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California dreamin’

La scorsa settimana, mentre tentavo con parziale successo di fare un pochino di mare, non mi è sfuggita la presunta notizia (che in molti mi hanno segnalato, grazie davvero) sulla Cannabis terapeutica in Italia. Dico presunta perché non mi pare sia davvero una grande novità. Dice Repubblica: “Lo Stato produrrà marijuana a uso terapeutico. Verrà coltivata dall’esercito, nello stabilimento chimico militare di Firenze, (che produrrà) i farmaci derivati dalla cannabis contro il dolore finora importati dall’estero a costi elevati”. Viceversa, “Nel nostro paese l’utilizzo di questi medicinali è consentito dal 2007, ma per ottenerli bisogna affrontare una procedura complessa e lunga. Per questo sono pochissimi i pazienti che accedono a queste cure.” Su questo fronte così delicato non c’è alcun cambiamento. La notizia invece è che si è scelto l’Esercito per produrre le piante. Un segnale chiarissimo: zona militare, divieto di accesso, altolà, chivalà, pum.

La riflessione invece mi pare interessante: la California, dove pure esiste la Cannabis terapeutica, ha scelto di affidare la produzione a migliaia di piccoli coltivatori indipendenti, e la distribuzione a una rete capillare di negozi (rigidamente regolamentati) sparsi sul territorio. Chi fa la Chemioterapia può quindi farsi prescrivere la Cannabis dal suo medico, e poi comperarla non lontano da casa – senza alcuna ulteriore procedura. Mi pare evidente che questo approccio, certamente controverso per la semplicità col quale si aggira, non solo facilita la vita dei pazienti ma produce un immenso reddito diffuso e produrrà dei dati utilissimi per la scienza. L’approccio renziano invece si limita a intensificare l’aspetto poliziesco, affidando la produzione all’esercito – manco fossero esplosivi. E per i malati non cambia niente (che mi pare il trade mark dell’attuale governo, insieme a un bizzarro flavor di destra).

bio hemp

Vi ricordo che esiste sempre la mia proposta per una nuova regolamentazione della Cannabis in Italia. Potete leggerla e diffonderla, se vi piace (e persino farvela piacere su Facebook, per dire).

Barbara DeGenevieve

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Lo scorso 9 agosto è morta Barbara DeGenevieve, artista e insegnante. Ho conosciuto Barbara ad Amsterdam nel 2005, in occasione del convegno Netporn. Lei presentava il suo sito ssspread.com, io la mia ricerca sul porno amatoriale. Ci siamo capiti istantaneamente, come di rado accade, e abbiamo passato l’intera giornata successiva a chiacchierare fitto: di porno, di arte, di politica, di noi. Tornato a casa ho fatto un po’ di ricerche e ho scoperto con chi avevo avuto il piacere di trascorrere del tempo.

Tre anni dopo Barbara mi ha invitato a tenere un corso alla scuola di fotografia della SAIC, su argomenti relativi alla mia ricerca. In quei sei mesi ho scoperto un altro aspetto di Barbara DeGenevieve: la sua cura infinita per gli studenti – un altro tratto che avevamo in comune. Io però sono solo una persona disponibile. Lei invece era un punto di riferimento assoluto, e il commento più comune sulla sua pagina Facebook in questi giorni è: “Mi ha cambiato la vita”.

Barbara era un’artista sublime, capace di maneggiare argomenti spinosi con una potenza gigantesca. E sapeva fare una cosa davvero difficile: agire senza compromessi: “L’artista fa domande, non dà risposte”. Barbara era un’insegnante fantastica, del genere che tutti avremmo voluto avere: esigente e feroce ma rovente, essenziale e spesso nel giusto. Barbara era una persona davvero badass, una teppista della mente, la donna più signorilmente estrema che abbia mai incontrato. Ho molti debiti di riconoscenza nei suoi confronti, e un infinito affetto. Senza di lei il mondo è un pochino più brutto, più ovvio, più scadente – e certamente meno radicale.

(immagine: screenshot dal video Steven X and Barbara C)

L’ovvio dei popoli

Le polemiche estive sono davvero sempre uguali: la gente ha troppo tempo libero e troppi social network, e si finisce col dire sciocchezze – o peggio discuterne. Le mie preferite degli ultimi giorni riguardano ambedue i grillini, però con un risvolto inaspettato. Come forse sapete, non ho una grande opinione del M5*: ne detesto i proprietari, alcuni dei suoi esponenti mi fanno rabbrividire e le sue idee mi sembrano spesso inadatte, infelici, a volte insopportabili. Se però il cittadino Di Battista dice che i terroristi dovrebbero essere degli interlocutori, e che tra le cause dell’attuale violenza ci sono fatti antecedenti (lui cita il caso del carcere di Abu Grahib e le foto delle torture, ma la lista è lunghissima) non direi che è “amico dei terroristi” (un coro unanime, da Gasparri a Renzi) bensì che sta ripetendo un concetto antichissimo, evidente e quasi ovvio: se mi prendi a calci nei denti, io cercherò di fare altrettanto. Violenza chiama violenza. E’ vero in Iraq, è stato vero in Italia, e in infiniti altri posti nel mondo. C’è chi pensa che l’unica possibile arma contro l’estremismo sia la dignità del dialogo, il linguaggio simbolico e l’uguaglianza. Io sono tra quelli – anche se ripeterlo per la centomilionesima volta (avendolo io sentito dire a mia volta da giovane) mi annoia mortalmente.

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Due giorni fà Grillo attacca il Tg1, dicendo che è fazioso. Confesso che mi piacerebbe moltissimo dormire bene come il Beppe, che sono quasi cinquant’anni che ronfa e non vede niente. Mentre  negli anni di piombo lui addormentava la gente su Rai Uno con la sua comicità mediocre, noi eravamo per strada a strillare che il Tg1 era fazioso. E tale è rimasto per tutto il tempo in cui ha mangiato a spese della Rai, fino a oggi. Che lo denunci con forza adesso fa ridere e un po’ pena. Ma non tanto quanto quegli occhiali.

The real r’n’r animal

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Tra i molti musicisti che ci hanno lasciato di recente, ultimo Dick Wagner giusto ieri, qualche giorno fa è morto Johnny Winter. Il quale era davvero un grande personaggio, per molti versi la massima possibile evoluzione del musicista rock (considerando che Hendrix è andato). Come chitarrista era stratosferico, un caposcuola assoluto. Come produttore, nel suo genere, ha raggiunto un livello probabilmente non superabile: nel ’77 porta in studio Muddy Waters e produce tre album nei quali traghetta Waters (e il suo suono) nel presente, regalandogli tre Grammy. Come personaggio poi mi pare infinitamente più sinistro di qualsiasi Marylin Manson: albino, quasi cieco, magrissimo, tossico e geniale, stimatissimo e consideratissimo da tutti: c’è una famosa foto che lo ritrae mentre suona insieme a Hendrix, che lo accompagna… al basso. Ecco, non so quanti abbiano una foto così sul loro Facebook: non Eric Clapton, e non Pete Townsend, che invece ha questa.

Il lavoro di Winter con Muddy Waters è stato immensamente importante per entrambi, ma specie per il secondo. Non solo ha venduto moltissimo, ha ricominciato a fare concerti ed è diventato noto a una nuova generazione, ma ha potuto ri-registrare alcuni suoi capolavori senza snaturarli o modernizzarli – se non nella qualità tecnica. Winter infatti seppe ricreare (in stereo) il flavor sonoro delle registrazioni originali mono realizzati dalla Chess negli anni ’50 (Muddy Waters è stato tra i pionieri del suono distorto), ottenendo un risultato strabiliante: le nuove versioni diventarono istantaneamente quelle “di riferimento”, in qualche modo dei nuovi originali. Questo è un caso forse unico nella storia della musica registrata. Per sincerarvene basta cliccare qui sotto e ascoltare Mannish Boy nella versione che apre Hard Again, il primo dei tre prodotti da Winter.

Gli Antichi

Una delle cose stratosferiche che ho visto negli USA stavolta è certamente stata l’antica Foresta dei Pini Bristlecone.

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Un luogo davvero bizzarro, con questi alberi millenari (quello che vedete potrebbe avere tra i 2.500 e i 3.000 anni) ben distanti tra loro, impegnati in una crescita lentissima (vivono sopra i 3.000 metri) e travagliata. Sono tutti in parte secchi, mutilati dai fulmini, eppure vivi – anche grazie a un ambiente che non sostiene molto altro che loro. Come vedete, le proporzioni sono sconcertanti:

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(clicca per ingrandire)

I pini Bristlecone, ultraprotetti (tant’è che l’ubicazione esatta del più vecchio è segreta, per prevenire atti di vandalismo), fanno una fatica bestiale, ma nel farla producono forme incredibilmente belle, e colori da non credere.

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(clicca per ingrandire)

Semmai foste nella California del nord (o magari a Las Vegas, per qualche motivo che non saprei spiegarmi), questo è un posto che merita assolutamente un giro.