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Berlinesque

Non ce n’è: a Berlino è sempre una festa andarci, c’è sempre la tentazione di restarci e ripartire non è mai piacevole (salvo per il clima). Il Porn Film Festival è stato utile, la selezione mi è sembrata buona (come sempre), e ho assai gradito alcune presenze di generazioni precedenti come Ole Ege, regista danese della prima ondata del porno (legalizzato in Danimarca nel ‘67) e gestore del Museum Erotica di Copenhagen (la mia chiacchiera è andata bene, grazie). Durante questo viaggio ho anche sintetizzato un concetto che avevo in testa da molto: se è vero, come vado dicendo da anni, che il sesso è la prossima politica (nel senso che si avvia ad avere la stessa funzione che ebbe la politica per la generazione degli anni ‘60 e ‘70), allora il porno è il prossimo Rock’n'roll. E non mi riferisco alle moderne pin-up tatuate (derivazione di un porno ancora old school), ma alla miriade di micro-produttori che, assieme a immagini sessuali, propagano un’etica, dei comportamenti e degli stili – esattamente come ha fatto il Rock’n'roll negli anni ‘50 e primi ‘60.

Piacevolissimo venerdì sera con Thaur, pornografo extraordinaire (l’ho intervistato per il numero di ottobre di Rolling Stone), filosofo dell’alt sex e gestore del Kitkat Club, dove ho fatto la nottata ballando come un invasato e strusciandomi contro un sacco di gente di un sacco di sessi diversi (tranne il mio, che non mi attira molto). Una nota sul temutissimo dress code, regolato in molti club berlinesi tra cui il Kitkat: a volte bisogna aderire fedelmente (come nel caso dei party a tema), ma in altri casi (come per esempio al Kitkat il sabato) i vestiti, per essere in tono con la serata, basta toglierseli.