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Ancora col playback?

Ieri notte ho guardato Chiambretti. A volte mi fa ridere, è indubbiamente portatore di uno stile diverso, anche se nel tempo ci ha combinato qualche guaio (ad esempio Alfonso Signorini, uomo nel cui nome alberga l’anima). Il programma m’è sembrato noiosamente geniale, come al solito. Chiambretti è il James Brown della Tv italiana. Canta sempre la stessa canzone, con piccole variazioni: quello che ti piace una volta funziona quasi sempre, ma quello che ti irrita non smette mai di farlo. Confesso di non essere arrivato alla fine – Alfonso e la Marcuzzi non costituiscono un’àncora così potente, almeno per me. Continuo a trovare ottimo di vedere delle facce afro-italiane almeno da qualche parte in Tv (non impegnate in sbarchi clandestini o smazzo di falsi), anche se il tutto mi pare perpetrare un filino il luogo comune di black = entertainer.

Poi a un certo punto appare Vhelade, che canta Make my day.  Vhelade è una delle Sisters, il quartetto vocale femminile all-black del programma; una bella guagliona, alta, elegante, con una voce… Ecco, non sono sicuro della sua voce. Non solo era in playback, ma Make my day non è sua, bensì di Waldeck (austriaco, label Dope Noir) – e è cantata magistralmente da Joy Malcolm. E la mia netta impressione è che abbiano usato il brano originale. Quindi un applauso al raffinato consulente musicale, e un buuuu agli autori: ho capito che da Piero vale tutto, ma questo mi pare un filino troppo (anche se perfino nel video non c’è la cantante originale ma una controfigura). Se invece era lei, tanto di cappello. Il pezzo infatti spacca davvero: