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Post della categoria dittatura?.

A volte rimangono

Guardo Rai Storia, che è involontariamente favolosa (con pezzi d’Italia andata assolutamente sublimi) ma volontariamente spesso discutibile. Benché diretta da Paolo Ruffini, Rai Storia è il feudo di Giovanni Minoli, in onda quasi tutte le sere. Minoli, lo dico per i più giovani, è stato la voce del padrone fin dai tempi del Craxismo, di cui era uno degli esponenti di punta. Una voce dichiaratamente schierata, che non ha perso ne’ il pelo ne’ il vizio (ma ha preso qualche chilo – pur restando immensamente vanitoso).

Rinascimento Nucleare
Il futuro del nucleare in Italia, tra costi, pericoli, strategie, vantaggi. Ma anche un’analisi del passato, a partire da Fermi e dal gruppo di via Panisperna; il racconto della storia recente fino all’incubo di Chernobyl; sino all’oggi. Ripartire dal simbolo perduto come se un grande vecchio avesse guidato la mano dei nuovi ricercatori dell’energia. Ripartire dal simbolo del nucleare per una nuova politica energetica all’insegna dell’indipendenza dalle altre potenze e dalla sostanziale inesauribilità delle risorse. Per qualcuno una provocazione. Per qualcun altro una benedizione.

Questo testo, tratto da qui, potrebbe essere:

1. Il comunicato stampa di un’iniziativa del Governo sul nucleare.
2. Il brief dell’intervento di Altero Matteoli al simposio sull’energia di Strüzzømålnatö.
3. Il depliànt promozionale di un costruttore di centrali atomiche chiavi-in-mano.
4. La scheda di presentazione di Dixit di stasera.

La cosa brutta è che molto probabilmente è un po’ tutte queste cose. Quella certa è che la risposta esatta è l’ultima.

Viva il wwweb

Ogni tanto ci si chiede se qualcosa è morto. Stavolta la vittima designata sarebbe il Web. Ha apero il dibattito Chris Anderson su Wired, poi ripreso da molta stampa, anche italiana. In soldoni l’idea sarebbe che il Web (www punto qualcosa, insomma quello su cui leggete Fosforo al momento) starebbe morendo, mentre invece cresce l’uso di Internet (la rete digitale che comprende anche il www ma non solo) che però oggi sarebbe sostanzialmente utilizzata attraverso altre sottoreti chiuse come Facebook o le App per gli smartphone, nonché dal video (sostanzialmente Youtube).

Molto interessante, certamente in qualche misura vero – e pure inevitabile: per quelli che la mia webmistress chiama gli Utonti medi, le App per Iphone (o le ignobili sciocchezze digitali di Facebook) sono assai più semplici e gratificanti di un buon software di FTP (altro protocollo di internet non www). I numeri d’altronde parlano chiaro: “Nel 2010 la banda usata per il web si limita al 23% di quella complessiva.” (dati Cisco)

La mia esperienza mi dice che questo è un fatto pessimo. Iniziamo dalle App: accedere alla distribuzione di programmi per Iphone/Ipad tramite Itunes (l’unica autorizzata da Apple) prevede una verifica dei contenuti da parte dell’azienda di Steve Jobs, che ha recentemente dichiarato: “Chi vuole il porno può comprarsi un telefono Android.” Quindi per esempio una eventuale app per Iphone del mio blog sul porno non passerebbe mai, e non escluderei obiezioni anche sul libero pensare in genere, specie in Italia. Di Facebook e della sua censura dell’invito al mio spettacolo ho già scritto (senza avere alcuna risposta da quelle facce da libro, naturalmente). Il punto è che limitare il mare del web dentro laghetti più controllabili è esattamente quello che vorrebbero i politici italiani, e che io oggi posso scrivere quello che scrivo come lo scrivo anche perché non devo sottoporre i miei contenuti a un filtro aziendale della Apple, di Facebook o di chicchessia. Se la rete fosse solo quella filtrabile a monte, io non esisterei affatto – esattamente come non esisto per i media italiani (di destra e di sinistra, con rarissime eccezioni) da circa vent’anni.

100% Made in Italy

Sulla questione della neo-signora Fini, del cognato a Montecarlo, ecc. per me vale esattamente quello che valeva per Marrazzo e per le ragazzotte di Berlusconi: tra maggiorenni tutto è possibile, e nessuno di questi comportamenti pare essere perseguibile penalmente. Poi c’è sempre quella parola fuori moda, opportunità, che però a nessun politico piace: ho rivisto ieri la puntata di Report sul doppio incarico di sindaci e governatori, e tutti dicono sempre “la legge lo consente”, ma non si chiedono mai se sia opportuno o meno. E’ legale che uno abbia degli appalti alla Rai solo (o anche) perché è un cognato? Certamente sì, altrimenti le galere sarebbero perfino più piene. E’ opportuno? Mah, qua ognuno la pensa come crede. Ho vissuto abbastanza, passando circa due anni a viale Mazzini, 14 (al riparo a Radio 1, poco appetibile per i politici), per aver visto lavorare (si fa per dire) mandrie, orde, moltitudini di cognati di qualsiasi colore, forma e (abitualmente scarso) contenuto. Quindi che il cognato di Fini faccia questo di professione (mentre dicono che prima facesse il cognato di Gaucci) non mi meraviglia per niente.

Però, esattamente come nel caso di Marrazzo, delle ragazzotte di Berlusconi, delle cenette con trame occulte e tutti gli altri comportamenti magari legali, oltre a notare lo scarso senso di opportunità mi affascina sempre (e mi riempie di orrore) lo scenario. Verdini che incontra Flavio Carboni nel cinquecentesco Palazzo Pecci Blunt, Silvio col lettone di Putin, Fini che si fidanza con la ex di Gaucci che però prima aveva vinto all’Enalotto affidando al bancarottiere la vincita (mentre lui sostiene il contrario), e quindi piazza il fratello come appaltatore Rai… Tutto legale, tutto nella grande tradizione d’Italia – dove praticamente chiunque farebbe esattamente la stessa cosa, e se non lo fai sei proprio un coglione.

The dark side of the dark

Nel caso in cui ve lo steste chiedendo, ecco a voi i Full Brunetta bros (da questa foto, quasi imbattibile):

Ma la realtà batte sempre la fantasia – vedi i Giovanardi.

Compitino d’agosto

Apprendo stamattina della creazione di un gruppo di lavoro (capitanato dal ministro Brunetta) per regolamentare Internet. Si chiama Progetto Azuni (dal nome del cittadino sardo incaricato alla fine del ‘700 di redigere un codice delle regole della navigazione) e, entro 30 (trenta) giorni da ieri (quindi in agosto), deve affrontare e “risolvere” le seguenti questioni (dal sito del progetto):

• la cosiddetta “incertezza dinamica” che contraddistingue Internet, per il concomitante agire di fattori quali la crescita stocastica della rete, la irreversibilità e la multilateralità della crescita stessa;

• l’architettura complessa della Rete, la sua natura multi-stakeholders e i modelli “aperti” (open source e open data);

• gli effetti sul funzionamento dei sistemi democratici (e-democracy, digital divide, e-inclusion, e-government);

• i temi legati alla privacy e alla dignità della persona che si confrontano con l’uso dei mezzi elettronici che pone nuove sfide di ambito territoriale, scala e velocità;

• la remunerazione del lavoro intellettuale, inclusa la ridefinizione degli strumenti regolamentari in materia di copyright;

• l’analisi della esistenza e/o della dimensione di fenomeni genericamente considerati fattori “devianti”, quali ad esempio l’eccesso di informazione, la disinformazione;

• possibili forme e limiti di intervento in termini di tradizionali strumenti di policy: accountability, regolazione, enforcement, incentivi e codici di autoregolamentazione a livello nazionale, europeo e internazionale.

Non posso non notare (come fa Zambardino nel suo blog) che le parole inglesi andrebbero sempre usate al singolare. Inoltre mi chiedo quanti, oltre a Brunetta e ai suoi camerati, considerino “deviante” l’eccesso di informazione (viene in mente la questione Wikileaks), Infine mi domando: cosa mai intenderà fare Brunetta per risolvere “la crescita stocastica della rete, la irreversibilità e la multilateralità della crescita stessa”? E la sua soluzione prevederà l’uso del waterboarding?

PS: Ho dimenticato di aggiungere che, sempre sul sito, c’è un forum/mailing list sul quale dare consigli e suggerimenti (sulla cui utilità, alla luce dell’immensità dei problemi posti e del necessario coordinamento globale per provare a discutere anche solo uno di questi argomenti, ognuno la pensa come vuole).

Rap capricciante

Dal blog di Gianfranco Miccichè (che non linko nemmeno se m’ammazzano), dove c’è uno spazio di satira “pungente” dal titolo azzeccatissimo (via Repubblica che lo chiama un “rap”):

S’è sempre detto che la satira era una cosa di sinistra, benché ci siano molti esempi di comicità anche politica di destra, come il Bagaglino o Striscia. Ecco, Punture di Zanzara è un sublime esempio di satira di destra. Come dite? RacCapezzone non vi fa ridere? Il Bocchino al mattino lo trovate imbarazzante? State pensando: “Ma poi, chi cazz’è Briguglio?” Lo so – è doloroso solo pensare che qualcuno abbia partorito (e poi deciso di pubblicare) uno scritto così terribile (il pensiero mi corre ai Sumeri, nobili inventori della scrittura). Se poi si considera che è stato ripreso da una gran quantità di quotidiani, mi si gela il sangue (che data la stagione non è male). Però su una cosa discordo: il sesso orale al mattino mi manda nel pallone per buona parte della giornata; molto meglio verso le 18.

Altri esodi

Ecco una brutta notizia:

“Festival Rototom in esilio in Spagna: “Italia, clima politico incompatibile”. “Impossibile esprimere la filosofia della tolleranza” dice Filippo Giunta, direttore del festival diventato il più grande evento reggae d’Europa a Osoppo (Udine) e ora trasferitosi a Benicassim, nella comunidad valenciana. Dal 2009 su di lui grava un indagine per aver favorito, attraverso il festival, l’uso di stupefacenti.*”

Conosco il Rototom da quando era proprio al Rototom, una specie di discotecone a Gaio di Spilimbergo (Udine) trasformato all’inizio dei ‘90 in uno dei locali più interessanti di quella zona e, se vi piace il Reggae, d’Italia. Ci ho suonato la prima volta nel ‘91 e poi di nuovo un paio d’anni dopo. Il festival nasce da quella esperienza e – dopo qualche peregrinazione e gli ovvi problemi cogli amministratori locali – adesso trasloca a Benicassim. Mi dispiace? Non per Filippo e i suoi, che avranno certamente molte più gratificazioni in Spagna. Viceversa mi addolora molto per i ragazzi del nord-est, che già vivono in un’area depressa, con enormi problemi di povertà culturale, alcolismo e intossicazione, che si vedono sfilare questo festival – rimanendo solo con la sagra della beccaccia ubriaca di grappa. E mi dispiace per l’Italia, che perde un altro pezzetto interessante di realtà non omologata.

Ma non per gli italiani, che si meritano questo, la beccaccia ubriaca, Berlusconi e qualsiasi altra sciagura socio-culturale – specialmente se la eleggono a grande maggioranza e si sentono da essa rappresentati. Io, come sapete, la mia scelta di emigrazione culturale l’ho già fatta.

* Vale la pena di riportare questo passaggio: “Nel 2009 il pm Giancarlo Buonocore della procura di Tolmezzo apre un fascicolo a carico di Giunta contestandogli la violazione dell’articolo 79 della legge Fini-Giovanardi del 2006 sulle droghe. Che recita: “Chi adibisce o consente che sia adibito un locale pubblico o un circolo privato di qualsiasi specie a luogo di convegno di persone che ivi si danno all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope è punito, per questo solo fatto, con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da euro 3.000 ad euro 10.000″.

The return of the son of P2P

Dice Roberto Maroni a Panorama.it:

“Non rinuncio mai alla musica: in aereo ho sempre l’iPod e anche in ufficio c’è sempre musica di sottofondo. Fra lo stupore dei tecnici del ministero, mi sono fatto anche installare eMule sul pc per scaricare gratis. La mia è e vuole essere una provocazione, perché credo che la soluzione non sia quella francese di tagliare il collegamento a chi scarica illegalmente canzoni. La soluzione è creare un sito protetto, sicuro e legale, dove i ragazzi possano scaricare brani i cui diritti d’autore sono garantiti dall’intervento di uno o più sponsor. Questa è la via maestra per tutelare sul serio i diritti di tutti.”

Molto interessante. Dunque il nostro Ministro degli Interni (che forse parla anche a nome della Lega Nord) tra i molte possibili scenari preferisce questo: musica gratis e diritti pagati dagli sponsor. Non specifica se questi sponsor poi inseriranno un messaggio audio prima del brano (cosa che io pretenderei, se fossi uno sponsor) o si accontenteranno di banner (improbabile). Le altre ipotesi, lo ricordo per completezza, sono una tariffa flat per tutta la musica (che ripianerebbe i bilanci delle Major), un meccanismo che calcoli il numero di volte che si guarda o ascolta qualcosa e ci addebiti i diritti (una sorta di pay per view/listen) o l’attuale vendita di brani a 99 c (secondo me insensata, e figlia del vecchio modello di business musicale).

Noto infine, con una certa sorpresa, che c’è ancora qualcuno che usa eMule. Direbbero negli USA: “That’s so 2002″.

Karaoke di Mameli

Nota a margine delle polemiche sulla Nazionale, su Radio Padania che tifa contro, sull’Inno di Mameli. Sublime stasera in tv la retorica Rai sul giocatore Nord-coreano che ha pianto durante l’inno nazionale del suo paese. Senza fare facili ironie o ipotesi banali sui suoi motivi, registro che:

• Agli italiani la patria gli piace sempre e solo calciante – in tutti gli altri settori la patria può andare a farsi fottere. Questo non è necessariamente un male, benché produca effetti devastanti (tipo l’evasione fiscale). Ma poi sentire la tv commuoversi sull’inno fa ridere, i polli e anche il sottoscritto.

• Detto questo, la nazionale italiana, di quelle che ho visto, è quella che l’ha cantato più a squarciagola – perfino più della Corea del nord. Segno evidente dell’involuzione del paese: qualche anno fa non lo cantavano, come fanno le squadre dei paesi civili; si limitavano a ascoltarlo composti. Vedere dei miliardari intonarlo con tanta foga (e devolvere parte degli eventuali premi alle celebrazioni del 150esimo dell’unità, mentre l’Aquila resta come sta) gela il sangue nelle vene.

    ONU, OMS e morti viventi

    Come forse avete notato non ho mai parlato della legge che si propone di fare tagli alla cultura, alle fondazioni liriche, ai teatri. Non m’importa? Come no: accolgo con piacere nella trincea dei morti di fame tutti quegli operatori culturali che, a differenza del sottoscritto (e di TUTTI i musicisti italiani che non fanno ne’ lirica ne’ musica folk), hanno goduto in questi decenni di pacchi immensi di soldi, e che adesso si ritrovano col culo nell’acqua: se volete vi insegniamo a nuotare. Non solo, ma difendere la Turandot mentre i Massimo Volume (o Dargen D’amico) devono lavorare per vivere mi sembrerebbe terribile. Quindi semmai chiudessero le fondazioni liriche non mi strapperò i capelli: notoriamente la lirica la fanno bene anche in Corea, dove però producono pure tecnologia d’avanguardia.

    Registro invece due crolli d’immagine poderosi, almeno per me. Il primo non è una sorpresa: l’ONU sanziona l’Iran per il nucleare mentre è assai gentile cogli Israeliani (i quali anche hanno l’atomica ma non lo dicono) che attaccano navi in acque internazionali – o che radono al suolo case arabe a Gerusalemme est per farne di proprie. Ma che l’ONU non fosse l’Organizzazione delle Nazioni Unite lo sapevamo già. Viceversa m’ero sempre fidato dell’OMS. Dice la Stampa: “Secondo il British Medical Journal, l’Organizzazione mondiale della Sanità occultò di proposito un elemento chiave, cioè il legame finanziario tra alcuni dei suoi esperti e le case farmaceutiche Roche e Glaxo, fabbricanti del Tamiflu e del Relenza, i farmaci antivirali contro l’H1N1. L’Oms indusse i governi di mezzo mondo a fare scorte di questi vaccini.” Mortacci vostra.