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Post della categoria doping.

Polmone tossico

Ogni volta che faccio testamento, poi mi viene tosse. Per fortuna che c’è:

Dio marrone

Vorrei smetterla con la questione Nutella, ma il mio Ministro per le Politiche Agricole Giancarlo Galan mi provoca:

“Difendo la Nutella e lo faccio perche’ difendo la grande nobilissima arte dolciaria del mio Veneto, ma non solo. Infatti, c’e’ tanta straordinaria industria dolciaria a Verona e dintorni che mi sentirei un traditore della Patria se non mi schierassi con l’esercito delle generazioni di bambini felici o di adulti depressi che hanno visto nella Nutella una divinita’ ineliminabile dalle loro esistenze. Ma soprattutto nessuno si permetta di toglierci Panettoni e Pandori”.

Adesso capisco. Imprimere a chiare lettere le percentuali di materie prime dannose alla salute sulla Nutella sarebbe un po’ come scrivere sulle porte delle chiese: “Attenzione: contenuto divino 0%. Ingredienti dell’ostia: ostia. Adatta ai vegetariani, non contiene corpi, sangue o altri prodotti animali”. Però che palle: oltre a difendermi dai cattolici, mo’ mi tocca anche farlo dai Nutellani, i Nutellanti – o comunque cazzo si chiami la gente che ha come Dio della sostanza semisolida marrone.

PS: Ci avete fatto caso? Nemmeno sui superalcoolici c’è scritto nulla – non sul vino ne’ sulla birra (probabilmente perchè Galan, veneto, difende la grande nobilissima arte alcoolica del suo Veneto – che fa tra i 30 e i 40mila morti l’anno in Italia). E pensare che perfino sulle cartine è apparsa la dicitura Smoke Responsibly.

Everybody but me

Uno dei miei artisti preferiti in assoluto è JJ Cale. Lo è per una marea di ragioni, dalla immobile bellezza delle sue canzoni al sofisticatissimo sound dei suoi brani, chiamato in suo onore The Tulsa Sound – un mix davvero intricato di microparti a incastro: JJ cura personalmente registrazioni e missaggi dei suoi dischi. Mi piace da pazzi anche la sua voce, e spesso mi attirano i suoi testi, come questo che è un inno totale – anche alla “maturità”. Si chiama Days go by, è tratto dall’album Guitar Man del ‘96. Per ascoltarlo cliccate qui: è un video di Youtube, con immagini che non c’entrano nulla col testo, che invece dice:

When you light that funny cigarette, would you pass it back to me?
I’m feeling a little down and out, it’ll keep me company
I’m just a long lost sinner living life here on the line
I’ll give it right back to you, I know it’s not really mine
Now don’t put it out, not right yet, it’s burning pretty good
Maybe I’ll have one more toke, you think I should?

OO-oo, days go by
I just sit around and get real high
OO-oo, what a glow
I just hang out, they come and go

Hey, the walls are starting to move, the floor is way down there
What a buzz it is, there’s electricity in the air
Boy, I’m feeling really gone, I’m feeling really cool
I think I’ll have another one, I’m just another fool
You know they say it’s illegal, what isn’t these days
No matter what you do there’ll be somebody on your case

OO-oo, days go by
It just seems like I sit around and get high
OO-oo, shame on me
They’re going to put me in a penitentiary

I must not be together, look at the shape I’m in
I just know people are saying “He’s looking awful thin”
I guess I can count my blessings though I’ve always been this way
I guess I’ll quit tomorrow, maybe another day

OO-oo, days go by
I guess I’ll sit around and get real high

You know time has no absolute, it’s a just seems like it’s spent
Everything has a tendency to be so warped and bent
While looking here and there I’m surprised to see
Everybody’s gone here, everybody’s gone but me

OO-oo, days go by
I just sit around and get real high
OO-oo, what a glow
I just hang out, they come and go

Dopo averlo ascoltato, se siete d’accordo con me che è un grande, potete vedere questo fantastico pezzetto di video in cui JJ mostra “the piece of machinery I earn my living with” (visibile anche nella foto): semplicemente meraviglioso.

Happiness is a warm Nutella

Ancora sulla questione Nutella – che naturalmente è stracolma di spunti fantastici. La questione, adesso s’è capito, riguarda un “pacchetto di norme sull’etichettatura dei valori nutrizionali sui prodotti alimentari”. L’idea della UE è semplice: i prodotti che contengono alte percentuali di materie prime nocive alla salute devono scriverlo sull’etichetta – e dirlo nella reclàme. Mi pare il minimo, considerato che per scoprire che solo di zucchero la Nutella ne ha oltre il 55%  (e il 31% di grassi) devo andare a leggere le informazioni nutrizionali – non gli ingredienti. E mi chiedo: qual’è la dose media giornaliera di Nutella oltre la quale rischio obesità, diabete e problemi di pressione? Non si sa.

Naturalmente la Ferrero si ribella, e così anche la classe politica, che invece di difendere noi dall’avidità, difende la Ferrero da noi. Dice il Ministro delle Politiche Agricole Galan: “Proprio ieri pomeriggio ho scritto una lettera a Bruxelles per segnalare che forse era stata fatta una corbelleria. Per quanto riguarda la Nutella – ha detto Galan – io sono ottimista e non credo che si possa perpetrare danni, non solo ad una grandissima azienda orgoglio nazionale, ma anche a milioni di consumatori che nella Nutella hanno trovato perfino motivi di felicità”.

Spaventoso, e di un’ignoranza abissale. L’obesità e i disturbi alimentari hanno certamente a che fare col rapporto che uno ha con la felicità. Però se uno cerca la felicità dentro un barattolo di Nutella costui va aiutato, sostenuto, avviato a un percorso di recupero.

Anche Coldiretti dice la sua: “L’atteggiamento del Parlamento europeo sull’ etichettatura degli alimenti ha del parossistico con l’aggiunta di informazioni nutrizionali del tutto inutili che rischiano di danneggiare una filiera agroindustriale simbolo del Made in Italy nel mondo.”

Capito? Chi se ne fotte dei consumatori, dell’obesità infantile, delle informazioni ai consumatori, della felicità disponibile in comode confezioni da asporto. E’ la filiera che conta, il maledetto Made in Italy. Mi chiedo se i contadini afghani produttori di Oppio non potrebbero riciclare queste parole: quanti milioni di consumatori negli ultimi 1000 anni hanno trovato motivi di felicità, o quantomeno momenti di consolazione, fumando questo prodotto agroindustriale simbolo del Made in Afghanistan nel mondo?

Nuoce gravemente alla Ferrero

Che la Nutella non fosse esattamente cibo salutare lo sapevamo bene. Adesso se n’è finalmente accorta anche l’UE, che ha proposto di apporci la dicitura “Favorisce l’obesità”. Come dargli torto? Semplice: basta essere la Ferrero, che sta piantando un casino infernale, come la Philip Morris quando hanno vietato il fumo. La difesa della Ferrero si basa su due concetti – a mio parere ambedue insostenibili. Il primo è che si tratterebbe si un attacco al Made in Italy. Non credo: che dire della Sachertorte o dell’Halva? Ambedue questi prodotti contengono più del 10% di zucchero – il limite imposto dall’UE per le diciture. La Nutella ne contiene ben di più. Quanto? Dice l’etichetta nutrizionale: “ogni 100 grammi ne contiene 55,2 grammi”. Insomma ogni barattolo è per oltre metà zucchero. Una marea. Infatti tra gli ingredienti (dove non è obbligatorio riportare la percentuale, ma elencarli in base alla quantità contenuta) è al primo posto. Inoltre la Nutella utilizza campioni dello sport come testimonial, addirittura la nazionale di calcio, e le sue promozioni si rivolgono principalmente ai più giovani. Un disastro (come ho già scritto oltre dieci anni fa).

Ma la seconda è esilarante. Dice Francesco Paolo Fulci, vicepresidente del gruppo Ferrero: “La nostra è una battaglia di libertà per il consumatore”. Libertà di cosa? Mica proibiscono la Nutella. Quindi Fulci allude alla libertà di sfondarsi di Nutella senza sapere cosa può farti, sennò non c’è più gusto. Non ce n’è: le industrie dolciarie dovrebbero produrre dolciumi – che quando si occupano di Filosofia (o addirittura si preoccupano della mia libertà) sbagliano sempre (come ho già cantato circa vent’anni fa).

PS: Lorena Scarsi ha realizzato un clip della Vendetta del Mulino Bianco – così, gli è venuto spontaneo. Una bellezza.

MIchele non c’è

Rientrato definitivamente in Italia, ieri sera mi guardo Anno Zero, puntata dedicata al caso Morgan. Un pollaio davvero pasticciato, con Celentano e Morgan in piena crisi ADHD, inesperti che parlano a vanvera, Mauro Pagani che cerca di dire cose sensate (e in parte ci riesce), mamme di tossici a serramanico, che – con rispetto parlando – è comprensibile che non abbiano opinioni ragionevoli (e che presentate a fine puntata sembravano più da Vespa che da Santoro), Barbara Palombelli che sbandiera una pasticca con “360 dosi di caffeina”. Grande assente la Riduzione del Danno, che pare essere l’unica politica nel mondo a dare dei risultati (non solo lo scambio di siringhe usate, ma i laboratori ambulanti che analizzano le pasticche, una chiara informazione sulle varie droghe, e naturalmente la decriminalizzazione del consumo). Nel programma invece si è lungamente dibattuta questa iniziativa del test antidroga ai parlamentari – con caccia alla strega risultata positiva e redattore che insegue i parlamentari chiedendogli: “Chi è il drogato?” Ributtante, considerato anche che questa singola positività lascia comunque il parlamento ben al di sotto della media nazionale (1 su 233).

Vorrei quindi (ri)dire che sono assolutamente contrario al test anti-droga obbligatorio per qualsiasi categoria di italiani, inclusi partecipanti a festival canori, chirurghi, tramvieri, piloti di aerei, insegnanti, deputati e senatori. Mi pare un’idea oscena e Giovanarda, che provoca una caccia al drogato veramente schifosa e che suggerisce un’idea sbagliatissima, e cioè che chi fa uso ricreativo di droghe non sia in grado di svolgere un lavoro normale (o anche meno: a giudicare dall’eloquio e dalla favella non mi pare che quello del parlamentare sia un mestiere particolarmente selettivo).

Mi stupisce che Santoro e tutti quei capelloni che comanda non si siano posti nessuno di questi problemi, realizzando un programma confuso, banale, incivile e retrogrado. Non è la prima volta che capita, ma ieri sera si è davvero toccato un fondo.

Crack factor

Dapprima ho detto: “Bravo Morgan, un po’ di onestà al mondo fa sempre bene.” Poi però ho pensato: “Vuoi vedere che questo coming out è stata una Cocaine Decision?” L’indizio me l’ha dato questa frase: “Io non ho mai conosciuto nessuno che ci sta dentro come me a farsi le basi. Ti sembro uno schizzato?” Eh Marco, scusa ma sì, e l’ho anche scritto, senza fare il tuo nome per carineria. Mi sembri di brutto uno schizzato, e malamente. Non solo, ma la frase: “La droga apre i sensi a chi li ha già sviluppati, e li chiude agli altri.” è una puttanata proprio gigantesca, specie se si parla di fumarsi la Coca Base, e sentirla dire a uno che con le droghe dovrebbe aver avuto qualche esperienza davvero intristisce.

E siccome sono pessimista, prevedo una disintossicazione venduta in esclusiva a Gente, magari con annesso reality (il format c’è già: Celebrity Rehab), una riabilitazione pubblica con abbraccio a Giovanardi e consacrazione finale dell’eroe che ha sconfitto la droga…

PS 1.40 pm (pacific time): Esce puntuale la smentita, virgolettata da Repubblica e quindi evidentemente un comunicato scritto, da Morgan o chi per lui: “Sono molto sconcertato ed amareggiato, anzi profondamente addolorato, per non dire disperato, per le frasi che mi sono state attribuite. L’intervista mi è stata sostanzialmente carpita, io penso esattamente il contrario: la droga fa male, la considero pericolosa e inutile, mi riferivo all’uso che ne facevo in passato come terapia verso la depressione. Forse mi è stata tesa una trappola e ci sono caduto ingenuamente. Non ho mai nascosto certe mie debolezze in quanto persona autentica e sensibile, quindi tutti sanno di certi errori commessi in passato di cui ho anche parlato con delicatezza nelle mie canzoni e non certo nel modo strumentale e errato dell’articolo”. (Le sottolineature sono mie)

In quanto persona autentica e sensibile, a questo punto Morgan inizia quasi a farmi pena.

Boutique del naso

La proverbiale tolleranza degli Olandesi a volte si estende in maniera sconcertante:

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In una vetrina del centro c’è questa zona dedicata alla Cocaina, nella quale si vedono, tra l’altro: un kit da viaggio, cannelli a forma di aspirapolvere, binarici e per narici XL, una grattuggia, bilancini, bustine e imboschi: un detergente e una pila col doppiofondo. Il tutto corredato da realistici mock-up di Coca. Clicca l’immagine per ingrandire.

Nasale con i tuoi

Una delle cose assai irritanti della scena musicale italiana è che non solo uno su mille ce la fa (invece di uno ogni sessantatre, per dire) ma di solito ce la fanno persone terrificanti. Due esempi, uno col peccatore, l’altro col peccato.

Giovanni Allevi: a sentirlo parlare sembrerebbe Stravinski. Invece poi a sentirlo suonare proprio per niente. Ma la cosa tremenda è che, in cima a questa saccenza dagli esiti mediocri, ha una personalità feliciona davvero repellente, almeno per me (e forse anche un po’ tarocca). Insomma, se l’uno su mille è Allevi, magari potremmo anche fare senza, no?

L’altro non lo nomino per paura di finire dentro le sue capienti narici. Questo ce l’ha proprio fatta (per ora: dove sta lui si va e si viene con grande rapidità), e in qualche modo rappresenta nei media mainstream una scena, e una generazione, di cui ho fatto molto tangenzialmente parte anch’io. Della sua arte (che non mi piace ma rispetto) non parlo, anche perché non è per quella che oggi lo conosciamo. Ho solo una domanda: ma non potrebbe pippare un po’ meno prima di andare in Tv a coprire di merda la gente? Non si vergogna? Non lo sa che mentre delira in diretta nazionale, molti di noi lo vedono che non è lui che agisce, bensì tutta quella Cocaina che ha in corpo – e non è un bello spettacolo?

Chiudo i commenti che sennò poi fate il nome e io vado al gabbio ;)

Slow lo dici a tuo nonno

Sono anni che lo dico, adesso voglio scriverlo: io detesto, disapprovo e combatto l’ideologia di (e l’associazione) Slow Food, che “significa dare la giusta importanza al piacere legato al cibo, imparando a godere della diversità delle ricette e dei sapori, a riconoscere la varietà dei luoghi di produzione e degli artefici, a rispettare i ritmi delle stagioni e del convivio.” Oltre a leccarsi i baffi, questi fautori della pappagorgia “si occupano di organizzare corsi, degustazioni, cene, viaggi” ovviamente legati al vizio di abboffarsi con tripudio.

Slow Food ha anche un manifesto, che dice tra l’altro: “Questo nostro secolo, nato e cresciuto sotto il segno della civiltà industriale, ha prima inventato la macchina e poi ne ha fatto il proprio modello di vita. La velocità è diventata la nostra catena, tutti siamo in preda allo stesso virus: la Fast Life, che sconvolge le nostre abitudini, ci assale fin nelle nostre case, ci rinchiude a nutrirci nei Fast Food. Ma l’uomo sapiens deve recuperare la sua saggezza e liberarsi dalla velocità che può ridurlo a una specie in via d’estinzione.”

Liberarsi della velocità? La civiltà industriale sconvolge le nostre abitudini? Ma quando mai? A me la civiltà industriale mi pare una figata pazzesca, mentre il lardo mi fa schifo, mi fa ruttare brutto e mi si ripropone per ore, stare a tavola più del necessario mi fa venire il nervoso, e alzarmi ricolmo di cibo mi fa sentire come una discarica. Mi fa inoltre orrore questa insopportabile nostalgia agreste, per cui il passato è sempre migliore del futuro: proprio il messaggio giusto da dare ai giovani.

I Viaggi di Slow Food poi mi terrorizzano solo all’idea: transumanti del colesterolo, portati in giro in carriola mentre si riempiono lentamente la faccia di leccornie locali – un turismo sessuale il cui orifizio è la bocca. Mi fanno spavento, e un po’ di tristezza. Non li proibirei, ovviamente (ognuno è libero di fottersi il fegato come crede), ma li tratterei come quegli italiani che, una volta in Olanda, si rinchiudono nei Coffeeshop: con sufficienza e un filo di tenerezza.

L’Italia ha una lunga e gloriosa tradizione di nobilissimo fast food, dalla pizza (che a Napoli si vende anche piegata in due, da mangiarsi a passeggio) allo gnocco fritto bolognese (quasi una droga pesante), i supplì (anche detti arancini), gli arrosticini abruzzesi, il salamino… Tutto cibo ottimo, veloce, antico ma molto contemporaneo – a differenza della Ribollita di mucca marinata per sei mesi in un brodetto di Barolo, sangue di capra al pepe verde e capperi tostati da chiappe vergini.