Dice il giornale: “Tre dirigenti (di Google) giudicati colpevoli per un video online che mostrava un minore Down vessato dai compagni.” Autori della denuncia-capolavoro sono “il comune di Milano e l’associazione «Vividown»… Nelle scorse udienze i familiari del minore disabile avevano ritirato la querela nei confronti dei dirigenti di Google.”
Questa è un’ulteriore sciagura internazionale per un paese già preso per il culo dal pianeta intero, ritenuto una landa di cazzoni puttanieri disonesti, ladri e ignoranti, che adesso condanneranno il telefono perché qualcuno ci ha bestemmiato dentro, e criminalizzeranno le scarpe perché tutti i criminali ne possiedono un paio. E se Google (come farei io immediatamente) chiudesse i suoi siti nostrani e impedisse a chi ha un IP italiano di caricare contenuti? Chi avrebbe vinto?
La domanda sorge spontanea: perché non ci prendiamo direttamente a martellate sui coglioni da soli? A questo punto della miserabile vicenda italiana sarebbe molto meno doloroso.


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