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Post della categoria cronache padane.

Gelatina di politica alla frutta

Sul pateracchio delle liste non c’è niente da aggiungere all’esilarante intervista a Alfredo Milioni (“So’ ’scito a mangià quarcosa…”), puro Totò e Peppino. Il peggiore però mi pare Formigoni, che non solo non ci sta a ammettere errori (come invece pare stia facendo il PdL) ma – essendo uno di noi (il suo slogan elettorale) la butta in caciara e chiede una nuova verifica delle firme di tutti i partiti. Insomma, una classica mossa alla Craxi: “Qua il più pulito c’ha la rogna”. Nell’augurare al presidente una felice verifica, una serena elezione e altri cent’anni di vuoto pneumatico, vorrei ricordare il gadget elettorale a sua immagine e somiglianza che distribuiva nella passata elezione (nella foto): una gelatina di frutta. Se era una metafora mi pare riuscitissima.

Cui prodest?

crrDice il Ministro degli Interni italiano: “Stiamo valutando di oscurare i siti internet che incitano alla violenza. La possibilità che tutti hanno di mettere sul web messaggi che inneggiano alla violenza è un problema serio. Questo è un reato – ha affermato Maroni – si chiama istigazione a delinquere e deve essere perseguito”.

Con tutto il rispetto, signor Ministro, questa si chiama libertà di parola, ed è un diritto civile tutelato nella totalità dei paesi liberi. O forse lei non conosce il proverbio italiano (e dunque forse anche padano) “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”? Dovrebbe ispirarsi agli USA, dove Rush Limbaugh è libero di dire a proposito di Barack Obama: “You know who deserves a posthumous Medal of Honor? James Earl Ray. We miss you, James. Godspeed.” (Sai chi si merita una medaglia al valore postuma? James Earl Ray [l'assassino reo confesso di Martin Luther King]. Ci manchi, James. Vai con Dio.)

Non le pare di gran lunga più istigatorio dei blog che vuole chiudere il riquadro che ripubblico qui a sinistra, tratto dal Corriere online di stamattina? Poche vendite, ma di sicuro una ne hanno fatta. E cosa dire di tutte quelle armi improprie spudoratamente esposte? Se l’aggressore, invece del modello semplice di Duomo avesse scelto quello con la neve, avrebbe potuto infliggere danni ben più gravi. Non ce n’è: in Italia c’è la dittatura, e basta – non c’è tanto da girarci intorno. Invece sull’aggressione di ieri ho soltanto un commento:

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Italiani?

Mi pare di grande interesse l’attuale dibattito tra destra e destra su immigrazione e cittadinanza italiana. Archiviata la furibonda proposta della Lega sulla cassa integrazione agli immigrati (dargliene solo la metà, benché contribuenti), resta sul tavolo il nocciolo della questione: il diritto di cittadinanza. C’è chi dice cinque anni, chi dieci. Chi sostiene che i nati qui dovrebbero averla di diritto (e io, scemo, che pensavo che fosse già così), e chi dice che si dovrebbe almeno completare la scuola dell’obbligo. Poi naturalmente ci sono le condizioni: non aver mai mai avuto alcun genere di grana legale, aver sempre avuto un lavoro stabile, non aver mai protestato per niente, conoscere l’italiano… Proposte impensabili prodotte da una logica malvagia, a mio modo di vedere, salvo a volerle applicare a tutti quanti – il che potrebbe essere divertente: togliere la cittadinanza a chi non fa il bravo, a chi è disoccupato o a chi non conosce i congiuntivi.

E’ chiaro che bisogna trovare un principio, una regola, e io non saprei dire quale al momento. So però che ne vorrei una che consenta a dei futuri Pierpaolo Pasolini, William Burroughs, Vasco Rossi o anche semplicemente un operaio immigrato che occupa la fabbrica (o i molti politici di ambedue le parti che da giovani erano teste calde) di diventare un giorno miei concittadini: ne sarei assai più fiero, e li sentirei molto più fratelli, che certe macedonie di lineamenti ottusi, evidentemente frutto di endogamia, che oggi rappresentano (e secondo loro difendono) l’italianità – perfino in Europa.

Enciclupedia irazziunaal

Ho già scritto qualche giorno fa dell’irresistibile Wikipedia in Lombardo. Attenzione, io non ho niente in via di principio contro i localismi, e ho spesso pensato che se in Italia avessimo avuto, come in Spagna, una dittatura lunghissima durante la quale fossero state proibite le lingue locali (e quindi i dialetti), anche qui avremmo molte lingue ufficiali: il veneto, ma anche il sardo, il siciliano, ecc.

L’operazione tentata dalle Wikipedia in dialetto però mi pare ridicola. Perché un conto è chiamare Varese Varés, tutto un altro è inventarsi un linguaggio scientifico-dialettale per spiegare cose complesse. Ad esempio, se io dico:

In matemàtica, un nümar irazziunaal al è qual-sa-vöör reaal che al è mia un nümar razziunaal, i.e., che sa al pöö mia espressá cuma una frazziú a / b , cunt a e b intreegh e b difereent da 0. I nümar irazziunaj i è precisameent chij da che l’espansiú decimalasa la ferma mai, e gnanca la va deent int un ciicl periòdic. “Dabott töcc” i nümar reaj i è irazziunaj.

Quanti di voi saprebbero correttamente tradurlo con:

In matematica, un numero irrazionale è un numero reale che non è un numero razionale, cioè non può essere scritto come una frazione a / b con a e b interi, con b diverso da zero. I numeri irrazionali sono esattamente quei numeri la cui espansione in qualunque base non termina mai e non forma una sequenza periodica. “Quasi tutti” i numeri reali sono irrazionali.

Cioé: quale utilità può avere questa definizione per una persona che non conosce l’italiano? Esistono matematici che parlano solo il lumbard? Si ipotizza l’avvento di una scienza padana, o sarda, che avviene in dialetto? Comunque la si giri, la mia opinione non cambia: Dabott töcc i lucalism i è irazziunaj, inütil e fors anca dannus.

Oh mia bela Wikipedia

Non conoscevo Wikipedia in lombardo: lmo.wikipedia.org. L’ho scoperto per caso, cercando la voce Elio, correttamente catalogata: Categurij: Artícul in Milanees, Elio e le Storie Tese, Müsega. Nel testo (“Quest articol chì l’è scritt in milanes, ortografia classega”) si apprende tra l’altro che:

L’è la vos solista del grupp, ma ‘l sòna despess anca el flaut travers (strument cont el qual el s’è diplomaa al Consevatòri “Giuseppe Verdi” de Milan) e la ghitara (finna al 1984, quand l’è entraa in de la formazion uffizial el Cesareo, l’era lù el ghitarista).

Come in tutte le versioni del Wiki la pagina riporta, nella colonna a sinistra,  i link “Pagin che se culeghen chì”, “Version de stampà” e il sublime “Carga sü un file”.

A morte i giovani

Mentre ero via accadeva a Milano un evento surreale. C’era un piccolo giardinetto anonimo in una zona signorile, una specie di spartitraffico glorificato detto Il belvedere di viale Monte Nero, di fronte a un bar chiamato Mom, che il mercoledì notte si popolava di migliaia di ragazzi. I quali naturalmente facevano quello che fanno i ragazzi, incluso un bel po’ di casino. Avevo visto questo raduno spontaneo un paio di anni fa, e devo dire che mi aveva colpito molto: in che postaccio devi vivere per ritrovarti la sera su uno spartitraffico? Mi sembrava insomma la perfetta rappresentazione delle politiche giovanili del Comune di Milano: zero.

Poi a aprile il Comune ha fatto la sua mossa: recintare il giardinetto e chiuderlo di sera. Ma come: i cittadini milanesi vanno in un posto e tu lo chiudi? Ma che logica è? Se si commettono degli illeciti si perseguano, ma accanirsi sulla socialità in generale mi pare davvero inconcepibile. Ma la frase che spiega tutto è di Maurizio Cadeo, assessore al Decoro urbano (ma di sicuro non a quello della sua logica malvagia) e Verde: “Vogliamo restituire un angolo verde ai tanti, troppi, cittadini esasperati.” (Corriere)

Se ne deduce che i giovani, costretti a bivaccare su un prataccio infame perché privi di qualsiasi alternativa che non siano i locali costosissimi del centro, non fanno parte della categoria “cittadini”.

(Si ringrazia Lisa S.)

Conchetta update

cx18
(foto di Emanuele Madini)

Due link sullo sgombero di Cox 18:

• C’è una petizione online: vai e firma.

• Ho scritto un pezzo per il sito di Rolling Stone.

Certo, mannaggia.

Milano blues

Le brutte notizie dall’Italia ormai arrivano a mazzi. Chiude Pergola, che un po’ addolora anche se non si tratta esattamente di uno sgombero. Se ne va con una festa, alla quale mi piacerebbe moltissimo partecipare – e lo faccio in spirito. Accorrete numerosi e lasciate una lacrima in cortile per me: quello è stato un gran posto, assai potente – peccato finisca.

Ma la vera notiziaccia è lo sgombero di Cox18, avvenuto stamattina. Non solo si trattava di uno spazio storico, parte sostanziale della memoria dei movimenti milanesi, ma era “un posto”, uno dei pochi a Milano dove continuavano a succedere cose interessanti (come le serate mensili dei Maniaci dei dischi, tanto per dire).

Una città che ormai è diventata davvero un posto di merda – sotto i colpi di anni e anni di amministrazioni barbare: leghisti, fascisti, mostri di vario genere, forzitalici d’assalto, gente senza cultura – tutti regolarmente eletti. Ecco anche perché me ne sono andato: se si cammina in centro, due facce su tre hanno votato per questi, e se li meritano tutti. Dispiace vedere come, in pochissimi anni, l’efficienza distruttiva del centro-destra abbia ridotto una delle città più vive d’Europa a un posto dove l’evento culturale dell’anno è la settimana della moda. Io ovviamente ho avuto il previlegio di poter scegliere di andarmene: il pensiero corre a chi questa opzione, per mille ragioni, non ce l’ha.

Lui lo sapeva

Io so
di Pierpaolo Pasolini (qui c’è il testo completo)

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ‘68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

Oggi sono 39 anni dalla Strage di Piazza Fontana a Milano, ancora impunita.

Lei non sa chi sono questi

Si diceva dell’ignoranza di chi ci governa. Notizia di ieri: al deputato leghista Matteo Salvini è stato cancellato l’account di Facebook. Salvini ha quindi pensato “di portare la sua «battaglia» in Parlamento, presentando «una interrogazione al ministero delle comunicazioni». «Ho raccolto centinaia di segnalazioni da parte di persone che sono state ‘disattivate’ e ‘cancellate’ dal più diffuso social network del momento senza uno straccio di motivazione» aveva spiegato il deputato leghista. Per questo, «ho depositato una interrogazione al ministero delle telecomunicazioni per conoscere più da vicino alcuni numeri di questa realtà. Chiedo quanti italiani risultano iscritti a Facebook, se e quale tipo di controllo risulti al ministero essere effettuato e da parte di chi, dove risultino le sedi operative del social network in questione e chi ne siano i legali rappresentanti, se e quanti siano i casi segnalati di censura e di eliminazione di iscritti, gruppi o altro in rete». (da Corsera) Insomma, classica reazione da potente isterico. E stamattina ovviamente gliel’hanno riattivato.

Mi resta una perplessità: come mai gli è stato disattivato? Cosa avrà fatto? La sua ipotesi è splendida: “L’altro giorno la sinistra ha fatto ostruzionismo alla Camera dei Deputati, e ha parlato per cinque ore filate. Le alternative erano il suicidio o il computer. E quindi io sono stato lì, ad ammazzare il tempo, smanettando con la mail e con Facebook. Sono stato collegato un sacco di tempo, e magari avrò ho fatto troppe robe. Però cavolo, che almeno ti avvisassero” (dall’intervista di Affari Italiani).

Eccolo lì, l’abisso del niente che si spalanca di fronte a noi; e se lo fa Salvini alla Camera, perché mai non dovrebbe farlo uno studente durante la lezione di filosofia? Inoltre, che io sappia, sarebbe il primissimo caso di sospensione per troppo traffico da parte di un social network. E mi pare un’assurdità, che per non dirla gli bastava andare due minuti su Wikipedia, tra un’email e uno sbadiglio: Facebook is free to users, but generates revenue from advertising. La reclàme insomma: sarebbe come se Retequattro si auto-oscurasse per non avere troppo pubblico. Ah, se solo Salvini avesse scelto la prima alternativa…

(si ringrazia Fumo per la segnalazione)