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Real stupid

Scopro stamattina, da Google Alert, che l’editore del mio libro Real Sex ha deciso di pubblicarlo anche in versione elettronica. Peccato che, essendo il mondo imperfetto e alcuni degli esseri che lo abitano perfino più malriusciti, il libro sia in vendita a 2.99 € in Pdf (formato eccezionalmente scomodo e goffo) e protetto da un sistema anticopia (malvagio, che inserisce i vostri dati personali nel file) detto social drm. Insomma un disastro – non tanto diverso da quello accaduto alla pubblicazione del libro: promozione inesistente, ufficio stampa completamente inefficace (proprio al 100%), dilettantismo (del tipo supponente) diffuso.

Pertanto vi ricordo che, dalla sua uscita, il mio libro è comodamente consultabile (e commentabile) gratuitamente online all’indirizzo sergiomessina.com/realsex, completo di link e recensioni (quelle che sono riuscito a far uscire io). Con l’occasione vi ricordo anche che i metodi di protezione del diritto d’autore non hanno mai funzionato (tant’è che persino la Apple ha smesso di usarli), che utilizzarli nel 2014 è sciocco e inutile, e che applicarli a un testo in pdf è la cosa più maldestra, moscia e politicamente incosciente che io possa immaginare.

E poi

Una decina di anni fa, nel corso di un programma radiofonico, il conduttore fece una domanda su di me a un vecchio giornalista musicale amico. Dopo i complimenti di rito disse una cosa che mi sembrò bella (e in qualche modo lusinghiera, benché lui avesse scritto di me l’ultima volta nel 1990): “Messina sembra essere sempre nel posto giusto al momento giusto” (che in qualche modo è vero, e sicuramente non è successo per caso). Ecco: speriamo che questa frase continui a dimostrarsi esatta anche in futuro. Vi saluto con l’ultimo squadretto, ci sentiamo tra qualche giorno.

Tien jaar van Fosforo

10

Personalmente detesto celebrare le ricorrenze, e se posso evito. L’ho fatto infinite volte nel corso degli ultimi anni, rifiutando inviti (perfino remunerati) a decennali, ventennali, e perfino quindicennali (c’è gente che ha davvero tempo da perdere). Ho anche bucato le mie di ricorrenze, come tutte quelle di RadioGladio (che quest’anno ne fa 25), e conto di ignorare le prossime – una tra tutte i 40 anni di lavoro continuativo, tra qualche mese. Nel 2006 mi sarebbe piaciuto festeggiare i 10 anni di Mini Minor, la mia storica rubrica su Rumore, ma al direttore non sembrò il caso, e non se ne fece niente.

Però invece mi fa piacere, perché siamo tra noi, celebrare i 10 anni di questo blog, il cui primo post (nel quale cacavo il cazzo ai Beastie Boys) è del 13 novembre 2004. Non è stata la mia prima esperienza di blogging (Heidi Grundmann sostiene che sono stato tra i primi blogger al mondo, avendo ideato e curato il workspace log del progetto Recycling the Future a Documenta X nel 1997), però Fosforo rimane uno dei luoghi digitali a cui sono più affezionato, e mi riempie di soddisfazione sapere che, tra una cosa e l’altra, sono dieci anni che siamo in contatto. Eh sì, perché un blog non è che il tramite tra una persona e altre (e ogni tanto anche tra di loro), un vettore biunivoco di vicinanze, comunanze e complicità (e ogni tanto anche di dissenso, come è bene che sia).

Un po’ come me, anche Fosforo è cambiato nel corso degli anni – e la sua mutazione continua, continuando la mia. La verità è che mi sto finalmente spostando dall’Italia in maniera più organica e stabile, per ragioni lavorative oltre che personali. E se Fosforo deve rimanere il posto dove parlo di quello che mi pare rilevante, mi pare probabile che ci sarà un cambiamento – quantomeno di prospettiva (per esempio magari la smetterò di lamentarmi dell’Italia). Che nessuno si muova però: Fosforo rimane dove sta, e così spero di voi, fosse anche solo per ritrovarci a celebrare i diciott’anni di questo angoletto dell’internèt.

Pop & culture

Ieri sera ho avuto modo di vedere (su Bbc4, in Olanda) le prime due puntate di una serie HBO che sulla carta mi pareva eccellente, e il risultato mi sembra ottimo. Si tratta di Foo Fighters Sonic Highways , la serie di documentari che appunto documentano il viaggio musicale dei Foo Fighters attraverso gli USA. In ogni città celebrano la musica locale e poi, in uno studio storico del luogo, scrivono e registrano un brano – spesso con ospiti. Parte reality, parte rockumentary, parte making of (la serie ovviamente produrrà un album), mi sembra un progetto assolutamente azzeccato per molte ragioni. Per i fan è una manna, otto ore di documentario. Per i Foo Fighters mi pare un modello di business geniale, in una epoca dove non si vendono più dischi. Per la musica, e la cultura pop, mi pare un’ottima occasione di celebrare la musica americana. Artisti italiani: invece di piangere che il vostro album non si vende, fatevi venire delle idee così – possibilmente però senza andare a intervistare Pupo. Una dritta? Andate a parlare con Enrico Ciacci – vero mito vivente della musica italiana.

Tagli & ritagli

Complice una fase di transizione lavorativa (e probabilmente anche geografica), continua la saga dei quadretti di carta. Casa mia è infestata da coriandoli di ogni tipo, qualcuno dei quali finisce nei quadretti – tutti 10 x 15 cm, spaziati di 6mm. Certo, c’è una forma di ossessione – che però in realtà è sempre la solita. Quindi le ipotesi sono due: o tutto il mio lavoro dalle origini a adesso ha radici psichiatriche (non solo molto probabile, ma quasi certo), oppure siamo alle solite. Alla fine degli anni ’80 la mia amica e collega Rosa Masciopinto definì il mio lavoro (radiofonico) “tagli, ritagli e frattaglie”. Sembra che nulla sia cambiato. Eccovene un altro campione.