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Il ragazzo della via Zuretti

Rientrato da Cagliari, stamattina ho fatto un giro nel mio quartiere a Milano, ancora scosso dal brutale omicidio di Abdul Salam Guibre, l’italiano di colore ammazzato a sprangate per qualche merendina: via Zuretti è a circa 100 metri da casa mia, e tra i commercianti di zona non si parla d’altro. Tutti, almeno in pubblico, concordano nel condannare l’episodio (per fortuna, altrimenti non saprei più dove fare la spesa) e nel giudicare assurda la reazione dei gestori del bar; d’altronde molti negozi in zona hanno subito piccoli furti, ma a nessuno è mai venuto in mente di inseguire e sprangare a morte il colpevole.

Meno unanimi, ma comunque maggioritarie, altre due opinioni: che la reazione sproporzionata sia stata se non altro alimentata dal clima di terrore instaurato da certi partiti e fomentato dai media di regime, e che se Abdul fosse stato bianco probabilmente non sarebbe morto. Piccoli ma importanti segnali (e c’è dovuto scappare il morto per vederli comparire), in una città diventata assai reazionaria, dove la Lega (featuring Mario Borghezio) prende una valanga di voti, gli africani li chiamano negher e i gay culattoni.