze, da molti considerata impensabile e da qualcuno perfino una marchetta. Conosco il suo lavoro piuttosto bene, essendo un appassionato di arte contemporanea (quella “giusta”, mica quelle croste che passano per capolavori che si vedono alle fiere) che seguo assiduamente su Telemarket – un canale che non finirò mai di ringraziare per avermi fatto conoscere il lavoro di grandi artisti italiani quali Athos Faccincani, Mitridate Impozzallo e ovviamente lei. Quando trovo le sue opere su uno dei due canali Telemarket mi fermo sempre a guardarle; ma se a presentarmele c’è Francesco Boni (il “Vasari di Cascella”) la tentazione di comperarle sale.

Le scrivo per due ragioni: innanzitutto esprimerle la mia solidarietà per il vile attacco contro di lei, e attraverso lei a tutta l’arte contemporanea che fa bello il nome dell’Italia nel mondo. Inoltre mi chiedevo se Boni sarà presente al vernissage della sua mostra: la combinazione delle sue opere e della presenza fisica del noto critico (a cui ho sentito spendere parole di grande elogio per lei, evidentemente motivato dal sacro fuoco della bellezza) potrebbe essere troppo anche per un fan come me.

Nel salutarla la incoraggio a procedere dritta per la sua strada: il mondo ha bisogno di opere significative e così intensamente politiche come le sue. Augurandomi di trovarne in tv una con lo sconto del 60% (pagamento rateizzabile in 5 anni senza interessi) la saluto caramente.
Sergio Messina

Fukushima Blues

Cari Fosforisti,
qui (cioè nelle mie immediate vicinanze geografiche e culturali) è già da qualche giorno che ci si chiede cosa mai si potrebbe fare per aiutare la gente del Giappone, a cui è successa una cosa che a pensarci bene fa tremare le gambe – e gli sta ancora succedendo. Se lo chiede anche il New York Times di stamattina, in un panel intitolato proprio Quali aiuti ha senso dare al Giappone? Le risposte che i vari esperti propongono hanno tutte un qualche senso, dagli aiuti pratici a quelli scientifici; c’è chi si pone il problema del particolare spirito nazionale giapponese e suggerisce aiuti indiretti, chi parla di una forma di supporto meno immediata ma altrettanto importante, la speranza: “C’è una generazione segnata da questa tragedia, cui spetterà il compito di ricostruire. La comunità internazionale può organizzare scambi di studenti e opportunità di studio per allargare gli orizzonti culturali e morali di questi giovani.” Ecco: secondo voi, di che genere di aiuto può aver bisogno il Giappone aldilà della Protezione Civile? Esiste qualcosa che gente come noi può fare per aiutare la terza potenza economica mondiale a superare, anche psicologicamente, questo genere di disperazione?

Real Sex (quasi gratis)

Attenzione, ci siamo: da oggi il mio libro Real Sex. Il porno alternativo è il nuovo rock’n’roll sarà in libreria. Mi raccomando, diffondetelo con furia e ardore: costa 9.70 e li vale tutti. Se preferite, potete comperarlo online dall’editore. Non sottovalutate il valore simbolico di un regalo natalizio con sesso, porno e r’n’r nel titolo.

Se capitate in libreria, please date un’occhiata in giro e vedete se c’è. Semmai non ci fosse, fatemi una cortesia: chiedete al libraio di ordinarlo – magari aggiungendo: “Come non ce l’avete: se ne vendono a vagonate!”. Se poi avete un sito, un Myspace o un Faccialibro, perché non inserirci uno di questi due graziosi bannerini qui sotto? Potete linkarli direttamente da qui, o copiare il codice sotto e incollarlo dove più vi piace. Mille grazie in anticipo.


<a href=”http://www.sergiomessina.com/rsad.html”><img src=”http://www.radiogladio.it/free/rlsxbn.png”</a>


<a href=”http://www.sergiomessina.com/rsad.html”><img src=”http://www.radiogladio.it/free/rlsxbn2.png”</a>

Carissimo Fiorello

Ho il dovere di comunicarti che mi fai un po’ ridere – non purtroppo nel senso che speri tu. Ogni sera in Tv ti vanti ironicamente della giovinezza dei tuoi 50 anni. Trombi come un mandrillo sedicenne? Stai inventando il nuovo Google? Vai sulla Luna? No, tagghi: “Perché io, a 50 anni, taggo”.

Beh, pure io taggo, ne ho 51 e non me ne vanto. Vuoi stupirmi? Imparati a usare il maledetto php come sto facendo io (anche grazie all’aiuto dell’incomparabile Cica, mia webmistress, che mi ripara le sminchiate). Che tagghi non mi impressiona poi tanto: qualsiasi utonto di Facebook dotato di un mouse e un dito tagga. Taggare nel 2010, caro Fiore, è come dire clicco, cerco, invio: roba facile – salvo a essere Piero Chiambretti, che a 50 anni non ha ancora imparato una parola d’inglese che sia una – e child lo pronuncia cild (in televisione).