Eccoci: ci siamo e vorrei sottolineare questa notizia in rosso. Non solo personalmente l’aspettavo da molti anni, ma è uno dei concetti ricorrenti dell’immaginario contemporaneo (per esempio della fantascienza), e finalmente parrebbe essere realtà: grazie alle innovazioni nelle tecniche di Chirurgia Refrattiva (l’operazione laser per correggere difetti di vista) oggi è possibile potenziare l’occhio fino a raggiungere i 15/10, cioè una volta e mezza la normale capacità. Non se ne parla ancora molto, ma ci sono testimonianze di gente che l’ha fatto – e funziona. Questa è una notizia enorme, e apre la strada a qualcosa che immagino già da un po’: chirurgia che non “cura” ma migliora, potenzia, super-umanizza – o anche semplicemente l’equivalente sensato di rifarsi le tette o il naso. Me la farei? Non so, forse sì. E già che ci sono avrei un’altra idea: farmi impiantare un piccolo clitoride all’interno della bocca, da un lato, così posso cunnilinguarmi mentre aspetto il tram (oltre a aggiungere una nuova dimensione al bacio).
Ovviamente le controversie saranno moltissime. Per esempio: un tennista o un arciere che si sono sottoposti a questa operazione potranno gareggiare con gli altri?



Benvenuti su Fosforo, compilation di amenità verbali di 
Ancora una volta Sergio Messina ha colto nel segno proponendo un tema che si muove non solo sul cursore tecnologico, ma anche filosofico.
Le protesi, in un futuro forse non lontano (non fidiamoci dei futurologi che sparano date su questo e su quello), più non saranno usate per riparare handicap ma per accrescere abilità.
In altre parole, parti sane del nostro corpo saranno sostituite da altre che accresceranno capacità oggi negate a noi umani.
La chirurgia refrattiva n’è un esempio, ma le trasformazioni che ci aspettano non riguardano solo il fisico, ma pure le nostre risorse sensoriali che risulteranno accresciute grazie all’incrocio delle nanotecnologie con la genetica.
Si avrà una sempre maggiore integrazione Uomo-Macchina che darà vita a qualcosa di straordinariamente diverso nelle arti, in economia, nell’etica.
Una nuova visione, e proiezione esistenziale, del nostro Essere inteso sia come verbo e sia come sostantivo.
E’ quanto va sostenendo la corrente filosofica del Transumanesimo. Ce ne sono informazioni sul web. Così come consiglio a chi fosse interessato a questo tema di leggere Kurzweil e la sua “Teoria della Singolarità”. Non a caso, due giganti come Google e la Nasa (. mica Pizza e Fichi) hanno proprio di recente finanziato con miliardi di dollari l’apertura della Singularity University per preparare scienziati in grado d’affrontare il futuro post-umano.
A proposito di Transumanesimo, mi preme sottolineare che è cosa diversa dal Sovrumanesimo, territorio questo in cui c’è presenza di un pensiero neonazista. I neonazi, infatti, hanno sapientemente sfruttato lo spazio del futuribile tanto da costringere alquanti a doversi riconoscere in una dizione diversa: Tecnotransumanesimo.
So che molti della Sinistra (e larga parte dei suoi dirigenti) si rifiutano d’accettare tali discorsi rifugiandosi in un astratto luddismo o in improbabili “ritorni alla Natura”; ecco, se si continua così, rifiutando il nuovo, allora sì che il pericolo di un tecnofascismo può essere realmente vicino. Mi scuso per questo troppo lungo intervento e ringrazio l’impagabile conduttore di questo sito per l’occasione datami d’esprimere un’opinione su temi che mi sono cari.
armando adolgiso
Personalmente non penso che ricorrerò mai a queste pratiche: sono ormai un uomo del passato e non ne ho il coraggio.
Però penso che questa sia la naturale evoluzione della specie umana, dove il termine “naturale” va ad inglobare significati che vanno oltre il concetto di “natura” comunemente inteso, ma al tempo stesso rappresenta l’essenza intrinseca di cio’ che l’uomo è: in fondo, non ci vedo nulla di diverso dal passaggio preistorico in cui i primi uomini cominciavano a coltivare il grano: manipolazioni dell’esistente per adattarlo alle proprie necessità (materiale o trascendentali che siano).
A margine, vorrei segnalare come questa sia la riprova che la letteratura di fantascienza è quanto di più politico e filosofico possa esservi in campo letterario-culturale.
L’unica che riesce a darci una visione prospettica corretta dell’evoluzione della specie umana.