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Post della categoria cronache padane.

Oh mia bela Wikipedia

Non conoscevo Wikipedia in lombardo: lmo.wikipedia.org. L’ho scoperto per caso, cercando la voce Elio, correttamente catalogata: Categurij: Artícul in Milanees, Elio e le Storie Tese, Müsega. Nel testo (“Quest articol chì l’è scritt in milanes, ortografia classega”) si apprende tra l’altro che:

L’è la vos solista del grupp, ma ‘l sòna despess anca el flaut travers (strument cont el qual el s’è diplomaa al Consevatòri “Giuseppe Verdi” de Milan) e la ghitara (finna al 1984, quand l’è entraa in de la formazion uffizial el Cesareo, l’era lù el ghitarista).

Come in tutte le versioni del Wiki la pagina riporta, nella colonna a sinistra,  i link “Pagin che se culeghen chì”, “Version de stampà” e il sublime “Carga sü un file”.

A morte i giovani

Mentre ero via accadeva a Milano un evento surreale. C’era un piccolo giardinetto anonimo in una zona signorile, una specie di spartitraffico glorificato detto Il belvedere di viale Monte Nero, di fronte a un bar chiamato Mom, che il mercoledì notte si popolava di migliaia di ragazzi. I quali naturalmente facevano quello che fanno i ragazzi, incluso un bel po’ di casino. Avevo visto questo raduno spontaneo un paio di anni fa, e devo dire che mi aveva colpito molto: in che postaccio devi vivere per ritrovarti la sera su uno spartitraffico? Mi sembrava insomma la perfetta rappresentazione delle politiche giovanili del Comune di Milano: zero.

Poi a aprile il Comune ha fatto la sua mossa: recintare il giardinetto e chiuderlo di sera. Ma come: i cittadini milanesi vanno in un posto e tu lo chiudi? Ma che logica è? Se si commettono degli illeciti si perseguano, ma accanirsi sulla socialità in generale mi pare davvero inconcepibile. Ma la frase che spiega tutto è di Maurizio Cadeo, assessore al Decoro urbano (ma di sicuro non a quello della sua logica malvagia) e Verde: “Vogliamo restituire un angolo verde ai tanti, troppi, cittadini esasperati.” (Corriere)

Se ne deduce che i giovani, costretti a bivaccare su un prataccio infame perché privi di qualsiasi alternativa che non siano i locali costosissimi del centro, non fanno parte della categoria “cittadini”.

(Si ringrazia Lisa S.)

Conchetta update

cx18
(foto di Emanuele Madini)

Due link sullo sgombero di Cox 18:

• C’è una petizione online: vai e firma.

• Ho scritto un pezzo per il sito di Rolling Stone.

Certo, mannaggia.

Milano blues

Le brutte notizie dall’Italia ormai arrivano a mazzi. Chiude Pergola, che un po’ addolora anche se non si tratta esattamente di uno sgombero. Se ne va con una festa, alla quale mi piacerebbe moltissimo partecipare – e lo faccio in spirito. Accorrete numerosi e lasciate una lacrima in cortile per me: quello è stato un gran posto, assai potente – peccato finisca.

Ma la vera notiziaccia è lo sgombero di Cox18, avvenuto stamattina. Non solo si trattava di uno spazio storico, parte sostanziale della memoria dei movimenti milanesi, ma era “un posto”, uno dei pochi a Milano dove continuavano a succedere cose interessanti (come le serate mensili dei Maniaci dei dischi, tanto per dire).

Una città che ormai è diventata davvero un posto di merda – sotto i colpi di anni e anni di amministrazioni barbare: leghisti, fascisti, mostri di vario genere, forzitalici d’assalto, gente senza cultura – tutti regolarmente eletti. Ecco anche perché me ne sono andato: se si cammina in centro, due facce su tre hanno votato per questi, e se li meritano tutti. Dispiace vedere come, in pochissimi anni, l’efficienza distruttiva del centro-destra abbia ridotto una delle città più vive d’Europa a un posto dove l’evento culturale dell’anno è la settimana della moda. Io ovviamente ho avuto il previlegio di poter scegliere di andarmene: il pensiero corre a chi questa opzione, per mille ragioni, non ce l’ha.

Lui lo sapeva

Io so
di Pierpaolo Pasolini (qui c’è il testo completo)

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ‘68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

Oggi sono 39 anni dalla Strage di Piazza Fontana a Milano, ancora impunita.

Lei non sa chi sono questi

Si diceva dell’ignoranza di chi ci governa. Notizia di ieri: al deputato leghista Matteo Salvini è stato cancellato l’account di Facebook. Salvini ha quindi pensato “di portare la sua «battaglia» in Parlamento, presentando «una interrogazione al ministero delle comunicazioni». «Ho raccolto centinaia di segnalazioni da parte di persone che sono state ‘disattivate’ e ‘cancellate’ dal più diffuso social network del momento senza uno straccio di motivazione» aveva spiegato il deputato leghista. Per questo, «ho depositato una interrogazione al ministero delle telecomunicazioni per conoscere più da vicino alcuni numeri di questa realtà. Chiedo quanti italiani risultano iscritti a Facebook, se e quale tipo di controllo risulti al ministero essere effettuato e da parte di chi, dove risultino le sedi operative del social network in questione e chi ne siano i legali rappresentanti, se e quanti siano i casi segnalati di censura e di eliminazione di iscritti, gruppi o altro in rete». (da Corsera) Insomma, classica reazione da potente isterico. E stamattina ovviamente gliel’hanno riattivato.

Mi resta una perplessità: come mai gli è stato disattivato? Cosa avrà fatto? La sua ipotesi è splendida: “L’altro giorno la sinistra ha fatto ostruzionismo alla Camera dei Deputati, e ha parlato per cinque ore filate. Le alternative erano il suicidio o il computer. E quindi io sono stato lì, ad ammazzare il tempo, smanettando con la mail e con Facebook. Sono stato collegato un sacco di tempo, e magari avrò ho fatto troppe robe. Però cavolo, che almeno ti avvisassero” (dall’intervista di Affari Italiani).

Eccolo lì, l’abisso del niente che si spalanca di fronte a noi; e se lo fa Salvini alla Camera, perché mai non dovrebbe farlo uno studente durante la lezione di filosofia? Inoltre, che io sappia, sarebbe il primissimo caso di sospensione per troppo traffico da parte di un social network. E mi pare un’assurdità, che per non dirla gli bastava andare due minuti su Wikipedia, tra un’email e uno sbadiglio: Facebook is free to users, but generates revenue from advertising. La reclàme insomma: sarebbe come se Retequattro si auto-oscurasse per non avere troppo pubblico. Ah, se solo Salvini avesse scelto la prima alternativa…

(si ringrazia Fumo per la segnalazione)

Delirio mistico

Trovo davvero bellissimo il dibattito scatenato dalla proposta della Lega di moratoria sulla costruzione delle nuove moschee, e in generale di regolamentarne il funzionamento, per esempio obbligando per legge l’adozione della lingua italiana o limitandone l’uso esclusivamente al culto religioso. Purtroppo per Calderoli però, nel 2009 sarebbe impensabile scrivere nel provvedimento la parola Moschea; questo quindi dovrebbe inevitabilmente riguardare tutti i luoghi di culto.

Tra le reazioni più equilibristiche c’è quella della Chiesa Cattolica: ”Il luogo di culto – ha dichiarato mons. Ravasi (Presidente del Pontificio consiglio della cultura) – deve avere una propria identità spirituale e culturale e una propria identità religiosa che è un suo elemento fondamentale e non deve acquistare altri volti”… “Tuttavia anche la moschea svolge un’attivita’ caritativa che e’ nelle sue prerogative perche’ anche la religione ha un ambito sociale. Tale ambito pero’ non deve essere superato, la moschea cioe’ non deve diventare un centro che abbia altre finalita’ da queste, anche perche’ in tal modo perde la sua funzione”.

Quindi le cose sono due: o i preti la smettono di parlare delle coppie di fatto e di omosessualità, o anche gli imam devono poter dire la loro sui Centri di identificazione ed espulsione. Nella lingua che preferiscono, ovviamente. Salvo a voler proibire anche la messa in latino e, contestualmente, tutte le Sinagoghe d’Italia – dove il culto del sabato viene officiato in ebraico.

Non ce n’è: l’ignoranza di chi ci governa è uno abisso senza ritorno.

Gentile Assessore Croci

Da: Sergio Messina
A: Edoardo Croci, Assessore alla Mobilità, Trasporti, Ambiente del Comune di Milano
Oggetto: riposi in quiete

Gentile Assessore Croci,

le scrivo per congratularmi con lei per l’efficienza con la quale l’amministrazione di cui fa parte ha smantellato il trasporto pubblico milanese di superficie. Davvero un lavoro strabiliante, in pochissimo tempo: linee soppresse e percorsi modificati senza avvisare la clientela, orari non piu’ esistenti, cartellonistica bugiarda, personale aggressivo verso stranieri e anziani. Non c’è che dire, se questo era il vostro obiettivo, vi va dato atto di un’efficienza davvero poco italiana. Ovviamente il capolavoro degli scontri tra tram (un primato che ci invidia tutto il mondo, data l’oggettiva difficolta logistica della cosa, quasi un paradosso geometrico) è solo la punta dell’iceberg: l’ATM e’ di fatto un incoraggiamento all’uso di mezzi privati, e l’unica area di efficienza rimasta sono i controllori.

Quello che ancora non mi è chiaro è il motivo di tanto accanimento verso noi passeggeri, anche se l’ipotesi di un interesse della famiglia petroliera del sindaco a incentivare il trasporto privato mi pare assai probabile: sarebbe forse il primo caso di comportamento volto a agevolare la propria famiglia da parte di un politico italiano?

Nel congratularmi con lei per l’efficienza della sua azione, mi resta solo una curiosità: riesce a dormire bene?

Questo messaggio verra’ pubblicato nel mio blog: naturalmente, semmai dovessi ricevere una sua risposta (ma non si dia pena, non ci conto affatto), sara’ mia cura pubblicarla.

Buon lavoro a lei (o, se questo e’ il risultato, forse dovrei dire buone vacanze?)
Sergio Messina

Transportation Blues

ATM: l’azienda tramviaria milanese è al coma (non vigile, profondo), e il fatto che dei tram si scontrino tra loro più o meno ogni settimana (ripeto: tram, mezzi su rotaia, che viaggiano su rotaie diverse eppure si scontrano) è solo la punta dell’iceberg. Il caos regna sovrano, gli orari non esistono, le linee cambiano percorso senza preavviso (ripeto: gli autobus cambiano strada senza avvisare i passeggeri) e gli autisti ormai, come ripeto da anni, sono una gang cittadina paragonabile ai peggiori Hell’s Angels: maltrattano gli anziani, brutalizzano gli immigrati e, se non ci stai attento, ti becchi due sberle pure tu.

Trenitalia: dopo il mio record personale di 270 minuti di ritardo su un viaggio Roma-Milano (che ne durerebbe 270, portando il totale a 540 – nove ore) giusto ieri, su un viaggetto di 100 minuti ne ho accumulati 33 all’andata e 38 al ritorno. Quello che brucia non sono i ritardi (a memoria di galassia non si ricorda una fase efficiente delle nostre ferrovie) ma il marketing sull’alta velocità: MIlano Bologna in un’ora? Io non ci credo, e non ci crederò nemmeno se e quando succederà. L’ipotesi più probabile mi sembrerà una contrazione spazio-temporale, un’allucinazione o un difetto degli orologi – certo non la puntualità di Trenitalia. Che, a mio modesto avviso, ha una sola chance: diventare Trenisvizzera, licenziare tutti e ripartire da zero, Pol Pot style.

PS: Wikipedia, che raramente delude, la sa lunga sull’ATM.

Zero in tolleranza

Ecco un esempio di tolleranza zero:

Capisco che sia estremo, e che magari questo sia un caso, però detto così è esemplare: se mi pisci davanti al bar, io ti ammazzo – in questo caso purtroppo letteralmente. Ecco perché penso che qualsiasi proclama di tolleranza zero andrebbe sempre ponderato bene. Perché poi penso anche che se uno sente chi lo governa parlare sempre di tolleranza zero, alla fine la applicherà anche in ambiti impropri, come le contese condominiali o le discussioni di lavoro. Dove invece, come sappiamo bene tutti, la tolleranza dovrebbe essere massima.

E poi, secondo la mia sensibilità, qualsiasi discussione su qualsiasi tolleranza zero viene troncata quando si pensa al suo evidente, spregevole e inevitabile sinonimo: intolleranza al massimo.